Pinocchio di Disney Plus, recensione: la magia dell’originale si diluisce nella meraviglia del fotorealismo

Il Pinocchio live-action di Disney Plus perde la magia dell’originale e punta tutto sulle meraviglie della tecnologia digitale.

Pinocchio ha debuttato su Disney Plus, e questo nuovo remake live-action mantiene un buon livello di fedeltà rispetto al classico animato del 1940, nonostante qualche variazione strategica. Il cast presenta un coinvolgente Tom Hanks nei panni di Geppetto e mostra un’inedita Fata Turchina che ha il volto della talentuosa attrice e cantante di colore britannica Cynthia Erivo, scelta di casting che ha innescato la solita becera controversia sui social media scatenata da chi si è indignato per il fatto di non avere un fatina “caucasica” come negli adattamenti precedenti; stesso risibile discorso portato avanti per il remake live-action La sirenetta con la nuova Ariel della cantante e attrice Halle Bailey, fortuna vuole che queste risibili controversie durino giusto il tempo di un topic.

Il regista Robert Zemeckis per il nuovo “Pinocchio” rifà squadra con Tom Hanks con cui aveva collaborato per Forrest Gump (“Stupido è chi lo stupido fa”), Cast Away (“Wilsooon!”) e Polar Express, quest’ultimo primo film d’animazione realizzato interamente in digitale e performance capture, che mostrava Hanks nei panni di ben 6 personaggi in CGI. Questa suggestiva fiaba d’animazione natalizia diede inizio ad una vera e propria nfatuazione di Zemeckis per l’animazione in performance capture, il regista dopo “Polar Express”, che non si rivelò affatto il successo sperato, convincerà la Disney ad investire in questa nuova tecnologia con l’idea di fonderla con il 3D di ultima generazione, nacque così una join venture che darà vita alla ImageMovers Digital con cui verranno realizzati nell’ordine: l’epico Beowulf (2007) e il cupissimo adattamento A Christmas Carol (2009) con Jim Carrey nei panni di Scrooge. Entrambi i film si riveleranno dei sonori flop, ma nonostante ciò Zemeckis credeva ancora fortemente in questa nuova forma di animazione digitale, Final Fantasy: The Spirits Within evidentemente non ha insegnato nulla, così tenterà un ultimo colpo di coda con Milo su Marte, pellicola che darà il colpo di grazia alla Imagemovers Digital che chiuderà i battenti in bancarotta.

“Pinocchio” presenta in parte i difetti che affliggevano le produzioni in performance capture di Zemeckis, la magia scaturita dalla meravigliosa animazione del 1940, una delle vette artistiche toccate dalla Disney, finisce in questo caso per diluirsi e quasi scomparire in un mix di CGI e live-action in grado di creare un lussureggiante ibrido all’insegna del fotorealismo, ma a cui manca l’anima, quella peculiare scintilla tipica dell’animazione tradizionale in grado di donare vita e cuore a personaggi generati dalla fantasia. Il nostro preambolo sulla “Imagemovers Digital” di Zemeckis e Disney era per dare un senso compiuto a ciò in cui pecca il nuovo “Pinocchio” live-action. Quando, come  in questo caso, realtà e immaginazione si fondono con l’ausilio di nuove tecnologie, cercando di ricreare in provetta quella speciale commistione quasi magica di nostalgia, meraviglia e immaginazione filtrati attraverso uno sguardo che è tipico dell’infanzia, si finisce invece per creare una commistione di tecnologia e iperrealismo, in questo caso filtrati attraverso uno sguardo che invece è tipicamente più quello degli adulti, e la differenza purtroppo si percepisce forte, nonostante le reminiscenze riaffiorino di tanto in tanto a ricordarci il buon”Pinocchio” che fu.

“Pinocchio” non si può includere tra i remake più riusciti della Disney, ma siamo pur sempre di fronte ad intrattenimento di altissimo profilo che regala divertimento e azione, magari qualche sequenza si rivela un tantino troppo carica per i più piccini, vedi il trafelato inseguimento del mostro marino nel finale e alcune scene del visivamente impressionante Paese dei Balocchi, ma nel complesso la Disney è sempre attenta a creare il giusto mix in grado di attirare nella giusta misura un pubblico di famiglie, target a cui sono destinati prevalentemente le produzioni dello studio, caratteristiche a cui il “Pinocchio” di Zemeckis risponde perfettamente.