Home Festival di Venezia Stato di Grazia: il docufilm di Luca Telese sull’odissea giudiziaria di Ambrogio Crespi presentato a Venezia 80

Stato di Grazia: il docufilm di Luca Telese sull’odissea giudiziaria di Ambrogio Crespi presentato a Venezia 80

Tutto quello che c’è da sapere su “Stato di Grazia”, il docufilm di Luca Telese presentato a Venezia 80 che racconta l’odissea giudiziaria di Ambrogio Crespi e della sua famiglia.

pubblicato 6 Settembre 2023 aggiornato 10 Settembre 2023 09:03

Stato di Grazia, il 6 settembre presentazione a Venezia 80 (Fondazione La Biennale di Venezia) del docufilm prodotto da Proger Smart Communication (PSC) e Alfio Bardolla Training Group (ABTG) con la regia di Luca Telese. “Stato di Grazia” racconta la straordinaria storia di Ambrogio Crespi e della sua famiglia: da regista antimafia a uomo condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il buio dei lunghi mesi di carcere interrotto da un atto storico e unico nel suo genere, la Grazia concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un cammino che ha saputo trasformare una tragedia in un piccolo miracolo, un capolavoro fatto di forza, amore, di famiglia e amici, di vita, di resilienza, ma anche di paura, di senso di impotenza.

Stato di Grazia – Il docufilm

Cosa deve fare un uomo per dimostrare la propria innocenza? Il caso di Ambrogio Crespi è molto di più di un caso giudiziario; è la risposta inquietante a questa domanda. Un viaggio dove il paradosso si tramuta in realtà, dove l’incubo diventa la concretezza delle sbarre, dove la paura diventa l’aria stantia di una cella. Tra processi, carcere e la Grazia concessa da Presidente della Repubblica, si delinea una storia tanto incredibile da sembrare frutto dell’immaginazione di uno scrittore. Questa è la storia di un viaggio. Un viaggio attraverso il limbo della giustizia italiana.

I produttori hanno affidato a Luca Telese la regia del film, con la certezza di ottenere un racconto rigoroso, che si dipana attraverso le parole e gli sguardi di Ambrogio Crespi, della sua famiglia e dei suoi amici, ma anche di figure simbolo della lotta alle mafie, come Sergio De Caprio, il “Capitano Ultimo” che arrestò Totò Riina, e Benedetto Zoccola, testimone di giustizia.

Accanto a loro anche figure istituzionali quali Edi Rama, Primo Ministro dell’Albania, Sergio D’Elia, Segretario di “Nessuno Tocchi Caino”, Francesco Storace e Sandro Gozi; giornalisti come Gian Marco Chiocci, direttore del TG1, e Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano; giudici, avvocati e i direttori delle carceri di San Vittore e Opera.

Il docufilm vede anche la partecipazione straordinaria dell’attore Lorenzo Flaherty (Il ragioniere della mafia, Distretto di Polizia) nel ruolo del Pubblico Ministero.

Stato di Grazia – Trailer e video

https://www.youtube.com/watch?v=-VESVWl5siI

La vicenda giudiziaria di Ambrogio Crespi

La vicenda giudiziaria di Ambrogio Crespi inizia nell’ottobre 2012, quando il regista subisce una perquisizione nel cuore della notte del suo appartamento dove vive con la moglie Helen e i figli. L’accusa nei confronti di Crespi è ‘concorso esterno in associazione mafiosa per voto di scambio.

Il coinvolgimento di Crespi è un effetto collaterale di alcune intercettazioni di terze persone, l’accusa è di aver procurato voti a Domenico Zambetti, assessore della giunta Formigoni, per le regionali del 2010, servendosi di conoscenze in ambienti della ‘ndrangheta.

Duecento giorni di carcerazione preventiva, di cui 65 in isolamento. Dopo anni di processi, la condanna definitiva in Cassazione. Dopo un totale di trecentosei giorni di reclusione arriva la scarcerazione del Tribunale di sorveglianza di Milano con la seguente motivazione:

Sussistono i presupposti per disporre il differimento della pena in quanto La difficoltà di conciliare il condannato per concorso esterno in associazione mafiosa di ieri (e questo a prescindere dalle tesi difensive che hanno sostenuto e ancora oggi sostengono l’innocenza del soggetto) con l’uomo di oggi, divenuto simbolo positivo anche della lotta alla mafia, ed il conseguente disorientamento che anche pubblicamente ha generato la sua incarcerazione, appaiono indicativi sulla sussistenza del fumus di non manifesta infondatezza della domanda di grazia, quale mezzo di riparazione in senso equitativo e di rimedio alle possibili incoerenze del sistema rispetto al senso di giustizia sostanziale.

Nel settembre 2021 arriva la grazia parziale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la fine di un’odissea a cui Ambrogio Crespi ancora non riesce a dare una risposta.

“Mi sono sempre chiesto perché mi sia successo tutto questo. Non ho ancora trovato risposta” ha dichiarato Crespi in un’intervista a “Il Riformista”.

