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Stasera in tv: “Ailo – Un’avventura tra i ghiacci” su Rai 1

Rai 1 stasera propone Ailo – Un’avventura tra i ghiacci, film documentario del 2019 diretto da Guillaume Maidatchevsky e narrato da Fabio Volo.

24 Dicembre 2021 09:37

Su Rai 1 l’avventura per famiglie Ailo – Un’avventura tra i ghiacci, la storia di un incredibile viaggio di un piccolo cucciolo di renna tra le meraviglie della Lapponia raccontato in un mix di cinema e documentario e narrato nell’edizione italiana dal Fabio Volo.

Ho deciso di raccontare la storia di Ailo perche è un bel film, perché sono genitore e voglio che i miei figli vedano film emozionanti ed educativi come questo. Ailo non è solo la storia di una splendida avventura, è un film che ci fa capire anche come la natura e il pianeta debbano diventare temi centrali ora, siamo già in ritardo.

Scrittore, attore, sceneggiatore, conduttore radiofonico e televisivo l’artista, fervido sostenitore della salvaguardia del pianeta, torna al doppiaggio dopo 3 anni dall’esperienza di Kung Fu Panda 3, con un ruolo tutto nuovo: il narratore di un viaggio fantastico tra le nevi della Lapponia finlandese, la magica terra di Babbo Natale, di un piccolo cucciolo di renna e della sua mamma.

La trama

Ailo viveva la sua vita, non badava alla nostra presenza. Era curioso, vivace, e non era affatto nervoso. [Guillaume Maidatchevsky]

!Ailo – Un’avventura tra i ghiacci” racconta con la voce unica di Fabio Volo, l’incredibile viaggio di un piccolo cucciolo di renna tra le meraviglie della Lapponia. Un percorso alla scoperta di strepitosi paesaggi immersi in una natura incontaminata e primitiva in cui vivono animali stupendi. Una storia narrata da immagini uniche – raccolte in sedici mesi durante le quattro stagioni – che mostrano la crescita di Ailo, la piccola renna che imparerà ad affrontare con coraggio i pericoli della natura e a superare straordinarie sfide alla scoperta di un mondo bellissimo.

Intervista al regista

Il film è diretto da Guillaume Maidatchevsky, l’ex biologo diventato regista di documentari televisivi ha girato quesyo suo primo lungometraggio cinematografico in 125 giorni a meno 40 gradi nelle regioni di Utsjoki e Posio in Finlandia.

Com’è nata l’idea di “Ailo – Un’avventura tra i ghiacci”?

Ho diretto moltissimi documentari sugli animali. Ma un giorno, i miei figli mi hanno detto: “Non hai mai fatto un film sulle renne di Babbo Natale!” Ed effettivamente mi sono reso conto che grazie ai film i bambini, i miei bambini, conoscevano meglio gli animali della savana o della giungla che quelli del territorio europeo. Dunque questo film è nato grazie a una richiesta specifica dei miei figli!

Ha appena detto che lei è un regista di documentari. Come mai ha scelto la forma del racconto per la storia di AILO?

Perché volevo rivolgermi ad altre tipologie di pubblico. Con i documentari si ha a disposizione un pubblico già “appassionato”, che ha a cuore la causa animalista la salvaguardia della natura. La forma del racconto, attraverso la messa in scena e la drammaturgia, rende possibile la sensibilizzazione di altre persone, che hanno meno familiarità con il genere dei documentari. Se ho scelto questa forma narrativa è anche perché mi offriva una maggiore libertà. Mi sentivo un po’ stretto nel genere del documentario, dove si riprende solo ciò che succede. Avevo voglia di avere il controllo delle cose, ma allo stesso tempo non volevo adeguarmi a degli schemi precisi. Un po’ come Ailo, in effetti, perché neanche lui ama adeguarsi a degli schemi! Ha un suo carattere preciso, che è molto diverso da quello di qualsiasi altra renna. Questo è un elemento narrativo molto importante del film. A me interessa l’individuo, non la specie. Ogni personaggio della mia storia ha un suo carattere preciso.

Come si fa a scrivere un film come AILO, dove la natura e gli animali rischiano continuamente di ostacolare una sinossi ben oliata?

