Moonage Daydream: trailer italiano e anticipazioni del documentario su David Bowie al cinema anche in IMAX

Tutto quello che c’è da sapere su “Moonage Daydream”, il documentario su David Bowie nei cinema italiani dal 26 al 28 settembre 2022.

Al cinema dal 26 al 28 settembre ( 15 – 21 settembre in IMAX) con Universal Pictures Italy Moonage Daydream, un documentario biografico su David Bowie con filmati e performance inediti, il regista premio Oscar Brett Morgen (Cobain: Montage of Heck), esamina il lato creativo, musicale e spirituale di David Bowie. “Moonage Daydream” è il primo film biografico autorizzato dagli eredi Bowie, descritto come “un’odissea cinematografica che esplora il viaggio creativo e musicale di David Bowie.” Con un accesso non filtrato agli archivi di Bowie, comprese tutte le sue registrazioni principali, hanno trascorso cinque anni a costruire una “esperienza cinematografica” che sfida il genere, alle prese con spiritualità, transitorietà, isolamento, creatività e tempo per rivelare la celebre icona nella sua stessa voce.

La trama

La trama ufficiale: Il regista candidato al premio Oscar Brett Morgen, autore di “Cobain: Montage of Heck”, realizza “Moonage Daydream” un’esperienza cinematografica immersiva con molte immagini inedite di concerti; un’odissea spaziale audiovisiva che non solo illumina l’eredità enigmatica di David Bowie, ma rappresenta anche una guida per condurre una vita soddisfacente e significativa nel ventunesimo secolo. “Moonage Daydream” non è un documentario. È un’esperienza cinematografica senza limiti di genere basata su una delle rockstar mondiali più iconiche di tutti i tempi, destinata ad essere uno dei momenti culturali più importanti dell’anno. Il film ha il pieno sostegno della David Bowie Estate e contiene molti dei suoi brani più importanti, oltre a filmati di concerti mai visti prima d’ora.

Il cast di “Moonage Daydream” include David Bowie, Ziggy Stardust, The Thin White Duke e David Jones.

Moonage Daydream – trailer e video

Primo teaser trailer ufficiale pubblicato il 23 maggio 2022

Primo trailer ufficiale italiano pubblicato il 30 luglio 2022

Curiosità

  • David Bowie è stato uno degli artisti più prolifici e influenti del nostro tempo. Lavorando in particolare nella musica e nel cinema, Bowie ha anche esplorato varie altre forme d’arte: danza, pittura, scultura, collage video, sceneggiatura, recitazione e teatro dal vivo. La produzione creativa e gli archivi personali di Bowie a cui ha attinto il documentario “Moonage Daydream” coprono oltre cinque milioni di risorse.
  • Brett Morgen è nato l’11 ottobre 1968 a Los Angeles, California, USA. È un produttore e regista, noto per i documentari Jane (2017), sulla rinomata primatologa Jane Goodall, con particolare attenzione alla sua ricerca sugli scimpanzé; Cobain: Montage of Heck (2015) documentario autorizzato sul compianto musicista Kurt Cobain, dai suoi primi giorni ad Aberdeen, Washington, al suo successo e alla sua caduta con la band grunge Nirvana, e The Kid Stays in the Picture (2002) sul leggendario produttore della Paramount Robert Evans.
  • Il chitarrista blues nato e cresciuto in Texas, Stevie Ray Vaughan, ha suonato la chitarra nell’album “Let’s Dance” di David Bowie del 1983, lanciando questo chitarrista ormai leggendario davanti a un pubblico mondiale. Questo è stato il primo album major per Stevie, che nel 1990 è tragicamente scomparso all’età di 35 anni in un incidente in elicottero nell’Alpine Valley Wisconsin dopo uno spettacolo di due notti con l’headliner Eric Clapton.
  • “Moonage Daydream” è prodotto da Brett Morgen, Debra Eisenstadt, Bill Gerber.  Aisha Cohen, Tom Cyrana, Eileen D’Arcy, Kathy Rivkin Daum, Justus Haerder, Ryan Kroft, Hartwig Masuch, Heather Parry, Michael Rapino e Bill Zysblat sono i produttori esecutivi.

