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Stasera in tv: “Cento giorni a Palermo” su Rai 3

Rai 3 stasera propone Cento giorni a Palermo, film biografico del 1984 di Giuseppe Ferrara con Lino Ventura , Giuliana De Sio, Arnoldo Foà, Lino Troisi e Stefano Satta Flores.

2 Settembre 2023 12:26

Cento giorni a Palermo, su Rai 3 il film di Giuseppe Ferrara, interpretato da Lino Ventura e Giuliana De Sio, che rievoca le vicende accadute nei 100 giorni passati nel capoluogo siciliano dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Cento giorni a Palermo – Cast e personaggi

Lino Ventura: gen. Carlo Alberto dalla Chiesa (voce italiana di Adalberto Maria Merli)
Giuliana De Sio: Emanuela Setti Carraro
Arnoldo Foà: Virginio Rognoni
Lino Troisi: Pio La Torre
Stefano Satta Flores: capitano Fontana
Adalberto Maria Merli: faccendiere miliardario mafioso
Accursio Di Leo: Lo Verde
Andrea Aureli: mafioso
Francesco Scimemi: studente
Mimmo Cuticchio: portuale / cantastorie nel finale

Cento giorni a Palermo – Trama e trailer

Palermo, aprile 1982. I cittadini del capoluogo siciliano attendono con fiducia e speranza l’arrivo del nuovo prefetto, nominato dal Ministro dell’Interno Virginio Rognoni (Foà): non si tratta di un dirigente degli apparati dello Stato, ma del generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa (Ventura), conosciuto in tutto il Paese per il decisivo contributo dato in passato alla lotta contro il banditismo siciliano e successivamente all’eversione rossa. Ad accompagnare a Palermo il Generale è la sua giovane seconda moglie Emanuela Setti Carraro (De Sio), mentre ad aiutare dalla Chiesa nelle prime indagini c’è il capitano Fontana (Satta Flores). Palermo è stanca e impaurita per gli ultimi efferati omicidi eccellenti di Boris Giuliano, Piersanti Mattarella, Cesare Terranova, Gaetano Costa e Pio La Torre, quest’ultimo assassinato proprio il giorno dell’insediamento in Prefettura di dalla Chiesa. I palermitani vedono nel Generale la loro ultima speranza: speranza che, come reciterà poi una celebre scritta su un muro, morirà cento giorni dopo.

Curiosità sul film

  • Giuseppe Ferrara dirige “Cento giorni a Palermo” da una sua sceneggiatura scritta con Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso), Giorgio Arlorio (I giorni del commissario Ambrosio), PiergGiovanni Anchisi (Segreto di stato), il giornalista Riccardo Iacona (Barcamenandoci) e William Laurent (original screenplay)
  • Il film vanta la consulenza del giornalista Giuseppe Marrazzo.
  •  Nel film compaiono Sandro Ruotolo nei panni di un giornalista de “L’Ora” e Luca Zingaretti in quelli di un agente.
  • Il film è una coproduzione Francia-Italia, questo è il motivo per cui esistono due versioni della pellicola. La versione francese dura circa 9 minuti in meno rispetto alla versione italiana. Molte scene sono disposte in un ordine diverso. La versione francese presenta una scena non inclusa nella versione italiana in cui Dalla Chiesa parla con degli ex colleghi.
  • Il cast tecnico: Fotografia di Silvio Fraschetti / Montaggio di Mario Gargiulo / Scenografia di Antonio Visone / Costumi di Laura Vaccari.
  • L’attore Adalberto Maria Merli appare nel film sia come attore, interpreta un mafioso nell’incipit, sia come doppiatore del protagonista Lino Ventura.
  • Il film ha segnato l’ultimo ruolo di Stefano Satta Flores, nel film braccio destro del Generale, e per Ventura l’ultima grande interpretazione: per uno strano caso del destino i due attori morirono il 22 ottobre, rispettivamente del 1985 e del 1987. Ventura era nato a Parma, la stessa città dove riposa Carlo Alberto dalla Chiesa.

Note di produzione


Nando dalla Chiesa ricorda che il film nacque in una situazione particolare, di reazione al delitto. Un suo merito sta nel finanziamento da parte di ben 20 associazioni cooperative: uno slancio collettivo, con tutti i limiti del caso, che però favorì una funzione civile immediata. Per Nando “Cento giorni a Palermo” resta uno dei migliori film girati da Ferrara a ridosso di eventi storici, ma lui vide il film soltanto 25 anni dopo la sua uscita. Non era facile “rivedere” suo padre e soprattutto guardare la sequenza finale così ben ricostruita: ci riuscì in occasione di una proiezione organizzata in una scuola media sarda, dove Nando si rese protagonista di una sfuriata nei confronti di quei ragazzi, usciti dalla sala come se avessero appena assistito a un blockbuster americano. Queste operazioni vanno fatte con preparazione e oculatezza, suggerisce ancora oggi Nando dalla Chiesa: questi film devono essere il coronamento di un lavoro preceduto da studi e riflessioni.

