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Noi Due: trailer italiano e anticipazioni della commedia “on the road” israeliana

Tutto quello che c’è da sapere su “Noi Due”, la commedia on the road israeliana che affronta paternità e autismo – Al cinema dal 5 maggio.

Selezionato a Cannes e premiatissimo in patria, il 5 maggio arriva nei cinema italiani con Tucker Film Noi Due, una pellicola firmata dall’israeliano Nir Bergman (creatore della serie cult In Treatment) e coprodotto dall’italiana Rosamont. La trama affronta il tema della paternità e dell’autismo con la tenerezza leggera di una commedia on the road e l’intensità poetica di un dramma familiare, mettendo in campo un cast luminoso (a cominciare dai due straordinari protagonisti: Shai Avivi e Noam Imber) e alternando, senza strappi, commozione e sorrisi. Una riflessione a tutto campo sull’amore, sulla libertà e sulle insicurezze che abitano dentro ognuno di noi.

Trama e cast

La trama ufficiale: Tel Aviv. Oggi. Aharon (Shai Avivi), ex disegnatore di talento ed ex marito di Tamara (Smadi Wolfman), ha rinunciato alla carriera e ai legami per dedicarsi totalmente al figlio Uri (Noam Imber). Fragile e speciale. È una dimensione parallela ed esclusiva, quella dentro cui camminano assieme, fatta di complicità e di abitudini incrollabili, di giornate rassicuranti e sempre uguali. Uri, per Ahron, è ancora un bambino, un bambino che ama la pasta a forma di stella, i pesci del suo acquario, Charlie Chaplin e Gloria di Umberto Tozzi, ma Tamara sa che il tempo ha bussato alla porta: Uri, piccolo adulto, ha bisogno di aprirsi lentamente al mondo. Agli altri. Alla condivisione di nuovi riti e di nuovi spazi. Una prospettiva, la “nuova casa”, che spezza il cuore del padre e terrorizza il figlio. Accettare il trasferimento in un centro specializzato o tentare di fuggire, maldestramente, negli Stati Uniti?

Il cast di “Noi Due” include anche Efrat Ben-Zur, Amir Feldman, Sharon Zelikovsky, Natalia Faust, Uri Klauzner, Avraham Shalom Levi, Omri Levi, Avi Madar, Rony Gammer, Davit Gavish, Yaron Levi Sabag, Omri David, Guilad Hazav e Oxirox.

Note di regia

I paraocchi sono necessari ai cavalli per impedire che guardino di lato e si spaventino, perdendo l’orientamento. È così che ho percepito Aharon: mezzo cieco lungo il cammino, costantemente portato a minimizzare i propri bisogni per soddisfare quelli del figlio autistico. Per assisterlo e proteggerlo. Dev’essere impossibile vedere un’altra strada, un percorso diverso, al di là di questi paraocchi. E i paraocchi, non dimentichiamolo, fanno anche in modo che Aharon non si guardi dentro e non faccia i conti con i fallimenti della propria vita… Ero curioso di scoprire se la realtà, quella che padre e figlio devono affrontare durante il viaggio, potesse rivelare ad Aharon una nuova verità. Mi sono chiesto: si renderà conto che lui stesso si sta nascondendo dietro al figlio, perché non è solo il figlio che sta cercando di proteggere? Se metto i paraocchi, come Aharon, anch’io vedo solo Uri davanti a me: non lo facciamo forse tutti, quando diventiamo genitori? Mentre i nostri figli crescono e diventano indipendenti, però, i bambini autistici continuano ad essere vulnerabili ed esposti. È così difficile ammettere che anche loro crescono e diventano grandi…

Note della sceneggiatrice

Quando eravamo bambini, l’unica cosa che io e i miei fratelli guardavamo erano i film di Charlie Chaplin in videocassetta. All’inizio, non riuscivamo a capire cosa ci fosse di così interessante nei film muti, ma nel giro di pochi minuti eravamo tutti affascinati, e Charlie Chaplin divenne il nostro eroe. Da allora siamo cresciuti, e ognuno di noi si è trasferito e ha trovato un proprio appartamento (con la propria televisione via cavo). Solo mio fratello minore, Guy, guarda ancora i film di Chaplin ogni giorno, specialmente Il monello, che si basa sul toccante rapporto tra Charlot e il bambino che adotta. O meglio: è il bambino che adotta lui. Non è una coincidenza che Guy sia legato a questo particolare film, un film che tocca indirettamente il rapporto unico di Guy con mio padre. A Guy è stato diagnosticato l’autismo in tarda età e, dopo la diagnosi, anche mio padre si è sentito come se avesse appena ricevuto un nuovo bambino di cui occuparsi. Il rapporto tra mio fratello e mio padre è straordinario. Si capiscono l’un l’altro senza parole e hanno un rapporto divertente e simbiotico: loro due contro il mondo, loro due che vivono in una bolla protettiva, a volte troppo protettiva. Sono le mie persone preferite. Nel film mi sono ispirata a loro per il bisogno di condividere quella relazione speciale e, soprattutto, quella paura incombente: cosa succederà quando arriverà il momento, inevitabile, in cui saranno costretti a separarsi? È importante per me sottolineare che Noi due non è un film sull’autismo. E non è nemmeno un film sul padre di un bambino autistico, o sulle sfide di un uomo con un bambino con bisogni speciali in famiglia. È un film su un padre e un figlio. Sull’inevitabile separazione tra genitori e figli. [Dana Idisis]

Chi è Nir Bergman?