David Bowie – I primi anni

David Robert Jones nasce a Brixton l’8 gennaio 1947. All’età di 13 anni, ispirato dal jazz del West End londinese, prende in mano il sassofono e chiama Ronnie Ross per delle lezioni. Le prime band con cui ha suonato – The Kon-Rads, The King Bees, The Mannish Boys e Lower Third – gli hanno fornito un’introduzione al mondo appariscente del pop e del mod, e nel 1966 era David Bowie, con i capelli lunghi e le aspirazioni di celebrità che frusciavano nella sua testa. Kenneth Pitt ha firmato come suo manager e la sua carriera è iniziata con una manciata di singoli per lo più dimenticati e una testa piena di idee. Non è stato fino al 1969 che il tuffo nelle classifiche sarebbe iniziato, con il leggendario “Space Oddity” (che ha raggiunto la posizione #5 nel Regno Unito). Tra le sue peregrinazioni musicali alla fine degli anni ’60, il giovane Bowie ha sperimentato media misti, cinema, mimo, buddismo tibetano, recitazione e amore. Un primo album rock, originariamente intitolato “David Bowie” poi ribattezzato “Man of Words, Man of Music” e ancora come “Space Oddity”, rendeva omaggio alle influenze caleidoscopiche della scena artistica londinese, alludendo ad un talento cantautoriale che stava per produrre alcuni dei lavori più belli e distintivi del rock n roll, anche se al resto del mondo ci sarebbero voluti alcuni anni per recuperare il ritardo.

“The Man Who Sold The World” è stato il primo album di David Bowie registrato come entità a sé stante e segna il punto zero del primo tratto creativo definitivo a venire. Le chitarre di Mick Ronson sono spesso indicate come il punto di nascita dell’heavy metal, e certamente gli inizi di buon auspicio del glam rock possono essere rintracciati qui. L’album fu pubblicato da Mercury nell’aprile 1971 con un minimo di fanfara e Bowie fece il suo primo viaggio negli Stati Uniti per promuoverlo quella primavera. Nel maggio dello stesso anno, Duncan Zowie Haywood Bowie nacque da David e dalla sua allora moglie Angela.

Il 1972 sarebbe stato l’anno in cui Bowie è salito alla ribalta internazionale. L’editore di GQ UK Dylan Jones, ad esempio, ha detto della storica apparizione di Top of The Pops del 1972 il 6 luglio in cui Ziggy si è materializzato per la prima volta in milioni di ignari soggiorni eseguendo “Starman”, il singolo principale dell’album, “Questa è la performance che ha trasformato Bowie in un star, incorporando il suo personaggio di Ziggy Stardust nella coscienza della nazione”. Presentata in anteprima a Londra quella primavera, la creazione della rockstar extraterrestre di Bowie, Ziggy Stardust, ha messo in scena uno degli spettacoli dal vivo più spettacolari e innovativi fino ad oggi, ampliando i parametri dello spettacolo rock dal vivo e lanciando da solo un’esplosione glam mondiale.

Non molto tempo dopo l’uscita di “Young Americans”, Bowie si è trasferito a Los Angeles e ha recitato nel film di fantascienza di Nic Roeg, classico di culto, L’uomo che cadde sulla Terra. Quasi subito dopo il completamento delle riprese, è tornato in studio per la registrazione di “Station to Station”, una sorta di diario di viaggio con la traccia di apertura/titolo di oltre 10 minuti, “Golden Years”, “Stay” e la preveggente storia di una TV olografica che ingoia la ragazza del narratore, “TVC15”. Seguì il tour White Light, con Bowie che dava vita al personaggio del “Thin White Duke” dai testi dell’album ed evitava la teatralità technicolor dei suoi tour precedenti a favore di una rigida atmosfera da film in bianco e nero espressionista tedesco che non faceva che aumentare l’impatto drammatico di ogni esibizione. Questo periodo vide anche l’uscita da parte della RCA della prima compilation di successi di David, “ChangesOneBowie”, nel maggio 1976, poco dopo la fine del suo tour, David si trasferisce nel quartiere Schonenberg di Berlino… [fonte DavidBowie.com]

