M3GAN, recensione: l’evoluzione del techno-horror guarda con ironia allo slasher

Leggi la recensione di Blogo di “M3GAN”, il thriller-horror di Gerard Johnstone prodotto da Jason Blum e James Wan al cinema dal 4 gennaio 2023.

M3GAN ha esordito nei cinema italiani, la partnership di Blumhouse di Jason Blum con la Atomic Monster di James Wan, creatore dei franchise horror The Conjuring e Insidious, supportata dalla regia di Gerard Johnstone della commedia horror Housebound, è riuscita laddove il reboot de La bambola assassina, rivisitata come un’intelligenza artificiale in tilt, aveva miseramente fallito. Dove il Chucky robot è riuscito ad essere poco più di una copia sbiadita del Chucky sovrannaturale, la M3GAN robotica non solo ha tenuto testa alla demoniaca bambola posseduta Annabelle, ma ha lanciato una nuova icona horror da brividi, in grado per una volta di non far sembrare l’abusato termine “campy” come un insulto.

Come accaduto con Freaky, su schermo si dipana una storia di stampo slasher, ma munita di un’ironia talmente sfacciata da risultare irresistibile. “M3GAN” prende alcuni elementi del filone techno-thriller e li rimaneggia giocando sul filo della parodia horror, scatenando risate che diventano gradito intermezzo tra un omicidio e l’altro. M3GAN diventa così protagonista assoluta, rubando la scena ad ogni inquadratura e trasformando gli attori in carne ed ossa in poco più che comprimari; mere “spalle” di un sofisticato “giocattolo” che va fuori controllo e diventa un serial killer per amore, un sentimento puro e distruttivo di una madre surrogata programmata per proteggere dal male la sua prole, ma che con le sua azioni scevre da emozioni diventa essa stessa quel male.

La sceneggiatura di Akele Cooper, autrice per serie tv come Grimm e American Horror Story che già aveva dimostrato di saper giocare con il genere horror nello slasher Hell Fest e nel sorprendente Malignant, prende elementi come I.A. letali e robot killer, che negli anni ottanta e novanta hanno spopolato con cult come Runaway, Classe 1999, l’Hardware – Metallo Letale di Richard Stanley e il Virus con Jamie Lee Curtis. La tecnologia che evolve per diventare nostra amica e aiutarci nel quotidiano, che ad un certo punto per i motivi più svariati sviluppa consapevolezza di sé, si ribella e come nel Brivido di Stephen King impazzisce letteralmente e diventa un nemico da affrontare, un killer da cui fuggire, qualcosa di cui aver timore.

“M3GAN” sciorina citazioni che vanno da Robocop a Terminator, passando per La bambola assassina, ma la trama secondo noi ricorda molto più quella de Il migliore amico dell’uomo, horror fantascientifico del 1993 con il veterano Lance Henriksen che segue un cane di nome Max, frutto di una sperimentazione e geneticamente potenziato, che crea un legame con una inconsapevole giornalista, interpretata dalla Ally Sheedy di Wargames e Corto circuito. Questo legame sfocerà in una possessività ossessiva che spinge Max a difendere la sua nuova amica in maniera feroce e brutale, seminando cadaveri che vanno dall’incauto rapinatore allo “scomodo” fidanzato della donna.

M3GAN oltre che dell’ottimo intrattenimento fornisce anche spunti di discussione, rispetto all’impatto di troppa tecnologia sulla crescita e sviluppo emotivo dei bambini. Nel film la protagonista Allison Williams, vista negli horror Scappa – Get Out e Perfection, palesa un’incapacità genitoriale di mediare tra l’utilizzo di M3GAN a livello ludico, cioè come giocattolo, e quello di madre / sorella maggiore surrogata, che porta la nipotina Cady, interpretata da Violet McGraw (Doctor Sleep, serie tv The Haunting), a sviluppare una vera e propria dipendenza dalla bambola hi-tech, con tutti gli strascichi legati ad essa come attacchi di rabbia e incapacità di relazionarsi con il prossimo.

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