Home Notizie Giffoni 2014, Richard Gere: “Volete fare gli attori? Meglio il calzolaio”. Dopo Toronto, Time Out of Mind a Roma

Giffoni 2014, Richard Gere: “Volete fare gli attori? Meglio il calzolaio”. Dopo Toronto, Time Out of Mind a Roma

E’ il giorno di Richard Gere al Giffoni Film Festival: la pioggia non ferma i fans, tutti vogliono vederlo da vicino.

pubblicato 22 Luglio 2014 aggiornato 30 Luglio 2020 23:48

Carismatico, disponibile – si getta sui fotografi al photocall scatenandoli, saluta tutti guardandoci negli occhi in sala conferenze, non firma autografi però sul Blue Carpet, anche perché sennò non lo avrebbero più lasciati andare – sempre incredibilmente affascinante: Richard Gere arriva a Giffoni in jeans e camicia bianca con tutto il suo carico di storia del cinema, di mestiere dell’attore, di spontaneità, a dispetto dei cordoni che lo blindano (e arriva a sedersi in mezzo ai fotografi). L’attore ha pensato bene di portare con sé il figlio quattordicenne Homer (accompagnato da un amico), che respirano per qualche ora l’aria del Giffoni Experience. Che, confessa, non conosceva proprio benissimo, ma di cui ha capito al volo la straordinarietà: “Portate sempre con voi quel che siete e fate qui, portatelo nelle vostre comunità, moltiplicatelo…” dice ai ragazzi.

 

 

Ai giornalisti invece parla di Time out of Mind, che sarà presentato in anteprima al Toronto Film Festival e poi spero in Italia. “In quell’occasione avrò modo di parlarne” dice Richard, che con i suoi 64 anni (incredibile!), non può non raccontare di come sia cambiato il cinema, di come le risorse e i tempi che una volta erano riservati alle grandi major ora siano ad appannaggio delle produzioni tv di alta qualità, da HBO a Netflix, passando per Showtime – e il pensiero corre ad House of Cards, citato in conferenza.

Non solo le modalità di produzione sono cambiate, anche i contenuti: “Un tempo anche le major facevano film più intimisti, come i primi della mia carriera, ora invece si punta sull’azione, su generi che siano il più trasversali possibile. E se c’è tanta violenza al cinema è perché il pubblico lo vuole. Se nessuno la cercasse, l’industria cinematografica lascerebbe perdere.

Ma Gere viene davvero da un altro cinema, da un altro mondo, direi quasi pianeta: “Io non sono nessuno, tutto questo è per voi”, dice ai giurati del Festival. Che si alzano e applaudono.

“Grazie a tutti, ragazzi”, dice in italiano. Grazie a lei, Mr. Gere.

 

Giffoni 2014, Richard Gere: incontro giurie live su Cineblog

Gere_GFF_ConferenzaStampa@livetvGFF2014

18.08 “Grazie a tutti, ragazzi” dice ricevendo il premio Truffaut. Ma prima di lasciare la sala si ferma e nel mondo in cui abbiamo imparato a conoscere anche se in poche ore, si ferma un momento, respira e saluta.

“Io non sapevo bene cosa aspettarmi, ma mi sono reso conto che questo festival è veramente, veramente importante. Non per me, che non sono nessuno, ma per voi, ragazzi. Tutto questo è davvero speciale. E parteciparvi vi dà una grande responsabilità”. Il tema della responsabilità torna continuamente. E il carisma sprizza da tutti i pori.