Film con e su David Bowie

Cinema

The Image, regia di Michael Armstrong (1969) – Cortometraggio
The Virgin Soldiers, regia di John Dexter (1969) – Non accreditato
L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell to Earth), regia di Nicolas Roeg (1976)
Gigolò (Schöner Gigolo, armer Gigolo), regia di David Hemmings (1978)
Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo), regia di Ulrich Edel (1981) – Cameo
Il pupazzo di neve (The Snowman), regia di Dianne Jackson (1983) – Cortometraggio animato[332]
Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger), regia di Tony Scott (1983)
Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence), regia di Nagisa Ōshima (1983)
Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo (Yellowbeard), regia di Mel Damski (1983) – Non accreditato
Tutto in una notte (Into the Night), regia di John Landis (1985)
Absolute Beginners, regia di Julien Temple (1986)
Labyrinth – Dove tutto è possibile (Labyrinth), regia di Jim Henson (1986)
L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ), regia di Martin Scorsese (1988)
The Linguini Incident, regia di Richard Shepard (1991)
Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire Walk with Me), regia di David Lynch (1992)
Basquiat, regia di Julian Schnabel (1996)
Il mio West, regia di Giovanni Veronesi (1998)
Everybody Loves Sunshine, regia di Andrew Goth (1999)
Il segreto di Mr. Rice (Mr. Rice’s Secret), regia di Nicholas Kendall (2000)
Empty, regia di Tony Oursler (2000) – Cortometraggio
Zoolander, regia di Ben Stiller (2001) – Cameo
The Prestige, regia di Christopher Nolan (2006)
Land Shark – Rischio a Wall Street (August), regia di Austin Chick (2008)
Bandslam – High School Band (Bandslam), regia di Todd Graff (2009) – Cameo
Twin Peaks: The Missing Pieces, regia di David Lynch (2014)

Documentari

Cracked Actor, regia di Alan Yentob (1975)
Chameleon of Pop: David Bowie Story, regia di Rudi Dolezal e Hannes Rossacher (1993)
David Bowie: An Earthling at 50, regia di Steven Lock (1997)
Power Vision – Pop Galerie, regia di Rudi Dolezal e Hannes Rossacher (1997)
À part ça…: David Bowie, regia di Pascal Duchène (1997)
VH1 Legends: David Bowie, regia di Mary Wharton (1998)
Hr. Vinterberg & Mr. Bowie, regia di Kasper Torsting (2002)
David Bowie: Sound and Vision, regia di Rick Hull (2002)
Biography: David Bowie, regia di Scott Engel (2008)
David Bowie: Rare and Unseen, regia di Paul Clark (2010)
The Genius of David Bowie, regia di James Hale (2012)
David Bowie: Five Years, regia di Francis Whately (2013)
Let’s Dance: Bowie Down Under, regia di Rubika Shah (2015)
David Bowie: The Last Five Years, regia di Francis Whately (2017)
David Bowie: Finding Fame, regia di Francis Whately (2019)

Film biografico

Stardust – David prima di Bowie (Stardust), regia di Gabriel Range (2020)

David Bowie ha anche interpretato una versione teatrale di The Elephant Man allestita al Booth Theatre di Broadway nel 1980, è stato produttore esecutivo della commedia Passaggio per il paradiso (1998) di Antonio Baiocco con Tomas Arana e Vittoria Belvedere e ha doppiato l’Imperatore Maltazard nella versione inglese del film Arthur e il popolo dei Minimei di Luc Besson.

Foto e poster