Per interpretare Emanuela Setti Carraro, seconda moglie del Generale, Ferrara chiamò Giuliana De Sio. L’attrice salernitana ancora oggi ricorda che venne a sapere dell’agguato a dalla Chiesa mentre era al Festival di Venezia a presentare Sciopèn. La distanza che c’era fra la personalità della Setti Carraro e quella della De Sio era enorme, ma la bravura dell’attrice – non sono pochi quelli che la considerano la nostra Isabelle Huppert – è considerevole: De Sio si liberò totalmente di se stessa, studiò il personaggio leggendo il libro che la madre di Emanuela Setti Carraro, fra mille polemiche, dette alle stampe dopo solo sei mesi dai fatti. A spingere la De Sio ad accettare quel ruolo fu la presenza nel cast di uno dei suoi idoli, quel Ventura tanto ammirato nei noir francesi. L’attore fece recapitare all’attrice un mazzo di fiori, un gesto galante così inaspettato che lei si dimenticò di ringraziarlo: per due settimane Ventura non le rivolse la parola. Di Ventura la De Sio rimase colpita anche da un dettaglio, la clausola che l’attore pretendeva nei suoi contratti: non voleva baciare nessuna attrice, né tantomeno girare scene di sesso. Giuliana De Sio ricorda che la lavorazione di Cento giorni a Palermo non fu affatto facile, la troupe era circondata da uomini armati, c’erano elicotteri che volavano di continuo sul set, gente che si accalcava per assistere alle riprese insieme a venditori di popcorn. Per la sequenza finale la troupe impiegò due notti per poi cambiare location di nascosto, ripiegando su una strada somigliante a via Carini, luogo dell’agguato.

Per Emanuela Setti Carraro Rita dalla Chiesa ha parole affettuose: la giovane età e il sincero amore verso il Generale furono le concause della sua morte, la donna non si rese conto fino in fondo di cosa volesse dire essere la compagna di vita di dalla Chiesa. Rita ricorda suo padre che implorava la moglie di non seguirlo a Palermo, ma lei non lo ascoltò: fece qualcosa che la madre di Rita mai avrebbe fatto, perché abituata a quello stile di vita disagiato, dove le esigenze di suo marito venivano prima di tutto. Quanto all’accusa di avventatezza che qualcuno mosse al Generale per essere uscito quella sera dalla Prefettura a bordo dell’utilitaria guidata dalla Setti Carraro, Nando racconta che quello era un suo modo per proteggersi: cita al riguardo Patrizio Peci, il primo ‘pentito’ delle Brigate Rosse, il quale raccontò ai giudici di un agguato fallito ai danni di dalla Chiesa proprio perché quel giorno si era messo alla guida dell’auto di un suo collega, anziché sedere sul sedile posteriore di un’Alfetta blu come si attendevano i brigatisti. Purtroppo a Palermo ci fu una soffiata di qualcuno che era in Prefettura: Rita è certa che Emanuela Setti Carraro fosse un obiettivo come suo padre, la mafia intendeva cancellare totalmente la memoria del Generale, eliminando anche chi gli era più vicino. Due giorni dopo l’assassinio, in Irpinia sconosciuti entrarono nella villa dei dalla Chiesa rubando tutto quello che trovarono nello studio del Generale, lasciando due civette morte. [Fonte: Rai Cultura]

Giuseppe Ferrara – Note biografiche

Giuseppe Ferrara (15 luglio 1932 – 25 giugno 2016) esordisce nel lungometraggio con Il sasso in bocca veemente denuncia della criminalità mafiosa in Sicilia. Con alle spalle più di quarant’anni di cinema civile, per Ferrara è impossibile separare la finzione dalla realtà, la visione politica da quella del cineasta: dai documentari sul lavoro nelle miniere, ai film Faccia di spia, Panagulis Vive, Cento giorni a Palermo, Il Caso Moro, Giovanni Falcone, Donne di mafia e I banchieri di Dio.

