Home Notizie Club Kid di Jordan Firstman, dramedy queer sulla paternità da Cannes a Roma

Club Kid di Jordan Firstman, dramedy queer sulla paternità da Cannes a Roma

Club Kid arriva al cinema il 3 dicembre 2026. Il film di Jordan Firstman, presentato a Cannes e Roma, affronta la paternità inaspettata nella comunità LGBTQ+ con tono tra

31 Ottobre 2026 13:26

Club Kid arriva nelle sale italiane il 3 dicembre 2026, distribuito da I Wonder Pictures, dopo un percorso festivaliero che ha già fatto parlare di sé: prima la selezione nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2026, poi la presentazione alla Festa del Cinema di Roma. Un esordio alla regia tutt’altro che silenzioso per Jordan Firstman, il comico trentaquattrenne che ha scritto, diretto e interpretato questo club kid film sulla paternità inaspettata all’interno della comunità LGBTQ+.

Un’opera prima che ha scatenato una guerra di offerte a Cannes

Non capita spesso che un esordio alla regia generi una bidding war tra i grandi player della distribuzione internazionale. Club Kid ci è riuscito: A24 ha acquisito i diritti di distribuzione del film per 17 milioni di dollari dopo una battaglia d’offerte scoppiata proprio sulle Croisette. È un segnale difficile da ignorare, soprattutto per un’opera prima firmata da un autore che fino a quel momento era noto soprattutto come comico e creatore di contenuti.

La selezione in Un Certain Regard — la sezione di Cannes dedicata alle voci più originali e ai linguaggi cinematografici meno convenzionali — ha già da sola collocato Club Kid in un contesto di attenzione critica seria. Non si tratta di una vetrina secondaria: Un Certain Regard ha lanciato negli anni alcuni dei film più discussi del panorama internazionale, e la presenza di Firstman in quella cornice ha immediatamente alzato le aspettative sul suo lavoro.

→ Leggi anche: ChiaroScuro, il giallo all'italiana tra buddy cop e commedia debutta alla Festa del Cinema di Roma

Il protagonista: un promoter gay sul viale del tramonto

Al centro del film c’è Peter, un tempo figura di riferimento del circuito underground dei party gay, oggi un promoter in declino che si ritrova improvvisamente a fare i conti con una notizia sconvolgente: ha un figlio. La premessa è quella di una commedia, ma il materiale che Club Kid lavora è denso e personale: la paternità inaspettata, l’identità queer, il rapporto tra una vita costruita intorno alla libertà assoluta e le responsabilità che arrivano senza preavviso.

Firstman interpreta Peter in prima persona, portando sullo schermo un personaggio che è al tempo stesso ridicolo e commovente, intrappolato tra il mondo della notte e qualcosa che non sa ancora come chiamare. Il fatto che l’autore coincida con l’attore protagonista non è un dettaglio secondario: dà al film una coerenza di visione che raramente si trova negli esordi, e che probabilmente ha contribuito a convincere A24 a puntarci con forza.

Cosa racconta davvero questo club kid film sulla paternità queer

La questione della paternità all’interno della comunità LGBTQ+ è un tema che il cinema ha affrontato in modo discontinuo, spesso con toni didascalici o eccessivamente celebrativi. Club Kid sembra muoversi su un terreno diverso: il contesto è quello del clubbing underground, un universo con le sue gerarchie, i suoi rituali, la sua estetica — e il film usa questo ambiente non come sfondo decorativo, ma come elemento narrativo che entra in collisione diretta con l’arrivo del figlio nella vita di Peter.

L’approccio di Firstman, stando a quanto emerso dalla presentazione festivaliera, non cerca di risolvere le contraddizioni del personaggio in modo rassicurante. Peter non diventa un padre modello nel corso di un montaggio edificante: il film esplora il disagio, l’impreparazione, la resistenza — e lo fa con gli strumenti della dramedy, un genere che permette di tenere insieme il registro comico e quello emotivo senza che l’uno schiacci l’altro.

→ Leggi anche: Se ami qualcuno dillo, la recensione

È un equilibrio delicato, e il fatto che Firstman lo gestisca al suo primo lungometraggio è uno degli elementi che ha attirato l’attenzione della critica internazionale già a Cannes.

Da Roma alle sale: il percorso italiano del film

La presentazione alla Festa del Cinema di Roma 2026 ha dato al pubblico italiano una prima occasione di incontrare Club Kid prima dell’uscita ufficiale. È una strategia di posizionamento che I Wonder Pictures — distributore specializzato in cinema d’autore e indipendente — conosce bene: costruire interesse attorno a un titolo attraverso i festival prima di portarlo in sala.

La data del 3 dicembre 2026 colloca il film in un momento dell’anno cinematograficamente competitivo, ma anche ricettivo verso proposte che si distinguono dall’offerta mainstream delle grandi produzioni hollywoodiane. Club Kid ha tutto per funzionare in quel contesto: un autore con una voce riconoscibile, una storia che tocca temi contemporanei senza essere schematica, e il peso specifico di un’acquisizione da 17 milioni da parte di A24 a fare da garanzia qualitativa agli occhi del pubblico più attento.

Per chi segue il cinema queer internazionale — e più in generale il cinema indipendente americano — Club Kid è uno dei titoli da tenere d’occhio in questo finale d’anno. Jordan Firstman, a 34 anni, ha costruito il suo esordio alla regia con la consapevolezza di chi sa esattamente quale storia vuole raccontare e perché. Ora tocca alle sale decidere se quella storia trova il suo pubblico.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.