AILO è stato costruito pezzo per pezzo, istante dopo istante. Ho scritto una sceneggiatura di 80 pagine che è l’ossatura della storia. Essendo un biologo conosco le caratteristiche fondamentali del comportamento dei miei personaggi. In effetti, la mia sceneggiatura è un po’ come una linea dritta nella quale poi si verificano delle oscillazioni in funzione dell’animale stesso.

Quindi molte cose le decidevate direttamente durante le riprese…

Sì. Inoltre, sul set avevo con me la trama del film scritta in modo circolare su un grande foglio A3. Un grande “cerchio” ovale con indicate tutte le sequenze. La sera, riguardavo i giornalieri, e se c’era qualcosa che volevo aggiungere, correggevo, cancellavo… Abbiamo girato per quattro stagioni, da maggio del 2017 a giugno del 2018.

Lei inquadra molto spesso gli sguardi e la pelliccia degli animali. E per quanto riguarda il suono presta molta attenzione persino ai respiri…

Perché mi rendo conto che così lo spettatore s’immerge maggiormente nella storia. I bambini, nella sala di un cinema, sentiranno il respiro di Ailo sul braccio, o il freddo dell’inverno in Lapponia. Non bisogna creare una distanza. Il bambino deve avere paura o essere felice come succede ad Ailo. In pratica è la stessa cosa che accade con un attore o un’attrice “in carne ed ossa”, tutte le emozioni passano attraverso i dettagli: uno sguardo, un colpo di vento sulla pelliccia.

Perciò il film viene realizzato anche molto in sala montaggio, in funzione di tutto quello che si ha a disposizione…

Abbiamo girato 600 ore di giornalieri. Non le ho riviste tutte…ma quasi! In fase di montaggio si comincia un terzo tipo di scrittura. È lì che cerchiamo le espressioni e la mimica degli animali. Abbiamo davanti una sorta di grande puzzle con tutte le interazioni che si sono verificate durante le riprese. Non si tratta di un documentario o di un bestiario. Non mostro dieci scene con un animale, e poi altre dieci con un altro. No, l’imperativo è la storia, la storia, la storia…Il mio obiettivo è quello di creare un legame con lo spettatore.

Lei ha scelto di non sottolineare troppo il discorso dell’ambientalismo, ma piuttosto di stimolare gli spettatori a prenderne coscienza. Come quando suggerisce che le renne sono costrette a salire più in alto per trovare i licheni, o quando mostra la macchina per la deforestazione che appare all’improvviso come un predatore…

Il discorso ambientalista a forza di sentirlo tutti i giorni diventa sterile, perde forza. Bisogna trovare un altro modo per sensibilizzare la gente, anziché dire “Non è bello quello che gli esseri umani fanno al pianeta e agli animali”. Da questo punto di vista, appartengo alla scuola di Miyazaki: meravigliando lo spettatore lo si stimola a proteggere l’ambiente. La presa di coscienza avrà luogo perché i bambini si affezioneranno ad Ailo, all’ermellino e al ghiottone, e penseranno: “sarebbe davvero un gran peccato se tutto questo sparisse…”. Del resto, funziona così anche con gli adulti.

