Hatching, recensione: tra body horror e sovrannaturale una bizzarra e ambiziosa parabola su famiglia e pubertà

Leggi la recensione di Blogo del disturbante film body horror finlandese Hatching – La forma del male, al cinema dal 6 ottobre con Adler.

La regista finlandese Hanna Bergholm fa il suo debutto alla regia con Hatching – La forma del male, un bizzarro e intrigante horror psicologico che miscela sovrannaturale e body horror, con un occhio rivolto agli anni ottanta, periodo di massimo splendore per gli horror con creature create con effetti pratici e animatronica. Bergholm prima di “Hatching” aveva già dimostrato interesse  per le trasformazioni fisiche legate all’elemento psicologico, in particolare il suo cortometraggio Puppet Master del 2018, la regista raccontava di una donna sola che permette ad un uomo di trasformarla in un burattino.

“Hatching” segue Tinja (Siiri Solalinna), una ginnasta dodicenne che desidera disperatamente compiacere sua madre (Sophia Heikkilä), una donna egocentrica ossessionata dall’idea di presentare al mondo l’immagine di una famiglia perfetta attraverso le immagini edulcorate del suo seguitissimo blog. Un giorno Tinja trova un uovo probabilmente caduto da un nido e decide di portarlo a casa e accudirlo sperando che si schiuda. L’uovo si schiuderà, ma la creatura all’interno che ne sortirà sarà qualcosa di malevolo e terrificante che sembra trarre energia vitale da tutte le emozioni negative di Tinja.

“Hatching” mina e sviscera lo sbandierato ideale di famiglia “normale”, mostrando le crepe di un quadretto da spot pubblicitario solo all’apparenza idilliaco, ma che appena sotto la superficie nasconde una donna instabile e priva di reale empatia, un marito debole e sottomesso e due figli: Marias viziato fino al midollo e Tinja che diventa specchio deforme e deformante dell’irraggiungibile perfezione a cui la madre aspira, e che finirà per creare e “allevare” un vero e proprio mostro di cui ad un certo punto perderà il controllo.

“Hatching” affronta in una mostruosa allegoria alcuni problemi legati al diventare adulti, come la distorta percezione della propria immagine corporea che porta a disturbi alimentari durante l’adolescenza, uno dei problemi che potrebbero insorgere all’interno delle dinamiche di una famiglia disfunzionale, è il caso lampante della giovane protagonista che deve subire una madre affetta da una malattia nervosa e da una personalità egocentrica e distruttiva.

L’elemento famiglia è spesso presa di mira dal genere horror poiché è proprio all’interno delle famiglie che spesso s’innescano dinamiche tossiche che ricadono sui figli, generando pericolose conseguenze che portano a creare adulti inevitabilmente “danneggiati” dai traumi subiti durante l’infanzia. In “Hatching” il mostro covato dalla giovane protagonista include in sé tutte le caratteristiche negative che ammorbano la madre, ma senza i freni inibitori che ancora sussistono nella donna grazie alla costruzione di una realtà a misura del suo egocentrismo. Un costrutto in realtà dalle fondamenta molto fragili e instabili, come la psiche di chi lo ha edificato, e quando il mondo “a misura” comincerà a mostrare inevitabili crepe, la reazione al crollo sarà un bagno di realtà per questa mamma influencer da incubo, che spesso risulta molto più disturbante del mostro generato involontariamente dalla figlia.

“Hatching” funziona a dovere nel suo alternare l’immagine patinata e quasi immacolata della famigliola felice a quella della crescita di questa terrificante creatura che diventa il sintomo di una malattia che ha ormai metastatizzato all’interno del nucleo familiare. Un plauso alla scelta della regista Hanna Bergholm di utilizzare effetti pratici per la realizzazione della creatura che diventa così non solo più visivamente tangibile per noi spettatori, ma anche tangibile a livello tattile per la bravissima e talentuosa attrice Siiri Solalinna, che sul set ha avuto un elemento con cui interagire in grado di rendere la sua recitazione più spontanea. La creatura del film è stata creata dal designer di animatronica Gustav Hoegen e dal suo team, mentre il trucco che mostra l’evolversi della creatura è stato disegnato dal make-up artist specialista in trucco prostetico Conor O’Sullivan, due volte candidato all’Oscar per Salvate il soldato Ryan e Il cavaliere oscuro.

Curiosità sul film

  • La regista Hanna Bergholm ha iniziato i casting per il ruolo di Tinja nel 2018. Il casting è stato impegnativo perché era un doppio ruolo molto difficile da interpretare. 1200 ragazze da tutta la Finlandia hanno fatto un’audizione per il ruolo, ma alla fine l’ha spuntata la 12enne Siiri Solalinna.
  • Per rappresentare la creatura del film nelle sue prime fasi dopo la nascita è stato utilizzata una marionetta animatronica, realizzato da Gustav Hoegen e dal suo team che hanno lavorato ai dinosauri di Jurassic World, alle creature mitologiche di Scontro tra Titani, alla serie tv Doctor Who e alla saga di Star Wars. Man mano che il mostro si evolve, viene interpretato da tre persone diverse. Il loro make-up speciale è stato realizzato dal due volte candidato all’Oscar Conor O’Sullivan, noto per la serie Il Trono di Spade, così come per i film di X-Men: l’inizio e Prometheus.
  • “Hatching” ha anche un sito ufficiale per il merchandise dove acquistare abbigliamento ispirato al film.

La regista Hanna Bergholm ha parlato del design della creatura al sito ScreenRant:

L’intero processo di progettazione della creatura è iniziato in Finlandia con due meravigliosi concept artist. Siamo stati io e loro a progettare l’aspetto della creatura e ne hanno disegnato alcune immagini concettuali. Allora sapevo davvero che volevo che questa creatura fosse una creatura con effetti pratici e non un personaggio in CG. Volevo che avesse una presenza fisica reale e sapevo che avevamo bisogno della migliore persona possibile per essere incaricata di realizzare questo burattino. Poi ho cercato su Google “Chi è il miglior designer di animatronica al mondo?” E Google mi ha detto che è Gustav Hoegen, che è stato responsabile del design animatronico nei film di Star Wars, Jurassic World e Prometheus. L’ho contattato, si è emozionato all’idea di salire a bordo e ha raccolto una squadra meravigliosa nel realizzare questo burattino. Sul set, c’erano cinque burattinai che muovevano il burattino con le bacchette, e c’era Gustav che muoveva tutte le espressioni facciali e le dita con i telecomandi. In realtà è stato molto tecnico e molto impegnativo, perché erano necessarie più riprese per farlo sembrare davvero reale. Dirigerlo è stato interessante, perché non puoi parlare con il burattino. A volte sembra che qualcosa non va, ma cos’è? Perché è così tecnico. Per fortuna, il burattinaio principale stava guardando il monitor con me e ho potuto dirgli che il ritmo non sembra del tutto reale. Quindi poteva dire dal punto di vista tecnico che “Ah! Eccolo qui” e tradurre agli altri burattinai cosa c’era che non andava. Ho fatto molto lavoro di squadra, con molte persone che hanno dato vita a questa creatura.

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