Toy Story 3: le recensioni della critica

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Noi di Cineblog ci siamo innamorati letteralmente di Toy Story 3 (avete letto i nostri voti e la recensione?) ma ci sembra giusto farvi sapere anche cosa pensano i critici della carta stampata. Ecco:

Paolo Mereghetti - Il Corriere della Sera: (...) un fuoco d'artificio di trovate e di colpi di scena che passano dalla commedia al dramma fino al melodramma, capaci di bruciare in pochi sequenze materiali per almeno un'altra dozzina di film. (...) C’è la capacità di passare da un cinema d’invenzione a uno di emozione a un'altro ancora di riflessione senza perdere mai di vista il piacere dell’avventura e della sorpresa (...) se non è un capolavoro poco ci manca.

Roberto Nepoti - La Repubblica: Lo "stile Lasseter" non tradisce: molte peripezie, buffi personaggi di contorno (vedi la coppia new entry Barbie-Ken), gustosi riferimenti al cinema del passato. Tutta la seconda parte è giocata sulle convenzioni del film carcerario: vittime di un vecchio orso di pelouche dal comportamento mafioso, i nostri devono fuggire dall' asilo infantile di massima sicurezza in cui sono stati rinchiusi.

Owen Gleiberman - Entertainment Weekly: Mi ha commosso e incantato profondamente, non credevo che una commedia d'animazione in digitale su giocattoli di plastica potesse avere questo effetto. Voto: A

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Lietta Tornabuoni - La Stampa: (...) Il 3D non ha alcuna rilevanza, aggiunge davvero nulla salvo il fastidio degli occhialini, ma il film è incantevole, divertente, il migliore dei tre (...) La tecnica assolutamente perfetta alimenta la sceneggiatura impeccabile: arrivata alla fine, la saga dei giocattoli mostra tutte le proprie qualità, al massimo livello.

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Fabio Ferzetti - Il Messaggero: (...) il terzo episodio è al livello del primo se non superiore. (...) Mai visto una squadra di creativi estrarre tante idee, divertimento e emozioni (...).

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Mariarosa Mancuso - Il Foglio: Dopo 'Wall-E' e 'Up', l'animazione Pixar non conosce limiti, né di tecnica (sublime) né di temi (universali). (...) Dove lo trovate un altro film di un'ora e mezza furiosamente riscritto per un paio d'anni, fino all'assoluta perfezione? (...) Applausi fino a spellarsi le mani.

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Paola Casella - Europa: La Disney-Pixar supera se stessa sfornando un terzo Toy Story che è meglio dei primi due messi insieme, come se la familiarità con i personaggi da parte degli sceneggiatori e degli animatori invece di ingenerare noia avesse stimolato la loro creatività. Tornano Woody il cowboy e Buzz Lightyear l’astronauta, la cavallerizza Jesse e Mr e Mrs Potato Head, ma ci sono anche alcune meravigliose new entry, prime fra tutte Ken e Barbie (doppiati da Fabio De Luigi e Claudia Gerini) che, bando alle reazioni sdegnate delle femministe americane, mostrano un’autoironia e uno spessore drammatico notevoli per due icone della superficialità narcisista. Ma ciò che rende speciale la saga di Toy Story è la potenza educativa non saccente dei narratori che affrontano il trauma della crescita da bambino a ragazzo a uomo con una profondità rara anche nei film dei grandi autori. E il cuore che il team Disney-Pixar continua a mettere in questa storia arriva a tutti, grandi e piccoli, provocando i lucciconi anche ai critici più incalliti.

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Alberto Crespi - L'Unità: è un film toccante e a tratti cupo.

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Dezhda Gaubert - E! Online: Diciamolo, non c'è un solo occhio asciutto in sala durante gli ultimi dieci minuti di film. Voto: A

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Boris Sollazzo - Liberazione: Ormai la Pixar è diventata uno stereotipo. Il livello di eccellenza dei film di questa factory ci costringe a una dolce monotonia, a tessere elogi di ogni loro lavoro. E Toy story 3 non fa eccezione, come d'altronde i precedenti dieci lungometraggi (si pensi solo al fatto che il peggiore forse è Cars , lungometraggio d'animazione comunque di buon livello). Lasseter e soci rimettono insieme lo stesso team dei due capitoli precedenti, con Lee Unkrich alla regia (che per la storia si è ispirato a un drammatico errore compiuto da lui stesso in un trasloco), e ci regalano un capolavoro. Difficile non definire altrimenti questo film che, nel solco del post Wall-E , mostra un'ulteriore maturazione della casa delle idee californiana, regalandoci emozioni e momenti di cinema unici. (...) Ecco il merito di Toy Story 3 , al di là delle splendide citazioni -da quelle horror al Totoro di Miyazaki, idolo e ispiratore di John Lasseter inquadrato per pochi minuti- o del rigore nella regia e nella sceneggiatura, è entrare a gamba tesa nei nostri sentimenti, nelle paure profonde e inevitabili della vita. L'eroico Woody ci commuove nel meraviglioso finale, con la stessa potenza con cui Barbie e Ken destrutturano se stessi, mostrando lati ironicamente queer. E non a caso i "politici" veri alla fine son proprio i due patinati bamboli, icone del consumismo infantile. Ogni momento del film è una sorpresa, una sfida, come quella in cui la scena più intensa viene interrotta da un delirante coro: "Artiglioooo!". Cercherete un film d'animazione, troverete la vita.

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Alessio Guzzano - City: Il cowboy Woody, la cowgirl, il ranger spaziale Buzz, il maialino, il dinosauro e gli indivisibili (ma smontabili) Mr. e Mrs. Potato hanno il problema di tutti i cari compagni di gioco perduti, o ceduti per sbaglio. Hanno il problema di Lassie: devono tornare a casa. E anche la sua ferrea determinazione fedele nel fuggire da un asilo falsamente accogliente e nell’evitare il rischio mortale della discarica per essere ancora – almeno per un attimo – le marionette della fantasia del loro padroncino ormai cresciuto, in partenza per il college. Barbie trova Ken: elegante, vanesio e un po’ bsx/maso (metrosexual direbbero gli stilisti). Chi li ha avuti tra le mani ne riconoscerà divertito ogni legnoso (non) movimento. Buzz va in strepitosa modalità spagnola, Mr. Potato si reincarna (ops) in una tortilla, un cicciobello sa essere inquietante e un memorabile guardiano vigila sull’asilo lager ( urla il telefono con voce di Gerry Scotti). La Disney/Pixar ci delizia con uno straordinario corto (Linea-re), cinecitazioni d’oriente, soggettive balocche e tenere gag: sorrisi e commozione. I più giovani se le godano meditando, abbracciati al loro pupazzo (oggi) preferito. Per gli adulti non c’è scampo. Dopo “Up”, un altro delizioso colpo basso. (Ci) si piange.

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