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Anne Rice parla di Twilight e True Blood

La madre di Lestat racconta il suo parere su Edward e Jacob ma non è particolarmente spietata…

di carla
pubblicato 23 Dicembre 2011 aggiornato 1 Agosto 2020 05:21


Anne Rice è la grande donna che ha scritto Intervista col Vampiro e che ha dato vita alla figura di Lestat. Sul suo profilo Facebook ha scritto che le:

“dispiace vedere vampiri che brillano al sole e vedere immortali che scelgono di trascorrere l’eternità a studiare in un liceo in una piccola città”.

Naturalmente si riferiva alla saga di Twilight, ai romanzi di Stephenie Meyer: i fan di Edward, Bella e Jacob hanno inondato la sua pagina Facebook con commenti pieni di odio. Ecco quindi per voi l’Anne Rice pensiero grazie ad una piccola intervista trovata su TheDailyBeast:

Qual è la prima cosa che ti ha attratto delle storie di vampiri?
Da bambina ho visto questo bellissimo film, La figlia di Dracula, con Gloria Holden. E’ del 1936 ed è il sequel del Dracula del 1931 di Tod Browning. (…) Quel film mi ha ipnotizzato: i vampiri erano eleganti, tragici, sensibili. Sono andata in quella direzione quando ho scritto Intervista col vampiro. Non ho fatto molte altre ricerche.

Cosa ne pensi della serie di Twilight? Mi sembra che vada contro il concetto della rappresentazione dei vampiri.
Credo che il concetto sia ricco di per sé. E’ come il concetto di cowboy o di detective. I vampiri sono diventati quasi come un genere. Quello che vedo accadere con scrittori come Charlaine Harris e Stephenie Meyer è l’addomesticamento del vampiro. Io ero più interessata a una potente figura del Vecchio Mondo che ha avuto un sacco di conoscenze, esperienze, ed è circondata da fascino e mistero. Ho voluto mantenere il romanticismo. Mi piaceva l’idea di queste persone (…) che sono tormentate perché non appartengono al mondo (…). Charlaine Harris con True Blood sta facendo qualcosa di diverso: è molto spiritosa e c’è anche una storia d’amore con un vampiro.

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True Blood usa davvero il vampirismo come metafora per i diversi, compresa la comunità gay. Cosa ne pensi nell’usare il vampirismo come metafora per i diseredati?
E’ un dato di fatto! Il vampiro è un outsider. E’ la metafora perfetta per queste cose. E’ una persona che guarda gli umani ma non è umano e quindi è sempre ai margini. Quando scrivo il punto di vista del vampiro capisco l’angoscia di essere un emarginato, qualcuno che vuole essere parte di qualcosa (…). Mi ricordo che quando è uscito il romanzo Intervista col vampiro un giovane è venuto da me e mi ha detto che il libro era “la più lunga allegoria gay in lingua inglese”. Ero stupita e onorata.

Hai visto tutti i film di Twilight?
Ho visto i primi due e poi ho visto parte del terzo in TV. Posso capire perché piacciono. Prendono la formula del romanticismo usata da Jane Eyre e la mettono in un nuovo contesto. Hai la ragazza, Bella, che si innamora di questa misteriosa figura… lui è minaccioso, proprio come il signor Rochester lo era in Jane Eyre, ma è protettivo. Penso che sia una formula duratura.

Ho letto il tuo messaggio su Facebook…
(Ride) Oh, stavo solo scherzando. (…) Purtroppo alcuni lettori di Stephenie Meyer (…) sono stati molto spiacevoli. Ma penso che siano molti giovani… E’ stato un bel putiferio!

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Tornando a True Blood: come vedi la rappresentazione dei vampiri disinibiti e primordiali anche nel sesso?
Sono una fan dello show. La vedo come una parte logica. Harris ha ampliato la sessualità (…) non pensavo a questo nei miei libri… Non potevo arrivare fino a dove è arrivata Charlaine Harris perché avevo detto che i miei vampiri non possono avere rapporti sessuali e che l’atto di bere sangue è orgasmico per loro. Harris lo ha fatto in modo diverso. (…) Ha un senso!

Uno degli elementi dei film di Twilight che davvero non funziona è la sua rappresentazione di lupi mannari. E’ quasi come vedere modelli di Abercrombie senza maglietta.
Oh, sono d’accordo. Preferisco usare l’idea del rapporto uomolupo che è rimasto un uomo, ma che è diventato molto forte e potente. Non che si trasforma in un quadrupede che vive in branco.