Cult de Sac: il treno è sempre il treno!

Bentornati alla nostra rubrica! In questo secondo episodio riprendiamo e concludiamo il tema del treno nel cinema, proponendovi stavolta qualche titolo Cult (nel primo episodio si trattavano i film Trash). Beninteso: è solo una distinzione approssimativa, del resto ci sono veri Trash diventati Cult e viceversa, qui si cerca solo di discutere insieme confrontandosi con i film visti e vissuti ma soprattutto divertirsi.

Quindi forza! Scatenatevi! Fateci sapere tutto quello che conoscete. Fateci sapere quali sono i film ferroviari che preferite di più! Treno e cinema... chiudete gli occhi e viaggiate!


INTRIGO INTERNAZIONALE (tit. orig.: North by northwest) di Alfred Hitchcock, 1959, USA, con C. Grant (Roger O. Thornhill)

Il film si conclude con una brevissima ma sconvolgente sequenza in treno. L’amore tra i due protagonisti trova un magnifico alloggio nella cuccetta di un vagone letto e Hitchcock non ci mostra le classiche effusioni amorose della coppia, ma si limita a mostrarci un treno che entra in galleria.... Un autentico saggio di narrazione per immagini con un uso ironico e spassosissimo del montaggio.


COME VINSI LA GUERRA (tit. orig.: The general) di Buster Keaton, Clyde Bruckman, 1926, USA, con Buster Keaton (Johnny Gray)

Keaton “faccia di pietra” attraversa la storia degli Stati Uniti con una locomotiva. Il cavallo d’acciaio spesso associato all’idea stessa di progresso viene qui usato come metafora dell’insensatezza umana. Le acrobazie circensi del macchinista Keaton una volta ancora ci fanno ridere amaro... Un film assolutamente geniale che riesce a far convivere la gag del cinema muto con la precisa ricostruzione storico-scenografica.

L’ALTRO UOMO (a.k.a. Delitto per delitto) (tit. orig.: Strangers on a train) di Alfred Hitchcock, 1951, USA, con F. Granger (Guy), R. Walker (Bruno)

La triade Highsmith-Chandler-Hitchcock, ambienta in treno l’incontro tra i due protagonisti, uno di essi (Bruno), che si scoprirà essere uno psicopatico, escogita un doppio delitto che è anche uno scambio di omicidi e di favori. L’altro (Guy) non sembra prenderlo sul serio, ma finisce per trovarsi immischiato nel delitti dell’altro.
Il film assume dunque la fisionomia di un dramma psicologico: come in una nuova versione di Jekyll e Hyde, Guy scopre in Bruno un alter ego, la sua versione istintiva e irrazionale. Il treno è dunque il necessario incipit che porterà al conclusivo e impazzito giro di giostra: è difatti proprio sul treno che parte la perversa meccanica psicologica del desiderio di morte...

A 30 SECONDI DALLA FINE (tit. orig.: Runaway train) di Andrej Konchalovskij, 1985, USA, con J. Voight (Oscar 'Manny' Manheim), E. Roberts (Buch)

Uno dei migliori film d’azione degli anni 80, giocato su stereotipi classici (come quello dei due ergastolani in fuga e quello del treno fuori controllo), ma Konchalovskij (fratello di Nikita Mikhalkov), riesce a creare una intensissima suspense, avvalorata dall’ambientazione tra le nevi dell’Alaska, che regge fino al tragico epilogo. Basato su una sceneggiatura originale di Akira Kurosawa...

IL FERROVIERE di Pietro Germi, 1955, ITA, con P. Germi (Andrea Morcocci)

I drammi esistenziali e privati di un macchinista diventano lo specchio di una realtà, quella italiana, in profonda trasformazione. Il film racconta in maniera ineluttabile la fine dei “buoni valori di una volta” travolti dall’avanzare del progresso e delle mode. Un melodramma sanguigno che non disdegna il patetico, ma che descrive con precisa puntualità personaggi e ambienti.

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