17.59 Manlio, il vice direttore artistico, fa uno strappo e concede alla ragazza che aveva lasciato la parola all’amico l’ultima domanda. Cose da Giffoni. “Come faccio a diventare un attore di successo?” La risposta di Gere è da manuale: “Il mio primo consiglio è fai il calzolaio. Se è la tua ossessione e la tua passione allora ti dico vai, insegui il tuo sogno. Ma è davvero tanto difficile, in pochi riescono a farlo come vorrebbero. Non dare nulla per scontato: ho visto attori molto più bravi di me che non ce l’hanno fatta. Il karma non era quello giusto. Ma non rinunciate se è quello che vuoi e nello stesso tempo non indurirti, non diventare qualcosa che non sei”. Ma non rinunciare se è quello che vuoi e nello stesso tempo non indurirti, non diventare qualcosa che non sei”. Non volevo essere così drastico, quel che volevo dire che per essere degli artisti dovete imparare a esser voi stessi, a guardarvi dentro e studiare duramente nelle aree di vostro interesse. Si dice che ci vogliono 10.000 ore per imparare a far bene una cosa. La cosa importante è di non focalizzarsi te stesso, guardati intorno, guarda il mondo e fai qualcosa di responsabile per gli altri”.

17.58 Il ragazzo fa una domanda su Lancillotto e a tema ‘sesso e violenza’: “Non parliamo di violenza ma solo di sesso. Siete giovani. Ed è ancora meglio se è accompagnato dall’amore. Ma la verità è che i film pieni di violenza sono una risposta al mercato. Se il pubblico non li chiederà, l’industria non li farà più”.

17.58 Una ragazza conquista il turno di domanda ma cede il microfono a un amico che ci teneva particolarmente. Cose ce succedono solo a Giffoni.

17.54 Un ragazzo gli ricorda dell’esperienza con Akira Kurosawa che lui chima, giustamente, Kurosawa-san.Ricorda di quando, giovanissimo, andò a vedere una retrospettiva a lui dedicata a New York, dove ebbe modo di stringergli la mano. Un amico gli scattò una foto. “All’epoca mi sembrava un gigante. Ognuno ha un suo idolo, lui era il mio. Quando tempo dopo vidi quella foto mi resi conto che lui non era gigante, era alto quanto me, ma lo era ai miei occhi. Per me era un gigante”.

17.45 Differenza tra commedia e drama? A inizio carriera pensavo di essere più portato per il drama .Poi arrivò Gerry Marshall con Pretty woman. Mi disse di stare più rilassato, più spontaneo, verosimile… non è una cosa facile. Non bisogna essere affettati.

17.37 Perchè ho lasciato gli studi? Ora che mi ricordo non ero un grande studente, ma ero molto coinvolto nelle attività teatrali. Iniziai a fare provini, ebi dei lavori e così ho iniziato. Ma la cosa importante è domandare, chiedere, interessarsi. L’attore è una spugna deve assorbire tutto e poi metterlo nel suo lavoro. Questo penso debba essere il mestiere dell’attore ed è quello che ho fatto con le varie cose che ho fatto nella vita, dall’università alla filosofia, dalla danza alla musica.

17.35 Come usi il tuo successo per le grandi cause civili? quando diventi un attore cominci a porti il problema di pensare a quel che dici, devi essere responsabile. Una volta che inizi a pensare così non smetti più. Dobbiamo dare un senso a ogni respiro solo così possiamo dare un senso a tutto quello che facciamo.

17.28 Come è cambiata l’azienda cine? hai nostro tempi c’erano le grandi major, questi studi hanno cambiato modelli di produzione. or producono azione, più traversali. all’epoca invece film più intimisti. e poi all’epoca ci si metteva 50 gg, ora invece appena 3 settimane. ma bisogna però sapersi evolvere.

17.13 Sala gremita all’inverosimile. linee occupate. speriamo di farcela. il delirio.

Terminato l’incontro con la stampa si sale tutti in sala Truffaut per seguire l’incontro con i ragazzi.

