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The Ward – Il Reparto: le recensioni della carta stampata

Avete visto The Ward – Il Reparto? Il nuovo film diretto da John Carpenter è uscito nelle sale il 1 di aprile ed ha diviso la critica americana. Oggi vediamo come è stato accolto dai critici cinematografici del nostro paese. Prima però vi rimando al trailer italiano del film e alla nostra recensione. Nei commenti

di carla
pubblicato 5 Aprile 2011 aggiornato 1 Agosto 2020 13:20


Avete visto The Ward – Il Reparto? Il nuovo film diretto da John Carpenter è uscito nelle sale il 1 di aprile ed ha diviso la critica americana. Oggi vediamo come è stato accolto dai critici cinematografici del nostro paese. Prima però vi rimando al trailer italiano del film e alla nostra recensione. Nei commenti diteci i vostri giudizi! (Il Disegno qui sopra è opera del nostro collaboratore Andrea Lupo).

Fabio Ferzetti – Il Messaggero: Una storia ambientata quasi tutta dentro un manicomio, luogo assai frequentato dal cinema Usa di questi anni. Un grande regista horror che torna ai fasti di un tempo. Una vera lezione di cinema, rétro per ambientazione (siamo nel 1966) oltre che per taglio narrativo e visivo. È “The Ward” di John Carpenter, tutto girato nell’Ospedale Psichiatrico Eastern Washington (…) Come in un’ideale risposta low budget a “Shutter Island” di Scorsese, Carpenter moltiplica vere e false piste. Senza mai barare però, per farci toccare con mano quanto può essere ancora suggestivo “un horror di vecchia scuola fatto da un regista della vecchia guardia”. Dunque più attento alla regia e all’affiatamento di un cast quasi tutto femminile che ai trucchi oggi dominanti. L’anti-“Sucker Punch”, insomma. Con molte “mirabilia” tossiche in meno. E moltissima classe in più.

Massimo Bertarelli – il Giornale: Erano cinque anni che il mitico John Carpenter non girava un film. Visto questo modestissimo “The Ward – Il reparto” era meglio se ne aspettava altri cinque. (…)

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Alessio Guzzano – City: Negli anni 60, una giovane piromane è ricoverata in un ospedale psichiatrico dell’Oregon: stile Overlook Hotel (“Shining”), ma anche vecchio manicomio del Massachusetts (“Session 9”, recuperatelo!). Insomma, un classico del thriller/horror. Come le tubature in affanno, i corridoi ghiotti come gole nerastre, i nomi scritti sulla lavagna sinistra, le grate che aspirano buio, la quiete angosciata dopo la tempesta di pioggia, gli occhiacci da cartoon indossati da personaggi impostati come manichini, il lugubre montacarichi… Tutte ‘cose’ che smontano la pazienza se non le sai inquadrare con nobile mano antica (o non le rifrulli alla Tarantino). Il 63enne John Carpenter appartiene alla prima categoria: ha saputo agitare mirabili nebbie, fughe da New York, notti di Halloween e brigate della morte. (Ci) mancava dal 2001, dal genialoide “Fantasmi su Marte” (recuperatelo!). Qui fa arte dark in ogni inquadratura, ci pilota lo sguardo, gioca con le nostre percezioni. Poco importa che il finale sia prevedibile e già visto (da poco). E che Amber Heard resista troppo bella nella lotta con(tro) gli incubi, tra compagne di ricovero troppo caratterizzate (libidine confinata in doccia). Anzi, proprio l’abusata apparizione/spauracchio, suscita ancora un sobbalzo. Essi vivono. Carpenter regna.


Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa: Dopo un’assenza di 10 anni, Carpenter è tornato sul set con un film a piccolo budget, girato in velocità (…) Questo suo è un thriller psicologico, realizzato con un linguaggio classico, essenziale ed efficace: suggestiva l’ambientazione in un manicomio del 1891 e ancora in uso, dignitoso il cast seppur privo di star. Quanto al caso di schizofrenia narrato, viene da pensare a Shutter Island di Scorsese, che però è infinitamente più strutturato e inquietante; mentre qui alla fin fine si rientra nel prodotto di genere.


Federico Pontiggia – Il Fatto Quotidiano: Nove anni dopo l’ottimo western spaziale “Fantasmi da Marte”, John Carpenter è tornato. La bella notizia è solo questa: “The Ward” non convince, dalla sceneggiatura latitante allo stile, che si auto-scopiazza con poca fortuna. Con l’entusiasmo del neofita e un artigianale ottimismo, il mostro sacro dell’horror tallona la bionda e immemore Kristen (…) come finirà? Poco importa, perché dopo i bei titoli di testa “The Ward” si perde nei dettagli, nell’enfasi atmosferica e nella paura ai tempi del nonno barattata per tensione horror. Insomma, prendete Carpenter e riportatelo su Marte!


Gian Luigi Rondi – Il Tempo: Non tutto il cinema di John Carpenter mi ha convinto. Specie quando, dopo i fortunati film horror degli Ottanta – “Fog”, “Fuga da New York”, “Christine la macchina infernale” – ha mostrato di voler indulgere nella ricerca del mostruoso, fuso con il thriller non sempre in modo equilibrato. Adesso, dopo qualche anno di silenzio (il suo ultimo film visto qui da noi, “Il seme del male”, è del 2006), sembra tornare a un horror di fattura classica, con tutte le paure in platea difficili da contenersi, ma anche con delle proposte di personaggi da guardare molto più attraverso la loro soggettività che non affidandosi alla realtà in cui sembrano immersi. […]

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Valerio Caprara – Il Mattino: L’horror/thriller, si sa, non è per tutti, ma la firma di John Carpenter merita attenzioni cinéfile a prescindere. Dopo nove anni di silenzio interrotti solo da un episodio della serie «Masters of Horror», il maestro americano classe ’48 torna con «The Ward – Il reparto», realizzato su commissione e a basso budget, che non può e non deve essere confuso con i sadici sballi audiovisivi alla «Hostel» o «Saw». Nella nuova sortita, in effetti, tutto richiama il vecchio spirito e il vecchio stile del genere, a partire dalla sceneggiatura di routine firmata Rasmussen e l’ambientazione nell’autentico manicomio criminale Eastern Washington State (famosa istituzione di fine Ottocento creata per promuovere trattamenti progressisti e sperimentali). […]

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Dario Zonta – l’Unità: “The Ward” segna il ritorno dietro la macchina da presa del maestro John Carpenter dopo un’assenza che durava da più di sette anni (…) poche settimane di riprese e pochi soldi [di budget]. Il risultato, però, ne soffre, e ci dispiace per i tanti fan del mitico John. Il problema, ovviamente, non è nelle doti del maestro dell’horror, bensì nella storia e nel dispositivo narrativo. Un thriller psicologico ambientato negli anni sessanta, ambientato dentro una clinica psichiatrica dove una ragazza un po’ disturbata viene rinchiusa. Un film vecchio e prevedibile, anche nel tentativo di accodarsi del macguffin che tutto risolve, così in voga in questo cinema delle finte sorprese. Rimane la mano del maestro, la sua incredibile “leggerezza”.