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Ghostbusters: Legacy, recensione – Di padre in figlio l’eredità degli Acchiappafantasmi è in ottime mani

Leggi la recensione in anteprima del sequel “Ghostbusters: Legacy”, Jason Reitman vince la sfida onorando il passato e guardando al futuro.

Gli Acchiappafantasmi sono tornati in un commovente ed esaltante viaggio tra passato, presente e un  potenziale futuro; il Ghostbusters: Legacy di Jason Reitman regala ai fan il film che volevano e dimostra come la formula del sequel, al contrario del formato reboot, sia ormai la scelta migliore per rilanciare un classico per una nuova generazione.

Dopo essere stati sfrattati dalla loro casa, una madre single e i suoi due figli sono costretti a trasferirsi in una fatiscente fattoria a Summerville, in Oklahoma, lasciata loro dal defunto nonno dei bambini. Sul posto si stanno verificando una serie di terremoti inspiegabili e nonostante non si trovi nessuna causa per il fenomeno, strane cose stanno accadendo in una vecchia miniera che un tempo apparteneva al presunto occultista Ivo Shandor. I bambini scoprono così la storia del nonno con i Ghostbusters originali, che da allora sono stati in gran parte dimenticati dal mondo al di là della loro base di fan. Quando i fenomeni sovrannaturali relativi al “Manhattan Crossrip del 1984” di New York si presentano e minacciano il mondo, i ragazzi, insieme alla loro famiglia e ai loro amici, devono usare l’attrezzatura dei Ghostbusters e diventare i loro successori per salvare la situazione.

Inutile nascondersi dietro a un dito, “Ghostbusters: Legacy” è figlio del deludente e sopravvalutato reboot al femminile di Paul Feig, operazione quella del regista de Le amiche della sposa che ha portato il franchise in una direzione, quella della parodia, che non era la formula del Ghostbusters originale. Riguardo al reboot, la cosa che più ha deluso il sottoscritto è stato il veder mettere in un unico calderone quello che alcuni hanno definito “fandom tossico”, con assurdi attacchi misogini e sessisti alle talentuose protagoniste del reboot, con le giuste rimostranze dei fan di lunga data che si lamentavano  che quello sullo schermo non era Ghostbusters, a prescindere da ciò che affermava la critica che a parer nostro è sembrato voler più difendere il cast e una giusta posizione contro un gruppetto di “haters”, che rendersi effettivamente conto che non bastano zaini protonici e qualche fantasma per riavere sullo schermo la magia del film originale.

Quando abbiamo sentito che Jason Reitman, regista molto apprezzato ma a digiuno di cinema fantastico, avrebbe portato avanti con un sequel l’eredità dei Ghostbusters creati dal padre Ivan Reitman, i fan si sono rincuorati e quando la vecchia Ecto-1 ha fatto la sua apparizione nel primo teaser trailer del film, l’entusiasmo come le aspettative sono salite a livelli stellari. Purtroppo la pandemia ha fatto slittare il film di un anno e in questo lungo lasso di tempo abbiamo seguito la post-produzione e i dettagli carpiti dalle interviste al cast e al regista, ma la notizia che ha entusiasmato di più è stata la conferma del ritorno nei ruoli originali di Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Sigourney Weaver, Annie Potts e nientemeno che il recalcitrante Bill Murray che è stato uno dei motivi per cui abbiamo atteso tanto per avere un Ghostbusters 3.

La sceneggiatura è buona. Punta sulle emozioni. Ha molta famiglia, con battute davvero interessanti. Funzionerà”. [Bill Murray]

“Ghostbusters: Legacy”, mai titolo italiano fu più azzeccato, è tutto incentrato sull’eredità degli Acchiappafantasmi, un vero e proprio lascito che la famiglia Reitman ha voluto regalare ai fan giustamente delusi, e così come assistiamo al passaggio al timone del franchise di padre in figlio, anche sullo schermo vediamo nascere una nuova generazione di Acchiappafantasmi, ma l’intero film si presenta principalmente come un sentito e toccante omaggio a Harold Ramis e al suo Egon Spengler, un tributo che permea l’intera pellicola, e che a quanto pare durante una proiezione ha commosso fino alle lacrime Ivan Reitman.

Mio padre non è uscito molto di casa a causa del Covid, Ma ha fatto un test, ha indossato una maschera e ha guidato fino al parcheggio della Sony per guardare il film con lo studio. E dopo, ha pianto e ha detto: “Sono così orgoglioso di essere tuo padre”. Ed è stato uno dei grandi momenti della mia vita”. [Jason Reitman]

Come accennato da Bill Murray, “Ghostbusters: Legacy” è anche un film sulla famiglia e grazie ad un regista come Jason Reitman che ha diretto gioiellini come Juno e Tully, le dinamiche familiari e soprattutto la parte emotivamente più complessa del film è finita decisamente in buone mani. La cosa più rilevante per i fan di lunga data era invece mostrate la capacità di Reitman figlio e dello sceneggiatore Gil Kenan (Monster House, Poltergeist) di ricreare quel meraviglioso equilibrio tra dramma e commedia che il reboot ha completamente mancato, quel mix di sovrannaturale e risate che ha reso l’originale Ghostbusters qualcosa di unico. Anche da questo punto di vista “Ghostbusters: Legacy” ha centrato l’obiettivo. Grazie ad una location rurale dalla qualità “atemporale” e alla capacità di Reitman di riutilizzare l’intera mitologia creata per il film originale, con “Ghostbusters: Legacy” sembra di guardare un film degli anni ottanta con funzionali strizzatine d’occhio ai Goonies e Stranger Things, ma anche una colonna sonora puntuale che utilizza il tema musicale originale, creato dal compositore premio Oscar Elmer Bernstein per il film del 1984, che diventa un contrappunto musicale di grande atmosfera e nostalgia ben amalgamato con le nuove musiche di Rob Simonsen (Cercasi amore per la fine del mondo, Tully, Stargirl), per un ritorno emotivo di grande efficacia.

Un plauso anche al cast misurato e in parte, su cui spicca la bravissima Mckenna Grace, adorabile nipotina nerd di Egon, e il 52enne Paul Rudd nei panni di uno spassoso insegnante; l’attore che occupa il posto lasciato vacante da Rick Moranis, l’unico del cast dell’originale a mancare all’appello, ma che in realtà ha la peculiare funzione di rappresentare su schermo i fan di lunga data. Non per nulla abbiamo accennato all’età di Rudd che nel 1984 era uno dei tanti adolescenti che visse di prima mano la magia di Ghostbusters e quindi in grado di trasmettere quel tipo di entusiasmo difficilmente comprensibile al di fuori della cerchia dei fan e degli ex adolescenti degli anni ottanta; una divertente connessione tra il passato dei Ghostbusters e la nuova generazione che funziona e regala al film quel senso di “lascito” con cui l’intera operazione è stata congegnata.

Jason Reitman qualche tempo fa affermò “restituiremo il film ai fan”, frase che scatenò una polemica rispetto al reboot di Paul Feig e che Reitman poi cercò di contestualizzare scusandosi; noi invece la prendiamo per buona cosi com’è schietta e diretta: “Ghostbusters: Legacy” e Jason Reitman hanno di fatto restituito gli Acchiappafantasmi ai fan dimostrando che si può guardare a classici del passato senza stravolgerne l’identità e soprattutto mettendoci un po’ di cuore.

  •  Attenzione!!! Il film presenta scene extra, l’ultima è visibile dopo la fine dei titoli di coda (fan avvisato…).
  • “Ghostbusters: Legacy” debutta nei cinema italiani con Warner Bros. a partire dal 18 novembre 2021.