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Matrimonio gay legale in tutti gli USA: 5 film da vedere nel 2015 per celebrare

Il matrimonio gay è legale in 50 stati su 50 degli Stati Uniti, grazie a una decisione della Corte Suprema che è Storia. E nella settimana dell’orgoglio gay, Cineblog vi consiglia 5 film LGBT del 2015 da non perdere per celebrare.

Ogni barriera e veto contro il matrimonio gay è adesso anticostituzionale in tutti i 50 stati degli USA. La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti è davvero una pagina di Storia senza precedenti: ora tutti i cittadini sono davvero uguali di fronte alla legge. Se ci si sposa a New York bisogna poterlo fare anche in Nebraska.

Ieri erano 37 gli stati che riconoscevano il matrimonio gay: oggi sono 50 su 50. Cosa veramente porterà questo cambiamento ce lo dirà il tempo, anche se non è certo difficile prevedere per forza di cose un cambiamento radicale e una discussione sempre più seria in gran parte del mondo.

E il cinema? Non sta a guardare. E se ripenso ad esempio al glorioso finale di Carol di Todd Haynes, una frase in particolare pronunciata da Obama durante la sua dichiarazione post-legge fa venire i brividi:

America is a place where you can write your own destiny.
[L’America è un posto dove puoi scrivere il tuo proprio destino]

Per festeggiare, anche nella settimana dell’orgoglio gay, la Pride Week, quest’anno ci sono un sacco di film LGBT di notevole interesse. Ne segnaliamo cinque che vi invitiamo a segnarvi e a rincorrere non appena ne avrete l’occasione.

Beira-Mar

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Martin e Tomaz sono amici da una vita e si ritrovano a passare un weekend al mare nella casa del nonno di Martin. Suo padre l’ha mandato lì per una questione di famiglia e soldi: Tomaz ne sa poco o nulla, ma visto che è suo amico ha deciso di accompagnarlo. Sarà l’occasione per il duo di fare un po’ di festa e soprattutto prendere decisioni forti. Un film rarefatto che sta a metà strada tra un indie americano, The Way He Looks e La vita di Adele. Diretto a quattro mani da Filipe Matzembacher e Marcio Reolon, coppia nella vita la cui storia ha ispirato quella del film. Premiere a Berlino.

Carol

Carol Todd Haynes
New York, anni 50. La giovane Therese, commessa di un negozio di Manhattan, e l’elegante Carol, una signora vicino alla quarantine, s’incontrano e s’innamorano. Come già in Lontano dal Paradiso, Todd Haynes esplora la superficie e l’ipocrisia della società americana borghese perbene che finisce per imprigionare identità e gender. Ma va oltre al discorso che si potrebbe pensare, e regala un capolavoro vero con un finale che resterà negli annali. Ghiaccio bollente, con due attrici in stato di grazia. Premiere a Cannes, dove Rooney Mara ha vinto il premio per la miglior attrice (ma la Blanchett inspiegabilmente no).

Henry Gamble’s Birthday Party

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Henry è il figlio di un (benestante) pastore cristiano. Sta per compiere 17 anni, e nella sua ridente villa nella periferia di Chicago si tiene la sua festa di compleanno in piscina. Amici di famiglia della chiesa e amici ‘secolari’ si riuniscono: e le vite di tutti a fine giornata potrebbero cambiare per sempre. Non solo un queer movie, visto che Henry è solo uno dei personaggi del film (e il perno su cui si muove tutto il resto, certo). Film semplice, pulito e lineare su una grande complessità nascosta. Un personaggio a un certo punto esclama ‘Certo che ce ne sono di storie!’, e il regista Stephen Cone le racconta senza giudicare nessuno, senza cinismo. Cast affiatato e colonna sonora da urlo. Premiere al Maryland Film Festival.

I am Michael

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Storia vera di Michael Glatze, prima attivista gay dichiarato e fidanzatissimo con Bennett, poi ‘riconvertitosi’ grazie alla parola di Dio in ‘etero’ cattolico. Un nuovo progetto queer del super-friendly James Franco, diretto in modo piuttosto piatto da Justin Kelly. Ma anche se il film francamente non funziona più di tanto, o non quanto avrebbe potuto, racconta una storia terrificante che fa venire i bridivi lungo la schiena al solo pensarci. Chissa in questo momento il vero Michael cosa sta pensando rispetto a cosa sta succedendo negli States… Premiere al Sundance.

Nasty Baby

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Freddy, artista di Brooklyn, vorrebbe avere un figlio assieme al fidanzato grazie alla migliore amica Polly, che ha acconsentito a portarlo in grembo. Ma a causa di fattori esterni la vita dei tre inizia a prendere una piega strana. Il nuovo film del cileno Sebastián Silva, al contrario di quel che dice qualcuno, è bellissimo. Innanzitutto si tratta di un convincente spaccato della vita ‘artistoide’ di Brooklyn, scritto e interpretato in modo eccellente, e senza un attimo di stanca. Poi è pure un queer movie molto intelligente: tutto è così ben amalgamato che pare che il film ci interroghi costantemente sul nostro modo di approcciarci agli altri attraverso etichette e il nostro modo di vivere e vedere il mondo. Premiere al Sundance.