Il grande giorno: trailer italiano del film di Pascal Plisson

Il grande giorno: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul film drammatico di Pascal Plisson nei cinema italiani dal 13 ottobre 2016.

 

Aggiornamento di Pietro Ferraro

 

Il prossimo 13 ottobre Academy Two porta nei cinema italiani Il grande giorno, il nuovo film del documentarista francese Pascal Plisson.

Dopo il grande successo di Vado a scuola (2013), Pascal Plisson torna a raccontare i sogni e le speranze attraverso le storie dei quattro giovani protagonisti provenienti dai più disparati angoli del mondo. Per mesi, addirittura per anni, i quattro protagonisti del film attendono questo giorno speciale che cambierà le loro vite per sempre. I nostri quattro eroi affronteranno la prova che determinerà non solo il loro destino ma anche quello delle loro famiglie. Alla fine dopo tanto impegno e perseveranza il sogno sta per avverarsi.

Plisson dal 1984 al 1993 ha diretto reportage televisivi di sport e avventura ambientati nel continente americano. Tra i suoi documentari ricordiamo Australie 50° de solitude (1996), I Masai, i guerrieri della pioggia (2003), I misteri di Clipperton (2005) e Safari (2009).

 

 

Il grande giorno: Pascal Plisson ad Alice nella città e al cinema


 

Sogni e speranze di quattro giovani pronti al grande giorno, arrivano sul grande schermo con Pascal Plisson

«Il grande giorno» è vicino, sopratutto per i giovani protagonisti del nuovo documentario di Pascal Plisson che, il prossimo 16 ottobre, apre il concorso Young/Adult di Alice nella città, sezione autonoma della 10^ edizione della Festa del cinema di Roma.

Quattro ragazzini che arrivano da altrettanti angoli di mondo con sogni e obiettivi diversi, condividendo la medesima determinazione a realizzarli, dopo aver trascorso mesi e anni a prepararsi, affrontando grandi ostacoli e sacrifici.

Quattro piccoli eroi determinati ad affrontare la prova che cambiar per sempre il loro destino insieme alla vita delle loro famiglie di origine.


Il grande giorno: i protagonisti


Tom (Ssekabira)

19 anni - Uganda
Tom studia presso l’Autorità per la salvaguardia della fauna nel cuore del parco nazionale Queen Elizabeth di cui sogna di diventarne ranger. Gli esami che concluderanno il suo percorso di studi sono alle porte e per affrontarli, Tom e i suoi compagni si stanno impegnando tenacemente. Grazie al sostegno della famiglia e alla sua ferrea volontà desidera ottenere il lavoro dei suoi sogni.

(Delgermurun) Deegii (Batjargal)
11 anni - Mongolia
Deegii ha solo undici anni, ma è già determinata a perseguire, con un impegno fuori dal comune, la sua strada per diventare una contorsionista. Non è la sola bambina ad inseguire questo sogno in Mongolia.
Deegii dovrà dividersi tra duri allenamenti e la scuola. Il grande giorno è quasi arrivato e avrà solo quattro minuti per convincere la giuria di essere una delle ragazze migliori.

Albert (Gonzalez Monteagudo)
11 anni – Cuba
Albert vive in un quartiere popolare di L’Avana. Sogna di diventare il miglior pugile della sua generazione. I suoi voti a scuola sono poco brillanti e questo non gli ha permesso di proseguire gli allenamenti.
È consapevole che dovrà applicarsi di più perché, se vorrà rendere la sua famiglia fiera di lui e, un giorno, la sua nazione, dovrà essere ammesso alla Sport-Study Academy. Per accedere a questa scuola dovrà affrontare la battaglia più importante della sua vita.


Nidhi (Jha)
15 anni – India
Nidhi ha quindici anni e un talento per la matematica. Vive in Bihar nel nord dell’India insieme ai genitori e ai quattro fratelli.
Nidhi è consapevole di possedere tutte le potenzialità per competere all’esame di ammissione per il politecnico della sua regione. Il sostegno della sua famiglia, sebbene di umili origini, sarà fondamentale per affrontare la sua più grande sfida.

Forte del grande successo riscosso da Vado a scuola (2013), Pascal Plisson torna a dirigere Il grande giorno (Le grand jour - The Big Day), scritto con Olivier Dazat e prodotto da Marie Tauzia, Romain Le Grand, Muriel Sauzay per Ladybirds Films e Pathè impegnato anche nella distribuzione internazionale, mentre a quella italiana provvede Academy Two, dalla proiezione ufficiale del 16 ottobre in concorso ad Alice nella città, a quella nelle sale italiane da febbraio 2016.


Pascal Plisson: Intervista


Considera questo film il seguito diretto di Vado a scuola?

L’idea de Il grande giorno mi è venuta prima di finire il documentario Vado a scuola.
Sei anni fa, ho incontrato un bambino di dieci anni in un treno in Russia. Veniva da un piccolo villaggio della Siberia ed era seduto vicino a me. Mi ricordo che indossava un cappello chapka rovinato e aveva un violino sulle ginocchia. Leggeva uno spartito. Gli ho chiesto che cosa stesse facendo lì da solo. In realtà i suoi genitori ed il suo villaggio avevano fatto una colletta per permettergli di partecipare ad un’audizione in una grande scuola di musica a San Pietroburgo. Ho trovato questa cosa incredibile.
È riuscito a convincere la giuria e la sua vita si è trasformata. Ha ottenuto una borsa di studio e ha reso fiero il suo villaggio. Da quest’esperienza mi è venuta l’idea di realizzare un film sui bambini che lottano per realizzare i propri sogni. Molti chiede- vano il seguito di Vado a scuola, e senza esserlo esattamente, Il grande giorno si è presentato come una successione naturale.