Nir Bergman è nato a Haifa, Israele, nel 1969 e si è laureato con lode alla Sam Spiegel Film and Television School di Gerusalemme nel giugno 1998. Il suo film di debutto, Broken Wings, uscito nel 2002, è stato un grande successo, ha vinto diversi premi internazionali ed è stato distribuito da Sonny Classics negli Stati Uniti. Da allora, Bergman ha scritto e diretto diversi lungometraggi pluripremiati e serie televisive di successo, tra cui In Treatment (acquisita poi dalla HBO). Attualmente Bergman è uno dei principali scrittori-registi israeliani di cinema e televisione, nonché un importante insegnante di cinema alla Sam Spiegel Film and Television School.

Intervista al regista Nir Bergman

Il regista Nir Bergman spiega perché ha voluto raccontare la storia di Noi due attraverso lo stile di un road movie.

Ciò che m’interessa di più nei road movie sono le relazioni tra le persone. Questo tipo di cinema è sempre più raro in un’industria che privilegia lo spettacolo. Un film come Noi due potrebbe apparire oggi come poco spettacolare, mentre per me lo è, perché non c’è niente di più spettacolare dei rapporti umani. Il viaggio nel film è soprattutto un viaggio nella profondità dell’anima. Non ci sono quasi mai inquadrature di paesaggi, e siamo sempre con i personaggi, osservando il mondo attraverso i loro occhi. Io e il mio direttore della fotografia Shai Goldman abbiamo guardato più volte Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan, che ci ha aiutato a capire la “giusta distanza” che un film dovrebbe avere dai suoi personaggi. Mi piace molto il cinema di Lonergan, perché il suo stile è apparentemente trasparente. Non si “sente”. Lonergan si mette in secondo piano rispetto alla storia e ai personaggi, non impone il suo ego sullo schermo, ma allo stesso tempo ha uno stile tutto suo, una regia sottile e delicata, che non impone le emozioni allo spettatore ma le lascia arrivare gradualmente.

Bergman spiega come ha impostato il lavoro con i protagonisti Noam Imber e Shai Avivi.

Prima abbiamo guardato insieme Seret Bar Mitzvah, il bellissimo documentario con cui la sceneggiatrice Dana Idisis racconta la sua famiglia. Poi, naturalmente, abbiamo incontrato molti bambini e adolescenti autistici con i loro genitori. Per esempio, la madre single di un giovane autistico ci ha raccontato la sua vita, la sua lotta quotidiana per la sopravvivenza, il suo rapporto speciale con il figlio e il modo speciale di comunicare tra loro. Questo incontro ha avuto un impatto notevole sulla sceneggiatura e sul film. Vediamo che Aaron e Uri condividono un mondo proprio, modi unici di comunicare, che anche la madre a volte trova difficile da capire.

Bergman spiega le citazioni e l’influenza nel suo film del cinema di Charlie Chaplin.

L’influenza di Chaplin si avverte in quasi tutte le inquadrature, compresi i silenzi. È infatti il silenzio del cinema muto che a volte invade lo spazio del film e che gioca un ruolo cruciale nella relazione tra Aaron e suo figlio. È il silenzio enigmatico di un bambino autistico, che vive in un mondo a parte, ed è anche il silenzio di questa coppia, padre e figlio, che si isolano e costruiscono una “bolla” per proteggersi dal mondo. Non ho niente di molto originale da dire sul cinema di Chaplin: è già stato detto tutto, no? Aggiungo solo che per preparare il mio film ho guardato i suoi film con i miei figli, che come altri bambini della loro età sono dipendenti dagli smartphone, dal web e dalla PlayStation. Nonostante questo, erano completamente sedotti da questo cinema e assolutamente sensibili alla sua magia! Questo la dice lunga sulla dimensione universale e senza tempo dell’opera di Chaplin. Vorrei mantenere qualcosa dello spirito di questo cinema nei miei film: l’umanesimo, naturalmente, l’umorismo, naturalmente, e anche l’empatia e la tenerezza per le persone che ci circondano.

La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore Matteo Curallo (Michelangelo – Infinito, I babysitter, Io Leonardo).

TRACK LISTINGS:

1. A Sweet Little Joy 3:03
2. Forgotten Feelings – We Go 2:03
3. Deep Inside – Departing 2:44
4. The Father And The Kid – Part II 1:27
5. Forgotten Feelings – We Stay 1:01
6. Deep Inside – In A Flipbook 1:51
7. Here We Are 1:59
8. Life Goes By

La colonna sonora di “Noi Due” è disponibile su Amazon.

Foto e poster