
Ricordate la querelle (vera o meno) tra Kathryn Bigelow e la Mostra del Cinema di Venezia? È giunta ieri una dichiarazione del Presidente della Biennale Paolo Baratta su The Hurt Locker, film diretto dalla Bigelow vincitore di 6 Oscar all’ultima edizione degli Academy Awards. Ecco le sue parole:
Sono lieto che The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, oggi vincitore di 6 Oscar, sia stato selezionato in anteprima mondiale per il Concorso 2008 della Mostra di Venezia, diversamente dagli altri due film della stessa regista in precedenza presentati sempre alla Mostra ma fuori concorso, Strange Days (1995) e K-19: The Widowmaker (2002).
Naturalmente sono rammaricato che The Hurt Locker non sia stato premiato a Venezia, ma dobbiamo tener fede al principio dell’autonomia di giudizio delle giurie internazionali, che rappresentano un elemento caratterizzante tutti i grandi Festival cinematografici.
Da sottolineare: “dobbiamo tener fede al principio dell’autonomia di giudizio delle giurie internazionali”. E meno male, visto che l’edizione 65 del festival la vinse un certo The Wrestler, mica un Plastic City qualunque. La Mostra fa bene a ricordare che The Hurt Locker era in concorso due anni fa, assolutamente, ma non ci stuferemo mai di ricordare che altri film meritevoli non furono premiati e non hanno manco avuto la fortuna di essere troppo considerati agli Oscar (Demme vi dice nulla?).
Anche questa è la legge (dei premi) dei festival, bellezza: c’è chi vince e c’è chi perde. Ora Kathryn Bigelow, forse la miglior regista donna sulla faccia della Terra, ha avuto la sua “rivincita” (?). Gli americani vorranno ancora far parte della selezione del Lido dopo questo “scandalo”? Lo vedremo, soprattutto dopo l’annuncio del cartellone cannense. Qui però resta un dubbio, e personalmente lo ripeto copiaincollando una frase del nostro Dr. Apocalypse: che qualcuno ci spieghi cosa deve ancora fare Tarantino per trionfare meritatamente agli Oscar…
buro83
09 mar 2010 - 09:29 - #1Beh che gli americani vengano ancora ai festival credo che non ci sia dubbio, poi nel 2008 vinse the wrestler che era un fim comunque americano, quindi..
Ale 90
09 mar 2010 - 10:15 - #2The Wrestler non era male, ma The Hurt Locker al confronto è decisamente migliore!Entrambi bei film comunque, da vedere almeno una volta, anche se ormai mi sono innamorato del lavoro che ha portato la Bigelow al trionfo agli Oscar!
filippo mason
09 mar 2010 - 10:31 - #3the wrestler io l ho trovato eccezionale…per il resto il passato è passato. bisogna andare avanti
kitaniano
09 mar 2010 - 12:16 - #4The Wrestler è un gran film e la sua vittoria ci stava.
elisac
09 mar 2010 - 12:31 - #5Congratulazioni alla Bigelow che avrebbe meritato l’Oscar anche prima, ma dopo aver visto The Hurt Locker (…….) un’altra volta posso dire con estrema sincerità e serenità che The Wrestler è di molto superiore, quindi non so perché ci si debba rammaricare per non aver anticipato l’Oscar. Poi la situazione storico-politica in Iraq è cambiata e anche questo secondo me ha dato una ulteriore spinta ad un film, che ripeto per me è solo un buon film e non un vincitore di premio Oscar.
lukin
09 mar 2010 - 13:55 - #6Tarantino con Pulp Fiction ha segnato un epoca, e cambiato il modo di fare cinema, voi di cineblog dovreste saperlo bene. Quindi il suo per avere l’oscar l’avrebbe anche già fatto.
lukin
09 mar 2010 - 14:00 - #7Visto che si parla di Venezia ri-posto quello che aveva scritto un’autorevole firma come Tullio Kezich
Arriva sugli schermi il film che avrebbe dovuto vincere il Leone d’oro a Venezia.
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera.
