I Cultissimi: Beetlejuice di Tim Burton, foto gallery e recensione

Beetlejuice di Tim Burton: foto gallery

Beetlejuice Spiritello Porcello (Beetlejuice - Usa 1988) di Tim Burton con Alec Baldwin, Geena Davis, Michael Keaton, Catherine O'Hara, Winona Ryder

Qualcuno molto più preparato di chi vi scrive, la prova di tutto ciò è che non ricordo chi sia questa persona, sollevava la questione dei film Cult dicendo, più o meno: la definizione di cult è quanto di più arbitrario e personale possa esistere, ed è impossibile trovare un film che, a detta di tutti gli interpellati, sia incontrovertibilmente un cult. Quindi, al secondo post della rubrica I Cultissimi, mi arrogo subito il diritto di proporre un film che soprattutto è di culto assoluto per me: "Beetlejuice".

Due coniugi un po' strampalati, muoiono in un incidente automobilistico. Fatto sta che, da morti, si ritrovano bloccati nella loro amata casa come fantasmi; amata casa che viene affittata da una famiglia di città, madre padre figliola, in cerca di tranquillità. Famiglia che, fatta eccezione per la strampalata figlia adolescente, indispone da subito la coppia di fantasmi, che si impegna immediatamente per cacciarli.

Beetlejuice di Tim Burton: foto gallery
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Ma i nostri novelli ectoplasmi sono decisamente impacciati per quanto riguarda infestazioni e possessioni varie e i risultati sono assolutamente esilaranti; si rivolgono quindi a un professionista del ramo, il pauroso Beetlejuice. Diciamo solo, ricorrendo a uno sfumato eufemismo, che la scelta non si rivelerà delle migliori. La coppietta sarà quindi costretta a impegnarsi, con l'aiuto di Lydia, la figlia adolescente degli infestatori umani, per liberarsi del collega fantasma.

Era il 1988, un anno prima del definitivo lancio di Tim Burton nell'Olimpo del cinema mondiale con "Batman", eppure questo piccolo "Beetle Juice", e scusate ma mi rifiuto di aggiungere al titolo l'obbrobbriosa appendice dell'edizione italiana, è già un manifesto di tutta la poetica pazzoide che abbiamo imparato ad amare nel regista americano. Visionario. Quanto volte questo aggettivo è stato, a ragione, accostato a Burton? Ebbene, la dolce visionarietà, sempre che esista questa parola, di questa pellicola è un piacere per gli occhi e per la mente.

Se contiamo poi che Alec Baldwin era ancora un attore ai tempi (sempre che lo sia mai stato), che Geena Davis è sempre e comunque Geena Davis, che Winona Ryder, praticamente all'esordio, era ancora una dolcissima ragazza e non la hippie cleptomane che conosciamo ora, e che Michael Keaton è fantasticamente strabordante nel ruolo di Beetlejuice (il migliore della sua carriera, a suo stesso dire), non possiamo che ottenere, da questa emulsione, una piccola chicca cinematografica.

Già, come se me ne fossi dimenticato. Il tocco di classe cult in questo film è però da un'altra parte, ed è da ascrivere interamente, io credo, al genio malato di Burton. Parlo ovviamente delle due possessioni a suon di calypso, naif e malriuscite, dei due fantasmi in erba. Due sequenze che fanno spanciare dalle risate, specialmente la prima, ovvero l'indimenticabile possessione sulle divertenti note di "Banana Boat Song". Fantastico.

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