Nonostante ciò Crespi ha sempre dichiarato di credere ancora nella giustizia [via Adnkronos]:

Nonostante la mia vicenda personale, io ancora oggi credo alla giustizia. Anche quando sono stato condannato in via definitiva, la fiducia non l’ho mai persa. Io non ho avuto l’assoluzione ma ho avuto il presidente della Repubblica che mi ha dato la grazia, anche se parziale, dandomi la possibilità di vivere una vita migliore rispetto a quello che mi hanno fatto. Io ho creduto fino in fondo e ho ricevuto anche io. Mi aspettavo un percorso diverso, è vero, ma la fiducia non va mai persa. se andiamo contro la giustizia facciamo un favore alla criminalità. Si deve andare contro gli uomini sbagliati, ma non contro la giustizia. C’è gente sbagliata e gente giusta, ma bisogna sempre rispettare l’Arma, la magistratura e tutto quello che rappresenta la legalità. Se non la difendiamo facciamo un favore alla criminalità e alla mafia.

Dichiarazioni dei produttori

“Il progetto PSC si inserisce in piena coerenza con l’attività di Proger, in quanto una società di comunicazione e una di ingegneria condividono un asset fondamentale: la creatività” – commenta Marco Lombardi, AD di Proger e di PSC. “Abbiamo costituito Proger Smart Communication con l’obiettivo di riunire le migliori professionalità del settore, tra cui proprio Ambrogio Crespi. Siamo partiti nel 2021 e in meno di 3 anni abbiamo già ottenuto notevoli risultati, riuscendo a portare a Venezia due nostre produzioni: prima “Le 7 Giornate di Bergamo”, docufilm dedicato all’ospedale degli Alpini realizzato per l’emergenza Covid, e ora “Stato di Grazia”, un’opera che emoziona e fa riflettere”.

Alfio Bardolla, fondatore di Alfio Bardolla Training Group (ABTG), società di formazione finanziaria personale, aggiunge: “Questo non è un film di denuncia, ma è un’opera per capire bene cos’è la libertà e racconta la storia di un uomo che ha trasformato una tragedia in un capolavoro: un romanzo di formazione. Questo è uno dei motivi per cui siamo stati da subito entusiasti di partecipare alla produzione del film, dato il nostro impegno a sostenere la libertà individuale e al dare voce alle storie di rinascita”.

Dichiarazioni di Luca Telese

Luca Telese (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Luca Telese ha parlato con ilfattoquotidiano.it del suo esordio alla regia e delle motivazioni che lo hanno spinto ad accettare questo impegnativo ruolo di narratore della vicenda divisiva di Giacomo Crespi:

Questo cortocircuito è stato la molla: c’era qualcosa che non andava nella storia di Ambrogio. Ci siamo incontrati per lavoro e quando sono venuto a conoscenza della sua vicenda ho voluto approfondire. Non riuscivo a credere che fosse coinvolto in una compravendita di voti per la mafia calabrese a Milano. È una persona normale finita in un caso incredibile: una grazia parziale concessa a un condannato per concorso esterno in associazione mafiosa da un presidente della Repubblica vittima della mafia. Una cosa mai accaduta. Ho deciso di raccontarla e ho voluto che la narrazione rimanesse fuori dalla guerra civile in atto tra politica e magistratura. Non ci sono magistrati buoni o cattivi in Stato di grazia. Sono magistrati quelli che lo liberano e sono magistrati quelli che lo condannano…È un regalo che Ambrogio mi ha fatto. Io ho girato Stato di grazia, ma senza di lui non avrei mai potuto dirigere il mio primo film. Il cinema è una lingua totalmente diversa. Cambia radicalmente la dimensione del racconto. Ti permette di tenere in cento minuti una vicenda così complicata. E grazie al film ora la sua storia è uscita nel mondo, non è più solo sua. Poi resta il fatto che Crespi è un regista. Anche se sta nella condizione di cattività più feroce, comunque non smette mai di essere un regista. Ce l’ha nel sangue. È una dimensione sacrale. Quando è venuto alle riprese ha dato delle indicazioni di regia. Quando l’ho consultato, ha dato dei consigli. Sia per analogia che per contrario, la sua influenza artistica c’è stata.

Se volete leggere l’intervista integrale la trovate pubblicata su Il Fatto Quotidiano.

Ambrogio Crespi – Note biografiche

Ambrogio Crespi alla Festa del Cinema di Roma 2016  (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Crespi è nasce a Milano il 19 gennaio 1970. Ha iniziato la sua carriera collaborando alle produzioni televisive e teatrali con Gianfranco Funari. È stato vicepresidente della società di produzione Alto Verbano, della famiglia Pozzetto, dove ha sviluppato progetti cinematografici, televisivi e teatrali. È stato anche direttore della Timing film project che ha prodotto Geo&Geo per la Rai.

Ha lavorato alla produzione di numerosi spot pubblicitari per le principali aziende italiane e internazionali (Tic Tac con Michelle Hunziker, Peroni, Swatch, Pasta Agnese, Lancia, ecc. ecc.).

