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Timur Bekmambetov produrrà un film antologico sulla quarantena

Anche Timur Bekmambetov vuole raccontare la quaratena in un film antologico

Sulla falsa riga di quanto proposto da Gabriele Muccino prima e dell’iniziativa del Lake Come Film Festival poi, anche Timur Bekmambetov ha in cantiere un progetto analogo. Qualcosa di più elaborato. Il regista russo-kazako infatti ha in mente un film antologico incentrato su storie reali accadute nel corso della pandemia da coronavirus; e fin qui, siamo in line a quanto già proposto altrove.

L’idea è quella di dare accesso a un pitch da cui verranno fuori le migliori dieci sceneggiature, a ciascuna delle quali verrà assegnato un budget di diecimila dollari. Non è poco, se si considera che il format dovrà necessariamente essere quello di un corto girato attraverso la webcam di un computer, di uno smartphone o di dispositivi simili. A questo indirizzo potete trovare tutte le informazioni del caso.

Un po’ come accaduto con due progetti a cui ha dato vita la casa di produzione di Bekmambetov, Bazelevs Studio, alle spalle di progetti come Unfriended e Searching, i quali, a fronte di un milione di budget ne hanno rispettivamente incassati 64 il primo ed oltre 75 milioni di dollari in tutto il mondo.

Alle spalle del progetto c’è di nuovo Dossor, finanziatore cipriota che ha già commissionato i due film sopracitati. E questo è quanto dichiarato da Bekmambetov, che ora più che mai crede fortemente in questa forma di narrazione, che lui stesso ha contribuito a sdoganare su scala più ampia.

Non si torna indietro da ciò che sta accadendo. Ci troviamo in una nuova realtà ed è una realtà entro la quale si comunica attraverso uno schermo, qui ci si esprime, qui si comunicano idee. […] È importante che le persone imparino ad umanizzare questo spazio e credo che l’unico modo per riuscirci sia quello di raccontare storie ordinarie, quelle di tutti i giorni.

Per questo abbiamo deciso di dare vita a questo progetto e permettere alla gente di esprimersi, servendosi della nostra esperienza nel raccontare storie su schermo. Chiunque è intrappolato a casa – da chi opera nell’industria a persone che vivono al di fuori – può sottoporci la propria idea.

Vogliamo mostrare la vita durante la pandemia da coronavirus e un mondo di auto-isolamento usando gli schermi dei computer portabili e smartphone. Viviamo già in un film. Tutti i principali eventi delle nostre vite si sono spostati su chat istantanee, videochiamate ed email, perciò se si vuole girare un film inerente all’isolamento bisogna concentrarsi su questo tipo di schermi.

Nel frattempo Bekmambetov ha pure fatto in tempo a portare a termine le riprese del suo prossimo film di guerra, V2. Escape From Hell, girato a circa ottocento chilometri da Mosca. L’ultimo ciak risale alla scorsa domenica, 29 marzo, e a quanto pare ora il regista ed il suo staff hanno davanti sei mesi di post-produzione, che sarà densa di effetti speciali.

Via | Screendaily