La canzone I will not bow dei Breaking Benjamin fa parte della colonna sonora del film Il mondo dei replicanti (Surrogates) ed oggi vi mostriamo il video. Nella clip anche immagini tratte dal film, qui potete vedere il trailer italiano.
La pellicola, diretta da Jonathan Mostow, è una sorta di thriller fantascientifico ambientata nel futuro dove ognuno di noi vive con l’aiuto di un Surrogato. Tutto funziona alla perfezione finché appare un killer. Bruce Willis indaga. Nel cast anche Radha Mitchell, Rosamund Pike, Boris Kodjoe, James Francis Ginty, Michael Cudlitz, James Cromwell e Ving Rhames.
gioo22
28 set 2009 - 15:44 - #1carla ma nn era il caso di metterla in soundsblog??
cmq solita copia e incolla di altri gruppi banali
@go
28 set 2009 - 17:24 - #2La canzone non mi sembra niente di eccezionale, è interessante però per vedere scene del film.
Tanappa Shinigami
30 set 2009 - 18:59 - #3“cmq solita copia e incolla di altri gruppi banali”
Come il tuo commento…si vede che non conosci i Breaking…sono veramente bravi!
mauro-lanari
19 feb 2010 - 04:47 - #4Il capolavoro che non t’aspetti. Fantascienza zero, solo estrapolazione sociologica della tendenza in atto fin dai tempi di David Riesman (”The Lonely Crowd”, “La folla solitaria”, 1950). Zero citazioni filmiche: i cloni non c’entrano una cippa, quindi niente Moon, The Island, L’invasione degli ultracorpi, Io, robot, Blade Runner, The Prestige; non c’entra una cippa manco la filosofia dei BIV (”Brains In Vats” o “Brain In A Vat”, dal velo di maya a Cartesio e Putnam), quindi niente Matrix, Vanilla Sky, Abre Los Ojos, eXistenZ, Nirvana, Ghost In The Shell; c’entra invece quanto stiamo delegando alla realtà virtuale, e su questo esiste solo un accenno cinematografico malsviluppato in “Strange Days”. Clamoroso che chi cita msn, chat, secondlife, Facebook e qualsiasi altro social network, psicoticamente non osi citare proprio cineblog e ogni ulteriore forma d’attività mediata da nick e avatar su internet. Ma il nucleo fenomenale del film di Mostow sta nel countdown conclusivo, durante cui ciascuno è costretto a chiedersi quale sarebbe la scelta giusta da prendere. E’ così malvagia l’idea del surrogato che rimpiazza la nostra cadaverica realtà di “sacchi di carne” con l’ottimizzazione delle esperienze psichiche fittizie, simulate, “transizionali”, alterate e drogate finzionalmente? La vita vera affrontata priva di filtri, l’esistenza vissuta senza una “coscienza felice alienata” e col massimo grado d’autoconsapevolezza vigile sono mai riuscite a risolvere alcunché o si sono dimostrate unicamente una maledizione che esacerba il male cosmico? Da buoni postmoderni, a ognuno la propria risposta secondo la sua indole, essenza caratteriale, dèmone. E non nel senso neoplatonico d’Hillman, bensì in quello cromosomico della psicosociobiologia.