Ferrara ha conseguito numerosi riconoscimenti partecipando inoltre ai Festival di Venezia, Berlino, Montreal, Valencia, Mosca e diretto più di cento documentari e numerosi programmi televisivi. Laureato in Lettere all’Università di Firenze, inizia la sua attività come pubblicista cinematografico, con le riviste Bianco e nero, Cinema, Filmcritica e altre – e dirigendo la rivista Film selezione.

Ha collaborato con conversazioni cinematografiche a Raidue e Raitre, collaborato e diretto programmi ed inchieste televisive, come Il pregiudizio sociale e La logica della fantasia ed ha diretto una Enciclopedia pratica dello spettacolo in 80 fascicoli (Accademia, 1970-76) ed a volumi di carattere antologico.

Era iscritto all’Albo Pubblicisti,  faceva parte del Sindacato Critici Cinematografici Italiani e si era diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. La sua carriera si avvale anche di esperienze all’interno di organi direttivi quali ANAC, FILS-CGIL e Nuova Cooperativa di Doppiaggio di cui era presidente.

Il suo ultimo lungometraggio è stato Guido che sfidò le Brigate Rosse, film del 2007 con Massimo Ghini, Anna Galiena e Gianmarco Tognazzi. La trama racconta la storia di Guido Rossa, il sindacalista della CGIL presso lo stabilimento siderurgico delle Acciaierie Italsider di Cornigliano, ucciso dalle Brigate Rosse in un agguato sotto casa la mattina del 24 gennaio 1979.

Nel 2008 Ferrara ha partecipato al film collettivo no-profit All Human Rights for All, scritto e diretto da diversi registi e sceneggiatori. Consiste di 30 cortometraggi/episodi ispirati a 30 articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo realizzati in occasione del sessantesimo anniversario dalla proclamazione da parte dell’ONU della stessa Dichiarazione Universale. Ferrara ha realizzato con Mario Marchetti il corto / episodio “Art. 19”.

Carlo Alberto Dalla Chiesa – Note biografiche

Saluzzo, cittadina sabauda e piemontese sino al midollo, lo vede nascere il 27 settembre 1920. E’ un figlio d’arte: il papà ufficiale dei Carabinieri (Romano), il fratello pure (Romolo). Il primo contatto con la vita militare è la dura guerra nel Montenegro come sottotenente nel 1941. Un anno dopo passa ai Carabinieri e viene assegnato alla tenenza di San Benedetto del Tronto dove resta fino al fatidico 8 settembre 1943.

Passa nella provincia di Ascoli Piceno e un bel giorno viene affrontato da un partigiano comunista. I partigiani della zona temevano che lui fosse responsabile del blocco dei rifornimenti di armi che gli alleati di tanto in tanto riuscivano a spedire via mare. Alla domanda “Lei con chi sta, tenente, con l’Italia o la Germania?”, Dalla Chiesa risponde offrendo la sua collaborazione e per un certo periodo le cose filano a meraviglia. Poi, purtroppo qualcuno fa la spia e per Dalla Chiesa è meglio cambiare aria e darsi alla macchia insieme agli altri patrioti: diventa un responsabile delle trasmissioni radio clandestine di informazioni per gli americani.

La guerra si chiude per lui con una promozione e due croci al merito di guerra, tre campagne di guerra, una medaglia di benemerenza per i volontari della II GM, il distintivo della guerra di liberazione ed una laurea in giurisprudenza conseguita a Bari. In quella stessa università prenderà più tardi la laurea in scienze politiche.

La Sicilia che lo vede arrivare giovane capitano è immersa nel regno di terrore della mafia agraria, quella di Don Calò Vizzini, di Genco Russo e di Luciano Leggio. E’ una mafia che poi verrà rievocata con nostalgia quando emergeranno nuovi e ferocissimi boss, ma in realtà era solo più arcaica, non meno spietata. Cosa Nostra ha stretto un patto di ferro con i più retrivi latifondisti che temono le lotte e le rivendicazioni contadine guidate dai sindacalisti comunisti e socialisti.

Negli anni Sessanta Carlo Alberto torna nell’isola del suo destino e per oltre 7 anni gli viene affidato come colonnello il Comando della Legione di Palermo (1966-1973). Qualcosa dallo scacco di quindici anni fa l’ha imparata. Bisogna conoscere a fondo la situazione e raccogliere quante più prove possibili, facendo i conti con la realtà del posto. Nel 1966 un vero e proprio censimento degli uomini d’onore è stato finalmente realizzato e si conclude con l’arresto di 76 boss. Gente come Frank Coppola (Frank Tre dita) e Gerlando Alberti vengono arrestati e spediti al soggiorno obbligato.

