Londra premia ‘Imperium’, ‘Concrete Land’ e ‘9 Temples to Heaven’ al 70° BFI London Film Festival
The 70th BFI London Film Festival awards honored Imperium, Concrete Land, and 9 Temples to Heaven as major winners, recognizing emerging voices across three continents.
La settantesima edizione del BFI London Film Festival si è chiusa con un palmarès che attraversa tre continenti e altrettante tradizioni cinematografiche, confermando la capacità del festival londinese di identificare voci autoriali che il circuito internazionale non ha ancora pienamente assorbito. I BFI London Film Festival awards annunciati intorno al 18 ottobre 2026 hanno premiato opere provenienti dall’Europa orientale, dal Sudest asiatico e dal Medio Oriente, disegnando una mappa del cinema contemporaneo lontana dai percorsi più battuti.
Loznitsa e Imperium: il Best Film Award va a un maestro del reale
Il premio più atteso, il Best Film Award in Official Competition, è andato a Imperium di Sergei Loznitsa. Il regista ucraino — già autore di opere come Donbass e Babi Yar. Context — è da anni una delle figure più coerenti e intransigenti del cinema europeo, capace di muoversi con uguale rigore tra documentario e finzione. Imperium si inserisce in questa traiettoria con la forza di chi non cerca compromessi con lo spettatore, ma lo accompagna dentro la complessità storica e morale senza scorciatoie narrative.
La vittoria ai BFI London Film Festival awards rappresenta un riconoscimento significativo per un cinema che spesso trova nei festival il suo unico interlocutore reale. Loznitsa ha costruito nel tempo un corpus di lavori che interroga l’Europa, la memoria collettiva e i meccanismi del potere con una lucidità rara. Che il LFF abbia scelto Imperium come film di punta della sua settantesima edizione dice qualcosa anche sulla direzione curatoriale del festival: un cinema che non intrattiene per il gusto di farlo, ma che esige attenzione.
Il Sutherland Award a Sompot Chidgasornpongse per 9 Temples to Heaven
Il Sutherland Award, destinato alla migliore opera prima nella First Feature Competition, è stato assegnato a 9 Temples to Heaven del regista tailandese Sompot Chidgasornpongse. Si tratta di un premio che storicamente il BFI utilizza per segnalare talenti all’inizio del percorso, e la scelta di Chidgasornpongse conferma l’attenzione del festival verso il cinema del Sudest asiatico, un’area geografica che negli ultimi anni ha prodotto alcune delle opere più interessanti del panorama festivaliero internazionale.
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Chidgasornpongse era già noto agli appassionati come collaboratore di lunga data di Apichatpong Weerasethakul, con cui ha lavorato su diversi progetti. 9 Temples to Heaven rappresenta il suo debutto autonomo alla regia di un lungometraggio, e il riconoscimento londinese potrebbe aprirgli le porte di una distribuzione internazionale più ampia. I BFI London Film Festival awards hanno spesso funzionato da trampolino per opere prime che altrimenti avrebbero faticato a uscire dai confini del circuito dei festival specializzati.
Il Grierson Award e il cinema del reale: Concrete Land di Asmahan Bkerat
Nella sezione documentaristica, il Grierson Award è andato a Concrete Land della regista Asmahan Bkerat. Il premio porta il nome di John Grierson, considerato il padre del documentario britannico, e rappresenta uno dei riconoscimenti più prestigiosi che il BFI assegna nell’ambito della non-fiction cinematografica.
Concrete Land porta al centro dell’attenzione un cinema documentario che guarda al Medio Oriente con sguardo diretto e senza filtri estetici consolatori. La vittoria di Bkerat ai BFI London Film Festival awards rafforza una tendenza già visibile nelle ultime edizioni: il festival londinese ha progressivamente ampliato il proprio interesse verso il documentario come forma d’arte autonoma, non come appendice o appendice tematica della sezione fiction. Il Grierson Award è in questo senso una dichiarazione di intenti quanto un riconoscimento.
Aman e i cortometraggi: Rahul Roye nella competizione short
Nella competizione dedicata ai cortometraggi, il riconoscimento è andato a Aman, diretto da Rahul Roye. Il formato breve è spesso il punto d’ingresso nel sistema festivaliero per registi che non hanno ancora avuto accesso alle risorse necessarie per un lungometraggio, e il BFI ha da sempre trattato questa sezione con serietà critica. La vittoria di Roye completa un palmarès che privilegia voci non ancora consolidate nel mercato internazionale, ma già riconoscibili per la qualità del loro sguardo.
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Le menzioni speciali: Queer Edward II, MASC e Daughters of the Late Colonel
Accanto ai premi principali, la giuria dei BFI London Film Festival awards ha assegnato menzioni speciali a tre opere: Queer Edward II, MASC e Daughters of the Late Colonel. Le menzioni speciali in un festival della statura del LFF non sono mai puramente consolatorie: servono a segnalare opere che la giuria ha ritenuto meritevoli di attenzione critica pur non rientrando nei criteri che hanno determinato i premi principali.
Queer Edward II richiama nel titolo la figura di Edoardo II d’Inghilterra, già al centro di uno dei film più radicali di Derek Jarman — Edward II del 1991 — e suggerisce una rilettura contemporanea di quella materia storica e politica. MASC e Daughters of the Late Colonel completano un terzetto di menzioni che, come spesso accade al LFF, indica direzioni di ricerca più che conferma di percorsi già noti.
Una settantesima edizione che guarda fuori dai centri
Guardando al complesso dei BFI London Film Festival awards di questa edizione, emerge una coerenza di fondo: nessuno dei film premiati proviene dai circuiti produttivi più consolidati. Loznitsa lavora ai margini dell’industria europea, Chidgasornpongse viene dal Sudest asiatico, Bkerat porta uno sguardo mediorientale sul reale. È una scelta che il BFI London Film Festival ha reso sempre più esplicita negli ultimi anni, posizionando il festival come spazio di scoperta piuttosto che di ratifica di consensi già formati altrove.
La settantesima edizione chiude con un palmarès che difficilmente farà rumore nei circuiti commerciali, ma che fotografa con precisione dove si trovano alcune delle energie più vive del cinema mondiale in questo momento. Per chi segue il festival londinese con continuità, è esattamente il tipo di segnale che ci si aspetta da un’istituzione che ha costruito la propria autorevolezza sulla capacità di anticipare, non di seguire.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.