Clayface, il primo horror del DCU: James Watkins reinventa il genere del cinecomic
Clayface segna il primo horror del DCU con James Watkins e Mike Flanagan, reinventando il cinecomic attraverso body horror disturbante e una visione autoriale senza compr
Il DCU di James Gunn ha compiuto un passo che nessuna versione precedente dell’universo DC aveva mai tentato in modo così netto: ha consegnato le chiavi di Gotham a un regista horror, lasciandolo lavorare senza i soliti vincoli del cinecomic. Clayface, uscito nelle sale il 23 ottobre 2026, è ufficialmente il primo film horror della DC, e il suo arrivo riapre una conversazione che il genere dei supereroi ha spesso eluso — quella sul corpo, sulla trasformazione e sulla paura autentica.
Un progetto nato da una sceneggiatura di Mike Flanagan
La genesi di Clayface racconta già molto sulle ambizioni del progetto. La sceneggiatura originale porta la firma di Mike Flanagan, nome che nel panorama horror contemporaneo equivale a una garanzia di densità narrativa e tensione psicologica. Flanagan ha impostato la storia, ma è poi toccato a Hossein Amini adattare il materiale nella forma definitiva che ha raggiunto il grande schermo. La regia è di James Watkins, regista britannico già noto per aver diretto Speak No Evil, film che aveva dimostrato la sua capacità di costruire disagio attraverso dinamiche relazionali prima ancora che attraverso il puro spavento visivo.
Questa catena creativa — Flanagan come architetto narrativo, Amini come adattatore, Watkins come autore visivo — spiega in parte perché il risultato finale non assomiglia a nessun altro film DC. Non c’è stata una regia per comitato, né un sistema di note produttive pensato a tutelare la coerenza dell’universo condiviso. C’è stata, invece, una visione.
James Gunn e la libertà concessa a Watkins su Gotham
Il dato che forse sorprende di più, in un’industria dove i franchise tendono a uniformare ogni singola scelta creativa, è che James Gunn ha concesso a Watkins piena libertà di reinventare Gotham. Non si tratta di un dettaglio secondario: significa che il film ha potuto costruire una propria identità tonale senza doversi allineare a un’estetica condivisa o a esigenze di continuity che avrebbero inevitabilmente smussato gli angoli più scomodi.
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Watkins ha scelto di lavorare sul body horror e sul gore in modo esplicito, senza alleggerire con l’ironia o con le battute che spesso funzionano da valvola di sfogo nei cinecomic più commerciali. La scelta è coerente con il materiale: Matt Hagen, il personaggio interpretato da Tom Rhys Harries, è un villain — o un antieroe, a seconda della lettura — la cui condizione è intrinsecamente perturbante. Un corpo che non ha più forma stabile, che si trasforma, che assorbe e replica, è esattamente il tipo di premessa che il cinema horror sa trattare meglio di qualsiasi altro genere.
Tom Rhys Harries e la sfida di incarnare Matt Hagen
Interpretare Matt Hagen significa confrontarsi con uno dei personaggi fisicamente più complessi dell’intera mitologia DC. Hagen non è un eroe mascherato, non è un umano potenziato: è qualcosa di radicalmente altro, un essere la cui identità visiva è per definizione instabile. Tom Rhys Harries, attore gallese già apprezzato in produzioni britanniche, si trova a gestire una performance che deve funzionare su più livelli simultanei — quello emotivo del personaggio e quello fisico di una trasformazione continua.
Il casting di un attore relativamente meno esposto al grande pubblico hollywoodiano è una scelta che rispecchia l’approccio complessivo del film: privilegiare la coerenza artistica rispetto alla garanzia commerciale di un nome già consolidato. È una scommessa che i film di genere ben riusciti fanno spesso, e che spesso pagano proprio perché l’assenza di aspettative pregresse lascia lo spettatore più esposto alla performance.
Perché il clayface film horror funziona come rottura di genere
La questione centrale, quando si parla di un clayface film horror inserito in un universo condiviso come il DCU, è se il film riesca a esistere come opera autonoma o se rimanga necessariamente ancorato alla sua funzione di tassello in un mosaico più grande. La risposta, almeno stando all’impostazione produttiva confermata, sembra essere che Watkins abbia lavorato proprio per evitare quella dipendenza.
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Il body horror funziona quando lo spettatore è costretto a fare i conti con qualcosa di fisicamente inaccettabile — una violazione del corpo che attiva una risposta viscerale prima ancora che razionale. Clayface ha tutte le premesse per sfruttare questo meccanismo in modo pieno: la trasformazione di Hagen non è un superpotere esibito con ammirazione, ma una condizione che porta con sé orrore, perdita di sé, dissoluzione dell’identità. Sono temi che il cinema horror ha esplorato in decine di varianti — dal body horror cronenberghiano alla tradizione del mostro come specchio dell’umano — e che qui trovano un involucro narrativo nuovo ma riconoscibile.
Il film è uscito il 23 ottobre 2026, una data che non è casuale: a ridosso di Halloween, in un momento in cui il pubblico è storicamente più ricettivo verso il genere horror. È una scelta di posizionamento che dice molto su come la DC stia pensando a questo titolo — non come a un cinecomic che capita di avere elementi dark, ma come a un film horror che capita di stare nel DCU.
Cosa significa per il futuro del DCU
L’esistenza di Clayface come primo horror ufficiale della DC apre uno spazio che potrebbe ridefinire i confini del franchise. Se Gunn è disposto a lasciare che un regista come Watkins lavori con questa libertà su un personaggio di secondo piano — Hagen non è Batman, non è Superman — significa che il DCU sta scommettendo sulla diversificazione tonale come strategia, non come eccezione.
È un approccio che il cinema Marvel non ha mai davvero perseguito con coerenza: Doctor Strange nel Multiverso della Follia di Sam Raimi aveva ambizioni horror che la produzione aveva poi in parte smorzato. Clayface sembra invece il prodotto di una scelta mantenuta fino in fondo, almeno stando alle premesse creative dichiarate da Watkins e alle condizioni di lavoro che Gunn ha garantito. Se il film reggerà il confronto con le aspettative che ha generato, lo dirà il pubblico nelle prossime settimane. Ma il solo fatto che esista, con questa identità, è già una notizia per chiunque segua l’evoluzione del cinecomic come forma cinematografica. Per approfondire il percorso produttivo del film, Collider ha pubblicato un’intervista dettagliata con Watkins sulle scelte registiche e sul rapporto con l’universo DC.
Il DCU ha trovato il suo primo film horror. Adesso resta da vedere se saprà costruire su questa fondamenta qualcosa di duraturo, o se Clayface resterà un esperimento isolato — affascinante, ma senza eredi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.