Negli anni settanta i processi vanificheranno di nuovo la sua opera e un Dalla Chiesa più disilluso che mai dichiarerà alla commissione antimafia riunita il 4 novembre 1970: “Siamo senza unghie, ecco; francamente, di fronte a questi personaggi, mentre nell’indagine normale, nella delinquenza, possiamo far fronte e abbiamo ottenuto anche dei risultati di rilievo, nei confronti del mafioso in quanto tale, in quanto inquadrato in un contesto particolare, è difficile per noi raggiungere le prove…”.

Non c’è però tempo per i rimpianti. La lotta al terrorismo coinvolge presto Dalla Chiesa, ormai promosso generale. Dall’ottobre 1973 al marzo 1977 comanda la Brigata di Torino. Poi nel maggio 1977 assume l’incarico di coordinamento del servizio di sicurezza degli istituti di prevenzione e pena. Prima del suo arrivo le evasioni spettacolari avevano insinuato il sospetto che nelle carceri si potesse fare di tutto. Dopo la “cura” del generale vengono fuori le cosiddette supercarceri dalle quali la fuga è praticamente impossibile. Si tratta di un duro colpo sia per i terroristi che per i mafiosi, come ben sa Totò Riina finito proprio in uno di questi istituti di massima sicurezza.

Successivamente (settembre 1978) assume anche le funzioni di coordinamento e di cooperazione tra Forze di Polizia nella lotta al terrorismo. Dallas, come lo soprannominano affettuosamente i suoi con una contrazione, è sempre un militare tutto d’un pezzo. Gira senza scorta perché crede che un ufficiale, all’assalto, non ci va con la scorta, ma sa benissimo coprirsi le spalle dalle insidie dei palazzi romani. Quando riceve i pieni poteri per la lotta alle Brigate Rosse una stampa faziosa lo dipinge come un futuro uomo forte della scena politica italiana. Lui non si muove prima di una discreta e attenta gestione delle pubbliche relazioni, che gli garantisce un segnale di via libera anche da parte delle opposizioni.

Nel 1982 arriva alla massima carica per un carabiniere: vice Comandante Generale dell’Arma. Con le promozioni arrivano altre decorazioni: croce d’oro per anzianità di servizio, medaglia d’oro di lungo comando, distintivo di ferita in servizio, una Medaglia d’Argento al Valor Militare, una di Bronzo al Valor Civile, 38 encomi solenni, una medaglia mauriziana. Al suo fianco compare, dopo la morte dell’amatissima moglie Dora Fabbo, una seconda moglie giovanissima e decisa: Emanuela Setti-Carraro. E’ un periodo durissimo, però il futuro sembra sorridergli.

Alla nomina a Prefetto di Palermo il ministro degli Interni, Virginio Rognoni, comincia a pensarci poco prima delle festività natalizie del 1981. L’escalation mafiosa è fortissima e l’austero generale sembra la persona giusta per arrestarla. Ne parla prima con l’allora presidente del Consiglio, Giovanni Spadolini, poi con i segretari dei cinque partiti di maggioranza ed infine sonda gli umori delle forze di opposizione. Da tutti un aperto consenso e nel marzo 1982, Rognoni, comunica a Dalla Chiesa la nuova nomina.

Dallas non esita a manifestare perplessità, ma suadente Rognoni gli dice: “Caro generale, lei va a Palermo non come Prefetto ordinario ma con il compito di coordinare tutte le informazioni sull’universo mafioso”. Il Ministro conta di dargli tutti i poteri in vigore per il suo compito; il generale, che sa quanto sia vana la parola ‘coordinamento’, vuole poteri reali, uomini, mezzi e fondi (saranno concessi solo al suo successore). A maggio 1981, giunto a Villa Whitaker, trova una situazione pesante perché è scoppiata una gran guerra tra le cosche. Nell’estate in cui c’è Dalla Chiesa a Palermo ci sono 52 morti e 20 lupare bianche.

Gli uomini d’onore sanno benissimo di non essere invulnerabili e di doversi proteggere oltre la paranoia. Dalla Chiesa, seguito da cento occhi, ascoltato da cento orecchie, è immerso nei veleni di Palermo e circondato da molti onorevoli e notabili che mal nascondono una viva preoccupazione.

