Red Notice, recensione: la commedia d’azione ipercitazionista che strizza l’occhio ai videogiochi

Leggi la recensione di “Red Notice”, la sontuosa commedia d’azione con The Rock, Ryan Reynolds e Gal Gadot su Netflix dal 12 novembre.

Red Notice, la sontuosa commedia d’azione da 200 milioni di dollari di budget, ha debuttato su Netflix con un terzetto di star che faranno la gioia dei patiti di film d’azione: l’attore più pagato di Hollywood, il roccioso Dwayne “The Rock” Johnson, la bellissima Gal Gadot meglio nota come la Wonder Woman dell’Universo Esteso DC e lo spassoso Ryan Reynolds aka wade Wilson aka Deadpool. “Red Notice” segna una reunion per tutti e tre gli attori: Reynolds torna a fare squadra con The Rock dopo Hobbs & Shaw, lo spin-off di Fast & Furious; Gadot e Reynolds segnano il loro secondo film insieme dopo il thriller d’azione Criminal del 2016 e infine Gadot ha già lavorato con Johnson in tre film della serie “Fast & Furious”.

La trama segue due rinomati ladri d’arte, Nolan Booth (Reynolds) e Sarah Black alias Alfiere (Gadot) che finiscono nella lista dei più ricercati dall’Interpol (il Red Notice del titolo) e che fanno a gara per rubare due preziosi reperti antichi, le due Uova di Cleopatra, e scoprire dove si trova un terzo uovo scomparso misteriosamente e mai ritrovato. Sulle tracce dei due ladri c’è l’agente speciale e profiler dell’FBI John Hartley (Johnson) che finirà nel mezzo della “competizione” incastrato da Black che lo renderà un criminale ricercato e costretto suo malgrado a collaborare con Booth per rintracciare l’uovo, mentre l’agente cerca di ripulire il suo nome.

“Red Notice” segna la terza collaborazione per Dwayne Johnson e il regista Rawson Marshall Thurber dopo Una spia e mezzo e Skyscraper. Thurber maneggia con dovizia azione e commedia ben supportato da un terzetto di attori che sembrano divertirsi un mondo a lavorare insieme, e questo traspare dallo schermo. Johnson ormai interpreta un personaggio ben rodato che gli calza a pennello, e in questo caso trova una buona spalla in Ryan Reynolds che gioca a fare un divertente e divertito mix del “Lupin III” dei cartoni giapponesi e il Nathan Drake dei videogiochi. La maggior parte del cospicuo budget investito da Netflix è andato via per il compenso dei tre protagonisti e per i corposi effetti speciali di ottima fattura, che il regista, forte dell’esperienza con il precedente “Skycraper” ha saputo dosare e maneggiare con estrema dovizia.

“Red Notice” ricorda molto l’Innocenti bugie (Knight and Day) di James Mangold con Tom Cruise, Cameron Diaz e guarda un po’ che coincidenza anche Gal Gadot. Su schermo tanta azione in giro per il mondo e un oggetto prezioso da recuperare, l’hitchockiano MacGuffin citato da Reynolds, che nel film di Mangold era un pezzo di tecnologia. Thurber che ha curato anche la sceneggiatura di “Red Notice” riempie il film di citazioni non solo nei dialoghi ma anche a livello visivo, e così su schermo ritroviamo strizzatine d’occhio a True Lies (la scena del tango) e una corposa serie di citazioni ai film di Indiana Jones, vedi la scena dell’evasione (il ponte di corda crollato da “Il tempio maledetto) e l’intera sequenza nel bunker nazista: il personaggio di Reynolds che fischietta il tema musicale “Raiders March” di John Williams, l’etichetta “9906753” sulla casa riferita all’Arca dell’alleanza immagazzinata nella scena finale de I predatori dell’arca perduta e la scena dell’inseguimento nelle miniere rievoca le scene del carrello da miniera in “Il tempio maledetto” e dell’inseguimento nella giungla in “Il regno del teschio di cristallo”.

“Red Notice” strizza l’occhio con furbizia anche al mondo dei videogiochi, un media diventato sempre più cinematografico, Thurber allestisce sequenze d”azione e scenari in CGI che rievocano per suggestioni popolari franchise videoludici come Uncharted e Tomb Raider. Tirando le somme “Red Notice” è una godibile e ben oliata macchina da intrattenimento che potrà inevitabilmente far storcere il naso a qualcuno, ma che fa pienamente il suo dovere, con le quasi due ore di durata che volano via senza intoppi di sorta. Per coloro che invece potrebbero lamentarsi per la sensazione di già visto che permea l’intera pellicola, il regista ha affrontato questo elemento a viso aperto, citando le fonti d’ispirazione che risultano chiare anche ai più smemorati. In realtà il problema con chi critica aspramente pellicole di questo tenore è sempre il medesimo, si pretende qualcosa che vada oltre l’intrattenimento duro e puro, e come in questo caso tale pretesa appare a dir poco risibile.

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