Clayface, il body horror che potrebbe salvare il DCU
È uscito oggi nelle sale, 23 ottobre 2026 , il film che potrebbe segnare una svolta reale per il nuovo universo DC: Clayface , diretto da James Watkins su
È uscito oggi nelle sale, 23 ottobre 2026, il film che potrebbe segnare una svolta reale per il nuovo universo DC: Clayface, diretto da James Watkins su una storia originale di Mike Flanagan e sceneggiatura di Hossein Amini, è il primo film horror del DCU e il primo a ottenere una classificazione R — per violenza cruenta e gore esplicito. Un clayface film che non assomiglia a nulla di quanto i DC Studios abbiano prodotto finora.
Un villain, un attore, una trasformazione che fa male guardare
Al centro della storia c’è Matt Hagen, un attore in difficoltà la cui parabola discendente si trasforma — letteralmente — in qualcosa di mostruoso. Tom Rhys Harries, gallese, noto al grande pubblico per White Lines e Killing Eve, interpreta il personaggio nel ruolo principale. È una scelta precisa: Harries non è una star del franchise, non porta con sé il peso di un universo pregresso. Porta un corpo, un viso, una capacità di dissolversi nel personaggio che il body horror richiede in modo più esigente di qualsiasi altro genere.
Al suo fianco, Naomi Ackie — già Star Wars: L’ascesa di Skywalker, già Whitney Houston: I Wanna Dance with Somebody — in un ruolo che le prime recensioni descrivono come tutt’altro che decorativo. La presenza di Ackie è uno degli elementi che distingue questo progetto dall’idea di un semplice film di villain senza anima.
Watkins e Flanagan: una collaborazione che parte dal genere
La scelta di affidare la regia a James Watkins è, in retrospettiva, la più coerente possibile. Watkins ha costruito la sua carriera nel cinema di genere inglese: The Woman in Black con Daniel Radcliffe, poi Infiltrato speciale con Jack O’Connell. Sa come costruire tensione senza spettacolarizzarla, sa come far pesare il silenzio quanto l’effetto visivo.
La storia è di Mike Flanagan, il regista e showrunner che ha ridefinito l’horror seriale americano con The Haunting of Hill House, Midnight Mass e The Fall of the House of Usher. Flanagan non ha scritto la sceneggiatura — quella è opera di Hossein Amini, già autore de Drive e The Wings of the Dove — ma è sua la struttura narrativa di fondo, l’impostazione tematica, il modo in cui il corpo diventa metafora di qualcosa che va oltre il superpotere.
Questa divisione di compiti non è un dettaglio tecnico: è la ragione per cui Clayface funziona come testo cinematografico autonomo. Flanagan concepisce il personaggio come tragedia, Amini la trasforma in dialogo e struttura drammatica, Watkins la porta sullo schermo con una coerenza visiva che rimanda — inevitabilmente — a David Cronenberg. Le prime recensioni internazionali citano La mosca, Videodrome, eXistenZ: non come influenze generiche, ma come punti di riferimento precisi per un film che tratta la mutazione corporea come esperienza psicologica prima ancora che come effetto speciale.
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Il primo film R-rated del DCU: cosa significa davvero
Il rating R non è una mossa di marketing. È la conseguenza logica di un progetto che non poteva essere raccontato altrimenti. Clayface è il primo film del DCU classificato R, il che significa che James Gunn e Peter Safran — i due CEO che guidano la ricostruzione dell’universo DC — hanno deliberatamente scelto di non ammorbidire il materiale per allargare il pubblico potenziale.
È una scommessa che ha una logica interna precisa: il body horror non funziona senza corpo, non funziona senza disagio fisico, non funziona se ogni scena di trasformazione viene tagliata prima che diventi davvero insostenibile. La classificazione R è la garanzia che il film può essere se stesso.
Questo distingue Clayface da quasi tutto ciò che il DCU — e il MCU — ha prodotto nell’ultimo decennio. Non si tratta di un cinecomic con elementi horror inseriti per diversificare il tono. Si tratta di un film horror che usa un personaggio DC come punto di partenza per esplorare temi — identità, corpo, fallimento, ossessione — che il genere tratta meglio di qualsiasi altro.
Matt Hagen come archetipo: l’attore che perde se stesso
La scelta di raccontare Clayface attraverso la figura dell’attore in crisi non è casuale. Matt Hagen è, nei fumetti DC, un personaggio che ha assunto forme diverse nel corso dei decenni, ma la versione cinematografica di Watkins e Flanagan sembra voler insistere su una lettura specifica: l’attore che ha perso il controllo della propria immagine, che non sa più distinguere la maschera dal volto, che si trasforma perché non riesce a restare fermo in nessuna identità.
È una metafora che il body horror gestisce con una precisione che altri generi non possono permettersi. La trasformazione fisica di Hagen non è un superpotere da usare: è una condizione da subire, una perdita progressiva di confini tra sé e l’altro, tra ciò che si è e ciò che si recita. Tom Rhys Harries porta questa ambiguità con una fisicità che le prime proiezioni descrivono come genuinamente disturbante.
Dove e quando vederlo
Clayface è nelle sale italiane dal 23 ottobre 2026. Per aggiornamenti sulla distribuzione e sul calendario delle proiezioni, il riferimento ufficiale è Collider, che ha seguito il progetto sin dalle prime presentazioni al CinemaCon.
Il DCU ha ancora molto da dimostrare, e nessun singolo film può chiudere il dibattito su dove stia andando il nuovo universo costruito da Gunn e Safran. Ma Clayface offre qualcosa di concreto: la prova che è possibile fare un film DC che risponda prima di tutto alle regole del proprio genere, senza che la mitologia d’insieme diventi un peso insostenibile. È un horror che si regge su se stesso — e per ora, in questo universo, è già una novità significativa.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.