Scream 4 – di Wes Craven: la recensione

Scream 4 (Scream 4, USA, 2011) di Wes Craven; con Neve Campbell, David Arquette, Courteney Cox, Emma Roberts, Hayden Panettiere, Anthony Anderson, Alison Brie, Adam Brody, Rory Culkin, Marielle Jaffe, Marley Shelton.Sidney è divenuta autrice di un manuale di auto-aiuto, e come ultima tappa del tour promozionale del libro torna proprio a Woodsboro. Lì riallaccia

Scream 4 (Scream 4, USA, 2011) di Wes Craven; con Neve Campbell, David Arquette, Courteney Cox, Emma Roberts, Hayden Panettiere, Anthony Anderson, Alison Brie, Adam Brody, Rory Culkin, Marielle Jaffe, Marley Shelton.

Sidney è divenuta autrice di un manuale di auto-aiuto, e come ultima tappa del tour promozionale del libro torna proprio a Woodsboro. Lì riallaccia i contatti con lo sceriffo Dewey e sua moglie Gale, e anche con la giovane cugina Jill e la zia Kate. Ma, con il ritorno di Sidney a casa, tornano anche gli omicidi di Ghostface, che pare prendere di mira il liceo frequentato da Jill…

La prima cosa che viene in mente dopo la visione dell’ultima fatica di Wes Craven è questa: che Scream sta a Nightmare come Scream 4 sta a Nightmare – Nuovo incubo. Il regista riprende in entrambi i casi le sue creature più celebri, le sue storie e si diverte a giocare con le loro regole in un frullato di meta-cinema. Le differenze però sono tante e fanno la differenza.

Non è da sottovalutare che Craven abbia diretto tutti gli episodi della saga di Ghostface, mentre si sia presto allontanato dal franchise di Freddy Krueger, ma è soprattutto la dimensione di Nightmare che aiutava il suo autore a sbizzarrirsi con personaggi, attori veri, realtà e finzione. Una dimensione ben diversa da quella degli Scream: che per loro natura sono film già meta-cinematografici.

E infatti Scream 4 non è Nightmare – Nuovo incubo, e come ci si poteva aspettare il film è un cane che si morde la coda: fare un film che gioca ancora di più con le regole dell’horror di quanto non lo facessero già i precedenti capitoli comporta proprio questo rischio. Eppure, incredibilmente, nonostante questo evidente problema di fondo, Scream 4 è il miglior film di Wes Craven da tanti anni a questa parte: non ci voleva molto, si dirà, soprattutto dopo una cosaccia come My Soul to Take.

Craven e Williamson fanno una specie di “mea culpa”, e riescono ad andare indietro alle origini tentando allo stesso tempo di aggiungere nuova carne al fuoco. Perché sono arrabbiati con l’horror, ma forse anche con se stessi. Il fatto è che il nostro immaginario collettivo dell’horror è stato completamente scombussolato: da epigoni e parodie (non si contano più ormai quelli che dicono di confondere Scream con Scary Movie; e mica è un caso che, al posto dei cari vecchi horror degli altri capitoli, Jill e Kirby si godano la visione de L’alba dei morti dementi), torture porn più o meno riusciti e a volte autocompiaciuti, da sequel, e soprattutto da remake e reboot.

La colpa è anche di Scream, pietra tombale di un genere, e dei suoi sequel, che hanno dato il via ad una serie di slasher fiacchissimi e svogliati che nulla avevano a che fare con l’originale di Craven: e gli autori sembrano esserne consapevoli. Poi è arrivata l’epoca del rifacimento. In questo senso, l’incipit è tutto un programma: con Stab 6 che in realtà è già Stab 7 (con cammei di Anna Paquin e Kristen Bell), che in realtà è il film che guardano le prime vittime di Scream 4. Craven se la prende con la saga di Saw, secondo lui pura macelleria splatter senza trama e senza personaggi, e in cui ci si perde con gli incastri e i colpi di scena.

Il film prosegue con un modello di riferimento decisamente alto come L’occhio che uccide di Powell, che viene filtrato attraverso le telecamere e le webcam della generazione 2.0. In questo Scream 4 si dimostra un film consapevole dei cambiamenti che ci sono stati negli ultimi anni – pure troppo -, con il killer che all’epoca dello streaming filma gli omicidi per metterli on line per poi farne il proprio film, seguendo la traccia degli omicidi del primo Scream/Stab.

Incazzato coi teenager di oggi, Craven si diverte ad accoltellarli in tutti i modi possibili. Si vede che regista e sceneggiatore parteggiano per la “vecchia generazione” di Sidney, Gale e Linus, mentre le nuove leve sono descritte come anestetizzate dalle nuove tecnologie (social network, videoblog, smart phone: c’è anche l’applicazione per l’iPhone che trasforma la voce in quella del killer). E a loro viene quindi cinicamente riservata la fine dei personaggi del primo film: si veda soprattutto il parallelismo tra la morte di un personaggio e la Tatum/Rose McGowan del capostipite.

Ragionando quindi non più sul concetto di sequel o di trilogia, ma su quello di remake e reboot, Scream 4 si rivela decisamente autoreferenziale, quasi “antipatico” per come ragiona a tratti in modo didascalico sul genere. Senza contare poi che della plausibilità della trama non gliene frega più nulla a nessuno. Ma si diceva che non è affatto male. Sospeso tra questa antipatia e la simpatia invece di molte trovate, rabbia e nostalgia, più parodia (ormai scopertissima) che horror, intelligenza e stracotto: questo è oggi l’unico slasher definitivo. Che racchiude due decenni, con tutte le sue imperfezioni.

Certo, poi Williamson non rinuncia nemmeno alla sua solita cinefilia spesso spicciola, ma regala qualche chicca: ad esempio scopriamo che il regista del primo Stab è… Robert Rodriguez! E non manca ovviamente qualche sequenza tesa degna di nota (“Sono nell’armadio… non ho specificato quale armadio!”). E, anche se forse in modo discontinuo, Scream 4 si rivela il più divertente e spassoso dei sequel della saga. Perché si cambiano le regole, ma ci si diverte a rispettarle alcune volte ed altre no.

Prendendo in giro tutto e tutti, anche se stesso, Craven riesce a dare poi una nuova zampata ad una nazione che ha bisogno di incasellare tutto per sentirsi più tranquilla, riconoscendo il capro espiatorio (l'”Angelo della Morte”, Sidney…) e sul finale l’eroina di cui si sentiva tanto il bisogno. Ma i mostri continuano ad essere dentro di noi, tra le mura delle nostre case e di quelle villette a schiera che continuano a fare tanto anni 90, che facevano tanto anni 80… Non si è affatto sicuri e la stampa non ci rassicurerà, non esistono eroi, e i poliziotti muoiono con un coltello conficcato in testa. Fuck Bruce Willis.

Voto Gabriele: 7
Voto Carla: 7

Qui il trailer italiano.
In sala dal 15 aprile.
Leggete l’intervista a Neve Campbell e le curiosità sulla saga!

Ultime notizie su Film Americani

Tutto su Film Americani →