Come fa a selezionare i bambini e le sfide che stanno affrontando?
Ho la fortuna di viaggiare molto per realizzare documentari televisivi. Ho in testa immagini molto forti di alcuni paesi. Inoltre ho vissuto una quindicina di anni in Africa. Conosco gente un po’ dappertutto, e questo mi ha molto aiutato nelle mie ricerche. Per Il grande giorno volevo fin dall’inizio, partire su un opera pluridisciplinare. Ho scelto la boxe a Cuba con Albert, un concorso d’ingresso in una grande scuola di matematica in India, un racconto attorno al circo in Mongolia e il diploma di ranger in Uganda con om. La boxe mi interessava e sapevo che in paesi come Cuba o Panama ci sono numerosi ragazzi con grandi potenzialità. Li ho visti giocare a boxe, ho conosciuto i loro genitori, prima di incontrare Albert durante un torneo in una provincia dell’entroterra. Mi ha impressionato. Aveva proprio la faccia da pugile, mezzo angelo, mezzo demone.
Per quel che riguarda l’India, mi hanno parlato del concorso “Super 30” che permette ogni anno a bambini svantaggiati come Nidhi, di frequentare una grande scuola. Ho trovato questo molto interessante.
Ho pensato alla Mongolia perché è il paese del circo. Tuttavia, ho esitato prima di riprendere la scuola di contorsionisti perché è un ambiente molto difficile.
Infine l’Uganda è un paese che si sta ricostruendo grazie una gioventù impegnata nella protezione degli animali. Come molti dei suoi concittadini, Tom ha questa voglia incontenibile di lavorare in mezzo alla natura.

Com’è riuscito a scrivere una sceneggiatura così particolare, a metà strada tra il documentario e il cinema di finzione?
Ne Il grande giorno vi è una parte di fiction e tantissimi momenti di vita unici e veri. Inizialmente viene scritta una sceneggiatura per convincere i produttori, ma in pratica, è solo un punto di partenza.
Perché inevitabilmente le riprese cambiano ogni giorno a seconda delle mie osservazioni e di ciò che mi raccontano Nidhi, Albert, Tom e Deegii.
Li conosco così bene che finisco per essere parte del loro quotidiano. Abbiamo passato giornate intere insieme prima delle riprese. Li ho accompagnati a scuola, ho osservato a lungo le loro abitudini, i loro timori e i loro sogni. Ho conosciuto i genitori, gli amici, la famiglia.
Sono andato più volte in ognuno dei paesi presenti nel film, abbiamo girato molte ore, questo ci ha permesso di cogliere momenti di verità, delle istantanee, che non erano scritte né previste. Questo ci è valso un lungo montaggio di 22 settimane.

E' ancora in contatto con i protagonisti del film?
Ho stretto legami forti e continuo tutt’ora a rimanere in con- tatto con loro. Ripartirò tra poco per Cuba per andare a trovare Albert. Con Tom ci sentiamo molto spesso al telefono e lo aiu- tiamo a proseguire il suo cammino.
Quest’esperienza va al di là di un film o di un documentario. In un certo senso li considero come se fossero i miei figli, cerco di aiutarli in ogni loro difficoltà.

Perché l’Europa è così esclusa da Il grande giorno?
Forse perché ho passato la mia vita a viaggiare al di fuori dell’Europa. Mi interessano le sfide della vita che vanno al di là dei nostri limiti. Quei bambini mi toccano profondamente e fanno vedere ai nostri ragazzi, a volte molto viziati, che è bello andare in fondo alle proprie passioni.

Vado a scuola è stato un immenso successo con 1,4 milioni di spettatori, è stato difficile ripartire con un nuovo progetto?
Il film ha ottenuto un enorme successo. Per darvi un’idea, avremmo fatto salti di gioia anche se avessimo raggiunto 300.000 spettatori. Non ci aspettavamo tanta attenzione per un film intimista incentrato sull’ istruzione. L’argomento trattato poteva non essere di interesse per i bambini, eppure il messaggio è entrato nel cuore sia dei piccoli che degli adulti.

Perché è stato così importante sottolineare il tema dell’accesso all’istruzione?
Sono stato un bambino poco diligente a scuola. Ho smesso frequentarla a 15 anni per viaggiare. Ho lavorato in Inghilterra, negli Stati Uniti. Ho detto addio alla mia vita di avventurie- ro per dedicarmi all’educazione dei miei figli. Vedere ragazzi che fanno di tutto per studiare mentre io ho abbandonato presto, mi colpisce profondamente.
Sono convinto che ovunque ci siano talenti. Bisogna cercarli e aiutarli a prendere coscienza delle loro potenzialità.

Qual è stato il suo grande giorno?
Quando ho vinto il César per la realizzazione di Vado a scuola che ha cambiato la mia vita. La mia idea di cinema lasciava scettica molta gente. Il César per il miglior documentario è stato un vero e proprio riconoscimento. Non c’è davvero età per avere il proprio grande giorno.

Via | 404 - Pathè

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