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Joaquin Phoenix: “Morivo dalla voglia di fare The Master”

La colonna sonora, il personaggio di Freddie e… Judy Garland.

di carla

Oggi 3 gennaio esce nelle sale The Master di Paul Thomas Anderson (il nostro speciale, il trailer italiano e la recensione del film) e Joaquin Phoenix si è raccontato a Rolling Stone (di gennaio).

“Freddie è un personaggio con infinite possibilità da esplorare. Non sapevo dove mi avrebbe portato. Mi sono detto che lo avrei scoperto strada facendo, cercandolo. Con altri personaggi ti capita di sapere in ogni momento cosa pensano e provano, qui no. Freddie è solo impulso, come un animale. Interpretarlo è stato eccitante, ma anche spaventoso e pericoloso. E, ovviamente, mi ha spinto la possibilità di lavorare con Paul Thomas Anderson e Philip Seymour Hoffman. Ci sono tanti registi dotati di una visione, ma Paul ha un’immaginazione senza limiti, e ti fa lavorare duro perché ha tantissime idee. Insomma, morivo dalla voglia di fare questo film”.

Quello che colpisce della tua prova in The Master è l’intensità, l’assoluta accettazione del rischio, l’abbandono al progetto registico. Quanto può essere complicato entrare in contatto con un carattere così destrutturato?
È qualcosa di strano da definire. Cerco sempre di non lasciare spazio a questi ragionamenti, perché prima ti godi il film per quello che è e poi impari dal processo. Certe volte ti ritrovi a interpretare scene che allo spettatore sembreranno intense mentre sul set invece ti stai divertendo. Non mi preoccupa parlare del metodo, solo credo che cambi ogni volta. Certe scene ti sembrano facili e gioiose da fare, mentre magari sono state durissime, anche solo per l’aria che si respira sul set. Certe altre sono difficili al momento, ma solo in quello, perché tra una scena e l’altra sul set tu stai bene.

E cosa puoi raccontare sulla musica del film? Paul mi ha dato un sacco di canzoni da ascoltare, per affrontare la parte in The Master. E ci sono entrato dentro completamente. Cose tipo Judy Garland… Tutte parlavano di persone danneggiate, con problemi psicologici e fisici. Tremende, ma struggenti. La cosa più bella è che in quel periodo non si usavano perifrasi, non si era inutilmente poetici: nei testi tutto si riduceva a “ti amo”, “mi manchi”. Tutto questo per me è meraviglioso, perché trovo che nella musica oggi ci sia molta pseudo poesia, inutili metafore.

Per sapere di più sulla colonna sonora vi rimando al nostro post e vi consiglio di leggere le dichiarazioni di Joaquin sui Premi Oscar. Roba forte!