La promessa dell'assassino: recensione in anteprima

La promessa dell'assassino (Eastern Promises, Canada / Gran Bretagna, 2007) di David Cronenberg; con Naomi Watts, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl.

"Il mio nome è Tatiana". Incomincia così il diario della giovane ragazzina che Anna ha disperatamente tentato di salvare dopo che ha partorito. Era una ragazzina davvero giovane, di origini russe e con un passato che solo quel diario può spiegare e rivelare. Anna decide di accudire la bambina appena nata, e intanto è decisa ad indagare sulla vita di Tatiana...

Si parla di mafia russa in La promessa dell'assassino, il nuovo film di David Cronenberg. Ma, come al solito, l'argomento di base è solo una base su cui costruire ben altro. Si parte dalla freddezza e dalla paura di un'argomento che presenta voluti stereotipi (la crudeltà e il sangue, i mafiosi interessati a donne e vendetta, addirittura la vodka) e si continua con la famiglia, il passato, l'amore e l'uomo.

Insomma, La promessa dell'assassino è Cronenberg puro, e chi ha già tacciato A History of Violence di essere una facile trovata commerciale per mettere d'accordo, in modo banale (sic!), critica e pubblico, non capirà neanche questo nuovo capolavoro. Innanzitutto perché i due film vanno a braccetto, soprattutto per stile, e poi perché il doppiaggio -lo si capisce dal trailer- renderà inutile tutto l'impressionante lavoro degli attori sostituendolo col ridicolo.

Se in A History of Violence vedevamo Tom Stall, tranquillo padre di famiglia, uccidere un uomo, qui il tatuatissimo e freddissimo Nikolai, autista della famiglia di mafiosi che a Londra possiede un ristorante, uccide per forza di cose. In entrambi i casi, però, c'è un elemento in comune: il passato ritorna per tutt'e due. In A History of Violence era inquietante e si svelava man mano, di Nikolai sapremo poco o nulla fino alla fine.

Ma l'ultima scena, da brividi, ci regala il ritratto più limpido ed emozionante di un personaggio a prima vista negativo (ma in fondo non così diverso da Stall) in una manciata di secondi. E capirete bene poi perché il film si chiama Eastern Promises (ovvero “promesse dall'est”: La promessa dell'assassino è la solita furbata della nostra ditribuzione).

Teso come una corda di violino, si apre con alcune scene di violenza non indifferenti, per accumulare claustrofobia e malattia lungo il suo percorso, per sfociare in una scena gloriosa, audace e ad alto tasso di emoglobina che ha un sapore catartico: la scena della sauna con Mortensen tutto nudo, pronto a difendersi fino all'ultimo da un attacco improvviso, già paragonata alla scena della doccia di Psyco dallo stesso Cronenberg.

Non vale la pena discutere della tecnica, che è di una pulizia e una perfezione formale che è un piacere per gli occhi ad ogni fotogramma: ma lo si è ribadito anche con capolavori come Crash e M. Butterfly, e non è bastato neanche questo a far sì che Cronenberg venisse apprezzato dalla maggioranza (basta leggere il pessimo dizionario Maltin).

La promessa dell'assassino colpisce dritto al cuore, è capace di regalare emozioni tra le più temibili e può anche commuovere. Cronenberg non si smentisce: padroneggia la materia che ha fra le mani, a prima vista abbastanza banale, come materiale da plasmare per costruire qualcosa di mai visto prima. E se la Watts e Cassel regalano ottime interpretazioni, Mortensen regala la sua prova più bella di sempre: guardatelo come riesce ad essere freddo eppure allo stesso tempo ad entrare nel cuore del pubblico. Perché tutti hanno qualcosa di terribile alle spalle, e Nicolai è lì a ricordarcelo: con le sue cicatrici, coi suoi tatuaggi, con le sue promesse.

Voto Gabriele: 10
Voto Carla: 8/9

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