Home Notizie Amici miei, 50 anni di risate e malinconia: il capolavoro di Monicelli che ha cambiato il cinema italiano

Amici miei, 50 anni di risate e malinconia: il capolavoro di Monicelli che ha cambiato il cinema italiano

Cinquant’anni fa usciva Amici miei, commedia di Mario Monicelli divenuta cult del cinema italiano tra “zingarate” e “supercazzole”

16 Agosto 2025 19:00

Era il giorno di Ferragosto del 15 agosto 1975, che proprio come quest’anno cadeva di venerdì. E contrariamente al parere di quasi tutti i protagonisti del film – che avrebbero preferito aspettare l’autunno, se non addirittura Natale, la Cineriz (proprietà Rizzoli) decideva di programmare in alcune sale Amici Miei, pellicola diretta da Mario Monicelli destinata in poche settimane a diventare una pietra miliare del cinema italiano.

Doveva essere una proiezione in sordina, poche sale in poche città: un sorta di proiezione a campione per capire la reazione del pubblico in vista del lancio su scala nazionale in programma a ottobre. Fu un terremoto. Senza social, ma solo con il passaparola, il sabato e la domenica si registrarono code ai botteghini per vedere quello che tutti i giornali considerarono “il capolavoro assoluto del cinismo e della satira italiana”.

Amici Miei, successo inarrivabile

Fu un’operazione di promozione forse involontaria, ma magistrale. Perché quando il film uscì dalle programmazioni, il pubblico protestà chiedendo la sua immediata replica nelle sale. E la Cineriz aspettò due mesi ottenendo esattamente l’effetto sperato. Code ai botteghini, un entusiasmo che da tempo non si registrava per un cinema italiano che sembrava essersi seduto su una commedia più pecoreccia e a buon mercato.

Il film registrò un successo senza precedenti diventando il campione d’incassi della stagione 1975-76, superando addirittura due colossi americani come Lo squalo di Steven Spielberg e Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman.

Amici Miei oggi

A cinquant’anni di distanza, Amici miei non è soltanto un cult, ma un’opera capace di raccontare ancora oggi la leggerezza, la spensieratezza e la malinconia di una grande amicizia, attraverso personaggi indimenticabili e battute entrate a far parte del linguaggio comune.

Ancora oggi la supercazzola, il come se fosse antani, è qualcosa che è entrato a far parte in modo indelebile del nostro immaginario collettivo. E se non ci credete provate a chiedere a Siri se la supercazzola è prematurata, con scappellamento a destra e fuochi fatui. E sentite che cosa vi risponde…

L’idea originale di Amici Miei 

Il progetto nacque da un’idea di Pietro Germi, che aveva sviluppato soggetto e sceneggiatura insieme Piero De Bernardi, Leo Benvenuti (tra le firme del primo Fantozzi) e Tullio Pinelli. La malattia lo costrinse a rinunciare al set: Germi non ebbe nemmeno la soddisfazione di partecipare al successo della pellicola perché scomparve pochi mesi prima dell’esordio. Fu lui stesso a chiedere a Monicelli di completare il lavoro lasciando note dettagliatissime su quello che doveva essere lo spessore dei personaggi e la scansione delle riprese.

Tant’è che nei titoli di testa compare infatti la dicitura “un film di Pietro Germi” con la scritta aggiuntiva “regia di Mario Monicelli”: un omaggio all’autore originario.

Secondo la leggenda, fu proprio Germi a congedarsi dalla troupe con la frase “Amici miei, ci vedremo, io me ne vado”. Sarebbe stata proprio questa la frase che suggerì il titolo definitivo del film che inizialmente doveva coinvolgere Marcello Mastroianni e Raimondo Vianello. Mastroianni rispose no grazie… “Sono stanco e ci sono troppi protagonisti” avrebbe detto. Per poi pentirsene. Vianello rifiutò perché, appassionatissimo di calcio, non voleva dover rinunciare alla messa in onda del Mondiale di calcio contestuale al calendario delle riprese.

Amici MIei, cartellone
Il cartellone originale del primo Amici MIei – Credits Cineriz Rizzoli (CineBlog.it)

Amici Miei, i protagonisti

Alla fine i protagonisti furono Ugo Tognazzi (il conte Raffaello Mascetti), Gastone Moschin (l’architetto Rambaldo Melandri), Philipe Noiret (il giornalista Giorgio Peozzi), Duilio Del Prete (il ristoratore Guido Necchi) e Adolfo Celi (il professor Alfeo Sassaroli).

Del Prete non avrebbe partecipato agli spin-off che avrebbero coinvolto in misura molto maggiore Adolfo Celi, inizialmente una sorta di personaggio di contorno, sostituito da Renzo Montagnani che nel primo film era invece il doppiatore di Noiret.

Satira crudele e malinonica

La forza del film sta nella capacità di mescolare comicità e malinconia. Le celebri “zingarate” – scherzi crudeli ma goliardici – e la mitica “supercazzola” inventata dal conte Mascetti (Ugo Tognazzi) sono diventati modi di dire entrati nel linguaggio comune, al punto che l’opera è stata accostata a La dolce vita per la sua influenza culturale.

La trama, semplice ma incisiva, segue un gruppo di amici cinquantenni – Mascetti, Perozzi, Melandri, e il Necchi – che cercano di esorcizzare la noia e la paura della vecchiaia attraverso scherzi e risate. Ma dietro la leggerezza emerge sempre un tono dolceamaro, che esplode nel finale con la morte di Perozzi (Philippe Noiret), che culmina nel pianto degli amici durante il funerale che si trasforma in una risata liberatoria.

Due sequel e numerose imitazioni

Con il passare degli anni, Amici miei ha dato vita a due sequel (1982 e 1985), mantenendo intatta la sua popolarità. Paradossalmente non ne esistono versioni straniere nonostante siano stati decine gli attori di Hollywood a definirlo un film geniale. Impensabile tradurre in cultura estera i giochi di parole ferocemente italiani, anzi… toscani, che sono alla base stessa del film.

Oggi Amici Miei viene studiato nelle scuole di cinema e citato nelle più diverse occasioni, segno che le sue battute e i suoi personaggi hanno oltrepassato i confini generazionali. All’estero è considerato insieme a Fantozzi, altro film spesso citato, ma mai imitato da comici e registri stranieri, una delle rappresentazioni più fedeli della satira italiana.