La Legge di Lidia Poët, tre stagioni che mescolano presente e futuro tra ambizione scenica e accuratezza storica
La Legge di Lidia Poët, disponibile su Netflix dal 15 aprile 2026 con la terza stagione, ha concluso la propria linea narrativa rimanendo fedele ai suoi principi di riferimento. Il progetto può considerarsi promosso sotto molti aspetti.
La Legge di Lidia Poët riesce a fare quello che ogni serie dovrebbe raggiungere al concepimento. I prodotti seriali devono essere in grado di coniugare ispirazione artistica e volontà di indagine. Specialmente quando si coltiva l’ambizione, sottintesa ma neanche tanto, di mostrare lati inediti della storia. Il passato può diventare fonte di ispirazione per il presente e guardare, con i dovuti modi, al futuro.
Un personaggio come quello di Lidia Poët, che nella realtà è una personalità realmente esistita, può diventare riferimento per molti anche nell’interpretazione della contemporaneità. La sua storia, rivisitata per una serie televisiva, diventa spunto per tante che potrebbero vivere la sua stessa situazione con sfumature diverse. Lidia Poët, nello specifico, è la prima donna ad aver tentato di esercitare la professione di avvocatessa nel nostro Paese.
La Legge di Lidia Poët, uno spaccato di vita dai risvolti contemporanei
La donna è considerata una figura pionieristica nello Stivale. Si è laureata in Giurisprudenza nel lontano 1881, epoca in cui l’accesso agli studi superiori per le donne era fortemente limitato. Le priorità, per standard educativi e vissuto, erano diverse e soprattutto penalizzanti in termini di genere. Oggi si parla di diminuire il gender gap e garantire, sul lavoro, gli stessi diritti a uomini e donne. All’epoca di Lidia Poët non era così: le donne, professionalmente, vivevano in una sorta di bolla che era a metà fra l’inconsistenza e l’impossibilità di raggiungere qualsiasi obiettivo lavorativo e di emancipazione.

Il ruolo della donna era fortemente limitato e limitante, per questo un’avvocatessa tra il 18esimo e 19esimo secolo era vista come una sorta di ‘mosca bianca’ senza nessuna possibilità di sviluppo e progresso professionale. Lidia, interpretata nella serie targata Netflix da Matilda De Angelis, ha dovuto spianarsi la strada in solitaria. Senza nessun tipo di riferimento e creando, al tempo stesso, un precedente molto importante per l’universo femminile e il mondo del lavoro.
La storia incontra il cinema
Il 9 agosto del 1883 Lidia Poët riesce a ottenere l’iscrizione all’Albo degli Avvocati di Torino. Il suo è un traguardo atteso e breve in egual misura perchè a novembre dello stesso anno la Corte d’Appello stabilisce che la professione forense nel suo caso fosse incompatibile con il “ruolo naturale” della donna. La decisione divenne, già all’epoca dei fatti, un caso mediatico molto importante e diede l’abbrivio per una battaglia sociale e politica che fa di Lidia Poët una rappresentante della tutela e del rispetto dei diritti femminili in primis e della parità di genere in secundis.

La battaglia di Lidia per far rispettare i propri diritti prosegue anche lontano dalle sedi istituzionali: continua a esecutare la professione di avvocatessa nello studio del fratello Enrico, occupandosi di cause civili e penali. L’impegno di Lidia è talmente importante che, nonostante non le venga riconosciuta l’abilità professionale, diverse personalità si rivolgono a lei per rivendicare i propri diritti come testimoniano le attività nella difesa dei diritti dei minori, delle donne e delle categorie sociali più fragili. Nel 1919, anche grazie all’esempio di Lidia Poët, viene approvata una legge che consente alle donne l’accesso alle professioni pubbliche. Allora la nota avvocatessa potè procedere con la reiscrizione all’Albo degli Avvocati che le ha permesso di esercitare nuovamente in maniera ufficiale la professione fino a tarda età.
Matilda De Angelis e la ricostruzione fedele di un’icona
L’excursus di Lidia Poët viene restituito in maniera puntuale e fortemente adattata alle necessità contemporanee da Matilda De Angelis. La quale incarna la protagonista con rispetto della propria storia e di un passato inequivocabile, riuscendo però anche a dare un taglio molto moderno alle sue esternazioni. Il garbo e la profondità di ciascun aspetto scenico viene messo in evidenza anche da dettagli apparentemente irrilevanti. Come, ad esempio, le spille che indossa la protagonista. Non sono mai casuali e rappresentano un momento specifico della vita di Lidia e delle situazioni che si trova ad affrontare.
Nello specifico l’ultima stagione, la terza, si rivela determinante perchè Lidia Poët viene messa di fronte a scelte importanti da compiere: da una parte sente di aver quasi raggiunto il riconoscimento di quella che poi verrà determinata da tutti come la legge di Lidia Poët, quindi un pieno rispetto del ruolo di avvocatessa per lei e per tutte coloro che vorranno intraprendere lo stesso percorso; dall’altra parte c’è, invece, il prezzo da pagare legato alla propria integrità morale. La professione procede di pari passo con alcuni compromessi che ciascuno è costretto a fare. Ogni scelta ha delle conseguenze e delle ripercussioni sul vissuto quotidiano.
L’esempio di Lidia Poët
Questa legge non scritta, in Lidia Poët, viene espressa molto bene con la protagonista che determina ogni volta – con lucidità e profonda saggezza – quello che vuole essere ogni giorno. Matilda De Angelis è la donna perfetta, per esigenze di copione, che fa crollare episodio dopo episodio, le maschere dell’ipocrisia collettiva. Poi, però, si ritrova inevitabilmente sola a fare i conti con le proprie fragilità. Spesso lontano da tutti perchè è più utile farsi credere folle che passare per triste. Così anche la passione diventa un lusso e lo spazio per i sentimenti è poco: il potere dell’amore finisce con l’essere coercitivo.
L’ultima stagione de La Legge di Lidia Poët è un vero e proprio percorso emotivo che porta a compimento tutte le linee narrative con caparbietà, stile e ambizione. Senza dimenticare la precisione nella riproposizione storica. Il prodotto per sviluppo e crescita non sacrifica la parte legata agli intrecci narrativi, semmai toglie – con parsimonia – qualcosa alle vicende reali senza tuttavia stravolgere l’attendibilità degli eventi. Lidia Poët non è un precedente soltanto sul piano culturale e istituzionale, rischia di diventare anche un riferimento dal punto di vista cinematografico.