“Avendo rinunciato da tempo a lavare la testa all’asino, ossia a polemizzare con le giurie, mi guardo bene dal sostenere che il verdetto doveva essere a favore di The Hurt Locker, lascio che parlino i fatti. l dieci critici che votavano su Ciak, il quotidiano della Mostra, hanno dato la preferenza al titolo di Kathryn Bigelow; e anche il pubblico, nella stessa sede, l’ha piazzato buon secondo dopo un delizioso cartoon di Miyazaki. Va detto inoltre che la brava regista, unica donna in concorso, ha collezionato non meno di 5 premi collaterali, mentre dal consesso ufficiale non è arrivato nessun riconoscimento. Se per Wim Wenders e compagni il film non è esistito, a me ha lasciato un’impressione profonda perché è forse la prima volta che ìl cinema di guerra affronta una realtà psico logica difficile da capire e ancor più da descrivere. Non si limita a constatare che ogni conflitto armato, nel nostro caso quella sanguinosa litania mortuaria che si trascina senza fine in Iraq, è il male in assoluto, ma ci fa toccare con mano come a questo inferno uno si può assuefare fino a non riuscire più a starne senza. È ciò che capita all’eroe impersonato da Jeremy Renner, uno specialista nel disinnescare le bombe più pericolose spesso presentato in una tuta corazzata tale da renderlo somigliante a un samurai o a un pilota spaziale. Insomma un alieno, un dannato morbosamente attaccato alla sua condanna. La guerra come vita: non è un messaggio vivido e doloroso sul quale vale la pena di meditare?”
Da Corriere della Sera Magazine, 9 Ottobre 2008
theprov
09 mar 2010 - 15:08 - #8Per una volta che noi avevamo capito che il film non era niente di che, ci pensano gli americani a ricorprirlo di premi….bah…
elisac
09 mar 2010 - 16:07 - #9Tutti bravi a salire sul carro del vincitore (???).
l4d
09 mar 2010 - 17:29 - #10nulla da togliere ai vincitori… ma per quanto mi riguarda Venezia e i festival europei valgono più dei premi americani che, secondo me, stanno diventando troppo simili ad operazioni di marketing che a veri e propei riconoscimenti !!!
sara010
09 mar 2010 - 22:49 - #11Mi unisco al giudizio di Gabriele e Dr. Apocalypse. Confesso di non aver visto The Hurt Locker, per cui non entro nel merito del giudizio: tanto di cappello alla Bigelow ma anch’io avrei voluto Tarantino ricoperto di Oscar…
loucat
10 mar 2010 - 12:16 - #12Hurt Locker è un bellissimo film e sono contenta che la Bigelow abbia vinto l’oscar (ci stiamo dimenticando che rischiava di vincerlo quella schifezza di Avatar?), ma se devo confrontarlo con The Wrestler, ho preferito di gran lunga il secondo. I film e i premi dei festival europei sono in genere molto diversi dagli Oscar, è difficile paragonarli.
Per quanto riguarda Tarantino, “bastardi senza gloria” è forse il film che mi ha gasato maggiormente quest’ anno, ma l’oscar doveva vincerlo con Pulp Fiction…
mauro-lanari
05 mag 2010 - 08:19 - #13La Bigelow riprende il tema a lei più caro dai tempi di “Point Break” (1991): la droga del vivere al massimo, uno o diecimila giorni che siano, piuttosto che trascinarsi nell’anonimato del sopravvivere spersi fra i cereali d’un supermarket con moglie e pargoletto estranei, stranieri, ostili e letali peggio di qualsiasi nemico sul campo di battaglia. La quieta esistenza civile non è meno belligerante d’uno scontro a fuoco, è solo più camuffata, falsa e ridicola. Se dunque “war addiction” ha da essere, conviene sapersi scegliere la guerra migliore. Insomma la didascalia dell’incipit, qualora interpretata in modo per l’appunto convenzionale, può travisare l’intera comprensione di “The Hurt Locker” riducendolo a ciò che non è: un’opera antimilitarista. Il personaggio recitato da Jeremy Renner è al di là del militarismo o meno, e come artificiere in perenne caccia di guai la sua presunta follia ha un metodo e soprattutto un senso. La sua prova d’attore annulla chiunque altro (Guy Pearce, David Morse e Ralph Fiennes): un “one man show” nella vita così come davvero dinanzi a ogni esplosivo da disinnescare, il quale non consente alcun effettivo gioco di squadra. In “Point Break” il rigetto della lenta agonia da ménage familiare veniva espresso in modo troppo ricercato, alla moda, con protagonisti di grido e sceneggiatura da cartoline esotiche, qui invece il messaggio viene contestualizzato in un ambiente e tramite un ritmo pressoché documentaristici, apparentemente banali e insignificanti nel loro svolgersi con un taglio minimalista, ordinario, mai sopra le righe per quanto teso, intenso e adrenalinico. Tuttavia la Bigelow incasina completamente il finale: Renner perde la capacità di stabilire relazioni umane pure coi bimbi “adottati” in Iraq e coi suoi commilitoni, giunti a disprezzarlo o a volerlo morto. Il rilancio per una missione d’un anno intero è dunque solo motivato da puro nichilismo. Al che, allora, si dissolve ogni differenza col nulla borghese che aveva già a disposizione restando a casa.