Significativo uno scambio di battute a distanza sui giornali. Dalla Chiesa: “C’è una crescita della mafia, che va radicandosi anche come realtà politico-malavitosa”. Martellucci: “Io ho la vista acuta, eppure non ho mai visto la mafia”. Dalla Chiesa, alla commemorazione del Colonnello dei Carabinieri Russo ucciso dalla mafia: “Aveva tutti e cinque i sensi sviluppati, ma la mafia l’ha ammazzato”. Il prefetto di Catania: “La mafia, qui da noi, non esiste”. Il generale capisce che deve muoversi in fretta, prima che sia troppo tardi.

Dalla Chiesa agisce. In due successivi blitz, interrompe con 10 arresti il summit dei vincitori corleonesi a Villagrazia, mentre in via Messina Marine scopre una raffineria di eroina con una produzione di 50 chilogrammi a settimana. Nel giugno 1982 invia il rapporto dei 162, una vera mappa del crimine organizzato. Al vertice ci sono i Greco di Ciaculli, con attività a Tangeri e in Sud America. Insieme ad essi i Corleonesi, il clan di Corso dei Mille. I perdenti Inzerillo, Badalamenti, Bontade, Buscetta sono stati invece massacrati.

Per 20 giorni i magistrati tacciono poi spiccano 87 mandati di cattura e 18 arresti, ma restano latitanti una ventina dei più grossi tra cui Michele Greco, il Papa, braccio violento di suo zio Totò Greco detto l’ingegnere. Poi segue un rapporto della Guardia di Finanza sul mondo delle false fatture e dei contributi pubblici finiti nelle tasche di noti esponenti di Palermo e Catania. Inoltre il generale rispolvera l’efficace arma delle indagini su comparati, parentele e amicizie: avvia un’indagine sui registri di battesimo e nozze per vedere quali politici abbiano presenziato a eventi di famiglie mafiose. Riesamina anche vecchie voci di pranzi di ex-ministri con potenti boss e, con dodici agenti della Guardia di Finanza, fa setacciare ben 3.000 patrimoni.

Cosa Nostra decide che è il momento di risolvere il problema. Il 3 settembre 1982 trenta pallottole di Kalashnikov falciano Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti-Carraro mentre un altro killer liquida l’agente di scorta, Domenico Russo. Lui tenta di proteggere la moglie col suo corpo, ma il killer spara prima a lei. Al funerale ci sono molte grida in favore della pena di morte. Solo Pertini ha potuto raggiungere indisturbato la sua auto mentre altre personalità sono state circondate, spintonate e colpite con monetine.

Il 5 settembre arriva una telefonata anonima al quotidiano La Sicilia: “L’operazione Carlo Alberto è conclusa”.
Il Generale Dalla Chiesa siede tra gli eroi che l’Arma dei Carabinieri ha donato al Paese ed al Popolo italiano, ed anche quando si affievolisce il ricordo di lontani eroismi, resta indelebile la nuda, spartana virtù del dovere compiuto in nome di una società civile. [Fonte: Carabinieri.it]

Carlo Alberto Dalla Chiesa al cinema e in tv

Cinema

Lino Ventura in Cento giorni a Palermo di Giuseppe Ferrara (1984)
Arturo Todaro in Placido Rizzotto di Pasquale Scimeca (2000)
Turi Giuffrida in La mafia uccide solo d’estate, regia di Pierfrancesco Diliberto (2013)
Rivivendo Carlo Alberto dalla Chiesa, documentario di Lorenzo Rossi Espagnet (2012)

Televisione

Giancarlo Giannini in Il generale Dalla Chiesa (2007), miniserie tv di Canale 5
Pierluigi Misasi in Il capo dei capi (2007), miniserie tv di Canale 5
Rodolfo Corsato in L’ultimo dei Corleonesi (2007) Film tv di Rai 1
Sergio Castellitto in Il nostro generale (2023) Fiction di Rai 1
Generale Carlo Alberto dalla Chiesa – La storia siamo noi, documentario di Rai 3

Cento giorni a Palermo – La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore Vittorio Gelmetti (25 aprile 1926 – 4 febbraio 1992). Gelmetti ha musicato anche l’esordio di Giuseppe Ferrara “Il sasso in bocca”, “Deserto Rosso” di Michelangelo Antonioni (composizioni elettroniche), “Sotto il segno dello scorpione” di Paolo e Vittorio Taviani ed “Hermitage” di Carmelo Bene.

1. Manuela (03:45)
2. Attesa (03:02)
3. Controra (02:15)
4. Cento Giorni (02:21)
5. Processione (01:49)
6. Vucceria (01:37)
7. Senza Speranza (05:00)
8. Verso la Fine (04:45)
9. Ombre di Pupi (01:25)
10. Ostinato Appuntamento (05:13)