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Locarno 2021, nasce la sezione Corti d’autore

A partire dalla prossima edizione, insieme ai Pardi di domani, si aggiunge un nuova sezione incentrata sui corti diretti da registi affermati

In attesa di capire se l’edizione di quest’anno potrà svolgersi in presenza oppure no, il Festival di Locarno si porta giustamente avanti col lavoro, inaugurando un nuovo Concorso, che prende il nome di Corti d’autore. A differenza dei Pardi di domani, sezione rivolta alle nuove leve, questa nuova iniziativa, sempre incentrata sul cortometraggio, è rivolta a cineasti già affermati, che si cimentano in un territorio che magari hanno bazzicato agli inizi, per poi non più tornarci. Eddie Bertozzi, responsabile Comitato Pardi di domani, illustra la mission come di seguito:

Corti d’autore è uno stimolante invito a ridefinire la nostra percezione di cosa sia un cortometraggio, chi lo dirige e perché. Non solo una fondamentale palestra per talenti emergenti, ma anche terreno di elezione per artisti affermati, che nella forma breve ritrovano una libertà inedita nel raccontare storie e sperimentare stili che sfidano le rigidità del formato più canonico.

Non meno pertinenti le dichiarazioni del direttore artistico, Giona A. Nazzaro, che cita Serge Daney, il quale «affermava che il cortometraggio aveva una sola cosa da dire: io esisto. E non aveva torto». Centra poi a ragion veduta il bersaglio quando sgombera il campo da uno degli equivoci più comuni, asserendo che il cortometraggio non è un piccolo film; anzi, lo definisce addirittura un mondo. «Il corto si presenta urgente. O tutto o niente. I migliori corti hanno questo tipo di energia: annunciano un mondo, meraviglie a venire, presentate con l’urgenza che solo alcuni giovani posseggono. Tutto e subito».

È stato, e per certi versi è tutt’ora questo uno dei limiti, se non altro quanto alla percezione, relativamente al cortometraggio come mezzo espressivo, ossia relegarlo ad una forma minore, inferiore al lungo solo perché dura meno. Un equivoco, come l’ho definito poco sopra, trasversale, che attiene tanto al mercato, che ne rigetta l’idea, salvo rari casi, quanto da parte degli stessi addetti ai lavori, che se ne occupano (quando se ne occupano) in maniera distratta e marginale.

Una delle ragioni, tra le tante, potrebbe consistere proprio nella mancata attenzione di registi affermati verso tale mondo, presi come sono dall’inseguire, magari perché costretti, il progetto successivo, per forza di cose un lungometraggio. Anche alla luce della situazione contingente, stuzzicare chi oramai un nome se l’è fatto, spingendolo/a a cimentarsi in qualcosa che peraltro gli/le offra un grado di libertà di cui magari ad altre condizioni non gode, potrebbe rivelarsi corroborante per il cineasta stesso; nell’ambito di un campo del genere risulta infatti più accessibile un alto grado di sperimentazione, dal quale attingere idee o suggestioni che diversamente non si manifesterebbero, sia al fine di trasporle anche in un formato più diluito, come il lungo, oppure solo per lasciare impresso tutto ciò in un’opera in forma breve. Il cinema si perpetua anche attraverso intuizioni di questo tipo, nel fare perciò fronte alle sfide del tempo, che sempre ci sono state e ci saranno.

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