Negli ultimi anni ha sviluppato un’intera attività nel web dove opera come blogger, realizzando più di 100 docuweb e speciali su www.misterblog.it. Tra le sue produzioni si contano “Schegge di memoria” prodotto da Zètema e un docuweb su Edi Rama, primo ministro dell’Albania.

Per quel che riguarda la produzione documentaristica, nel 2013 realizza “Enzo Tortora, una ferita italiana”, docufilm che ha portato in tour in giro per l’Italia e l’Europa, e con il quale nel 2014 ha vinto il SIFF – Salento International Film Festival – nella sezione dedicata ai documentati.

Sempre nel 2014, stavolta in occasione del Taormina Film Fest, ha presentato il suo docufilm: “Capitano Ultimo, le ali del falco” in cui racconta la realtà dell’associazione creata dal Capitano Sergio De Caprio e che vede la partecipazione di Raoul Bova.

Nel 2015 con la produzione di Music Life e Sviluppo Campania è autore e regista insieme a Sergio Rubino del docufilm “Malaterra” di Gigi D’Alessio, presentato anch’esso al Taormina Film Fest e proiettato in tutta Europa dal cantante napoletano in occasione del “Malaterra World Tour”.

Esperto di comunicazione, marketing digitale, regista e autore di spot e documentari.

Stato di Grazia – La presentazione a Venezia 80

Il Venice Production Bridge nell’ambito dell’80esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia è stato il palcoscenico per la presentazione di un film che ha toccato il cuore degli spettatori. “Stato di Grazia,” diretto da Luca Telese, ha debuttato a Venezia 80 riscuotendo l’ammirazione sia del pubblico che della critica.

Il film presenta una narrazione toccante di una storia di giustizia e umanità, e secondo le parole del regista, “non si tratta della solita polemica tra procure, garantisti e giustizialisti. Qui, abbiamo una storia che pone importanti domande, una sorta di quarto grado di giudizio – e per fortuna esiste – una domanda fondamentale: il sistema si può emendare?”

Il film racconta la storia di Ambrogio, un uomo coinvolto in un intricato processo legale che mette in discussione il sistema giudiziario italiano. Marco Lombardi, AD di Proger s.p.a e Proger Smart Communication, ha affermato: “Nonostante io operi in un settore completamente diverso, quello dell’ingegneria, ho sentito il bisogno di dire sì a questo film, di supportarne la realizzazione, di dare fiducia ad Ambrogio anche quando tutti mi dicevano di no. Mi dicevano che stavo facendo una follia, che ero troppo esposto”.

Il regista Luca Telese ha condiviso le sue riflessioni sulla produzione, mettendo in luce le sfide affrontate durante la realizzazione del film. Ha sottolineato come il processo creativo abbia forgiato un legame profondo tra il cast e la troupe, definendoli come “una sorta di famiglia allargata della democrazia”. Telese ha anche sottolineato l’importanza della giustizia sostanziale rispetto a quella formale, suggerendo che la vicenda di Ambrogio dimostra che il sistema può cambiare, offrendo speranza per un miglioramento della giustizia in Italia.

Una delle dichiarazioni più potenti è venuta da Giovanna Di Rosa, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha elogiato il film per la sua capacità di “rappresentare la giustizia come uno strumento per la pace sociale”. Ha sottolineato il significato profondo della parola “grazia” nel titolo, ribadendo il ruolo centrale della giustizia nel valutare il valore umano e nel concedere a ciascuno ciò che gli spetta.

Edi Rama, Primo Ministro dell’Albania, ha elogiato il film come “un’opera che incarna l’Italia della giustizia e che solleva importanti interrogativi sul ruolo dello Stato nella vita dei cittadini”. Ha evidenziato l’impatto emozionale potente del film, sottolineando che “tutti hanno lottato, ma alla fine è la giustizia stessa che ha fatto il miracolo”.

Anche Gianmarco Mazzi, sottosegretario di Stato per la Cultura, ha condiviso la sua reazione emotiva al film, definendolo uno “shock emozionale”. Ha sottolineato la complessità delle emozioni suscitate dal film, riflettendo la potente narrazione e le straordinarie interpretazioni del cast. “Ho provato commozione, ma ci sono stati anche dei momenti in cui ho provato rabbia e furia. Poi, quando è intervenuta la dottoressa di Rosa, devo dire che c’è stata una catarsi bella e positiva.”

“Stato di Grazia” è stato definito come un film “quasi americano” da Alfio Bardolla, CEO di Alfio Bardolla Training Group (ABTG), produttore del film insieme a Proger s.p.a e Proger Smart Communication. La sua narrazione toccante e le riflessioni sulla giustizia e l’umanità lo rendono un’opera cinematografica che merita sicuramente di essere vista e discussa. Con un cast eccezionale e una regia ispirata, il film lascia una profonda impressione sulla natura della giustizia e della speranza. Non resta che vedere come questo film continuerà a influenzare il dibattito sulla giustizia in Italia e non solo.

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