Note di produzione – Le riprese in Lapponia

La Lapponia finlandese è la Terra di Babbo Natale, è il luogo in cui le renne sono più numerose degli esseri umani (se ne contano oltre 190.000), dove la natura inalterata ricopre migliaia di chilometri e dove imperversa un clima glaciale. È anche un territori ricco di montagne, di foreste e di laghi. La capitale della Lapponia finlandese è Rovaniemi, che è anche il luogo di residenza ufficiale di Babbo Natale. La Lapponia finlandese è la parte situata al di sotto del circolo polare artico. La parola finlandese per dire renna è “poro”. La renna è un animale robusto, un maschio adulto di corporatura media, alto 1 metro e 30 centimetri al garrese, arriva a pesare anche 180 chili, mentre le femmine alte 1 metro e 10 pesano mediamente 100 chili. La loro pelliccia può essere marrone, bianca o grigia, e hanno una corta coda. Sia i maschi che le femmine d’estate hanno le corna ricoperte di velluto, che poi perdono in autunno. A quel punto le corna assumono un colorito rosso, e poi marrone scuro. Le corna dei maschi cadono all’inizio dell’inverno, quelle delle femmine più avanti, verso la primavera. Hanno degli zoccoli larghi, che permettono loro di camminare sulla neve. La renna è abituata a vivere in ambienti estremi, freddi, acidi e poveri. Si nutre di erba, di cespugli, di corteccia e di licheni, che a volte è costretta a cercare sotto alla neve. Il suo predatore principale è il lupo. Anche gli orsi neri, bruni e polari rappresentano una minaccia. Tuttavia, le renne in buone condizioni di salute sono molto più veloci nella corsa della maggior parte dei loro predatori. Sono soprattutto gli individui deboli, malati, giovani o anziani che soccombono ai predatori. La renna può facilmente arrivare a correre a una velocità di 70 chilometri all’ora in caso di pericolo. Inoltre, le corna dei grandi maschi sono un’arma formidabile per affrontare i lupi o un orso solitario. Il periodo di accoppiamento comincia a ottobre e dà luogo a delle lotte tra maschi per ottenere un harem di femmine. La gestazione, che ha luogo durante l’inverno, dura tra i sette e i nove mesi. Gli ultimi due mesi sono quelli in cui la madre può interrompere lo sviluppo del feto: se il cibo disponibile non permette la sopravvivenza della madre e la crescita del feto, lo sviluppo di quest’ultimo viene messo da parte e posticipato. Quando il cucciolo è pronto per nascere, la madre può ritardare di qualche giorno la sua nascita al fine di aspettare le condizioni climatiche ideali: non deve fare troppo caldo e non deve piovere troppo, tutto questo ha lo scopo di aumentare le possibilità di sopravvivenza del piccolo.

Chi è Guillaume Maidatchvesky?

Guillaume Maidatchvesky è un regista francese, specializzato nella fauna. Ha lavorato sia per delle produzioni indipendenti che per degli importanti canali televisivi francesi e internazionali, come France 2, France 5, National Geographic, ZDF e SKY. Guillaume ama far sognare gli spettatori e raccontare loro delle storie. Sono stati i suoi studi in biologia che pian piano l’hanno portato alla regia dei documentari. In genere, scrive e dirige delle storie legate alla natura e alla protezione del pianeta. Oltre a dirigere documentari sugli animali, ormai gira anche spot pubblicitari e lungometraggi. Ailo: Un’avventura tra i ghiacci è il suo primo lungometraggio. Si tratta di un racconto che ha per protagonisti gli animali. Si rivolge sia al pubblico dei bambini che a quello degli adulti ed è stato girato nell’arco di 120 giorni, tra il 2017 e il 2018.

La colonna sonora

 

  •  Le musiche originali del film sono del compositore Julien Jaouen (Bis – Ritorno al passato, Separati ma non troppo, 700 squali nella notte).
  • Il regista Guillaume Maidatchvesky parla della collaborazione con Julien Jaouen: “Chiedo sempre a Julien di comporre la musica prima delle riprese. Poi sul set trascorro molti giorni a girare con i suoi brani in sottofondo. E le scene che giro con la sua musica in sottofondo vengono sistematicamente conservate in fase di montaggio. È come se, in quei momenti, la sua musica guidasse il mio braccio e il movimento della macchina da presa. Noi due formiamo un vero e proprio binomio.”
  • La canzone dei titoli di coda “Ailo: une odyssée en Laponie” è composta e interpretata da Aldebert.

TRACK LISTINGS:

1. Laponia 4:25
2. La naissance d’Aïlo 4:16
3. Il doit vivre 2:18
4. L’écureuil 1:24
5. Hermine et le Lemming 3:24
6. Le voyage d’Aïlo 3:58
7. Le troupeau 1:59
8. Petits rennes 1:25
9. L’arracheur de sommeil 1:56
10. Les loups 1:14
11. L’hiver 2:08
12. La traque 2:25
13. Le fantôme de la Taïga 2:45
14. Boréalis 3:21
15. L’odyssée se termine 1:25
16. Un nouveau défi 1:35
17. Vers le grand nord 1:54
18. Aïlo (Aldebert) 3:48

La colonna sonora di “Ailo” è disponibile su Amazon.

https://www.youtube.com/watch?v=DW09SnjyzEQ