16.27 Si parte da HoC per aprire al lato dell’impegno politico, il lato oscuro della politica che si può così ‘scardinare’: “Siamo in una fase di grande trasformazione nell’industria cinematografica. Ai miei tempi, quando ho iniziato, HoC sarebbe stato un film di alta produzione, oggi è una serie indipendente della tv via cavo che non è semplice tv, come HBO, Netflix, Showtime che hanno autori preparatissimi, grandi budget,I grande qualità. Il cinema, invece, ha budget minori: Time Out of Mind l’abbiamo girato in 21 giorni con budget molto bassi. Le produzioni come HBO hanno le proprie risorse, non hanno le stesse difficoltà a reperire fondi e non c’è certo penuria di talenti. Queste case di produzione sono il futuro: la separazione tra tv e cinema è venuta meno. Ben venga, l’importante è continuare”.

19.26 Se trovate una vicinanza tra me e quel che racconto nei film è perché io cerco di fare sempre cose nelle quali mi ritrovo. Fare film per me è un lavoro, e cerco di non tenere mai troppo diviso lavoro dalla mia vita e dai miei valori.

16.18 Sugli eventi bellici degli ultimi giorni: “Io ricordo quando il mio insegnante in giapponese zen, tanti anni fa mi disse, che lui non prendeva nessuna decisione se prima bon faceva scendere il numero di respiri a sette . Mi insegnava così a non reagire inmaniera emotiva impulsiva, in una maniera legata alla superficie, che non vengono dalla coscienza più profonda. Bisogna invece capire che noi siamo tutt’uno.. La violenza non ha senso. Non dovremmo reagire superficialmente, ma fermarci per ragionare e trovare Io diffido dei leader che reagiscono in maniera impulsiva, rispondendo alla violenza con la violenza. Di loro non mi fido”.

Ma io sono ottimista rispetto al genere umano: noi siamo creature gentili e se noi tutti partissimo da qui i problemi non solo li cancelleremmo ma non esisterebbero neppure.

16.16 Nel mondo siamo tutti correlati. Un mio amico una volta chiese al Dalai Lama come avrebbe potuto insegnare al suo figlio i valori della vita e il Lama gli disse: “Insegnagli a rispettare la vita di un insetto, anche lui ha dei figli dei genitori se riesci ad insegnargli questo gli hai insegnato tutto”

16.13 Time out of Mind sarà presentato a Toronto e spero che venga poi al Festival di Roma, ma ne parlerò lungamente in quelle occasioni. Ci tengo però a dire che la sceneggiatura è stata scritta 25 anni fa. Non c’è una stretto collegamento con la situazione attuale, fa capire ma “evidentemente sono le condizioni generali che non sono cambiate molto”. Quando ho avuto la sceneggiatura 8 anni fa mi sono posto il problema di come rendere al meglio il mondo degli Homeless. Mi sono messo in contatto con un’associazione che si occupa della loro cura. E credo che NY sia l’unica città al mondo in cui per legge, ogni persona deve avere un letto dove dormine. In questo film, quindi, abbiamo voluto raccontare il processo che porta a diventare Homeless e la burocrazia anche collegata. E ovviamente il suo viaggio personale per avere ancora un collegamento con la vita sociale. Il film è stato diretto da un eccezionale filmmaker”.

16.09 Non sono mai sceso a compromessi. Noi dobbiamo solo venire a patti con i nostri demoni. Non so perché, ma tutti pensano che Hollywood sia un mostro: Hollywood è solo un posto dove si fanno i film, non è questa gran cosa.

Sono davvero felicissimo di essere qui. Io prendo ogni occasione utile per venire in Italia, ho molti amici qui, sono venuto qui con mio viglio Homer e un suo caro amico, adoro la Costiera Amalfitana. Sono contento di essere qui per la prima volta, al Festival di Giffoni dove si realizza una cosa straordinaria. Le relazioni che si stringono qui avranno poi delle conseguenze per tutto il pianeta. Grazie per avermi invitato.

16.06 Sul photocall si butta tra i fotografi, in sala saluta tutti. Più sono grandi più sono alla mano. Non si possomo però fare foto in sala.

15.59 L’urlo che risuona in Cittadella ci dice che è arrivato.

15.41 Sta per arrivare. Confesso, sono emozionata. Cuore a mille…

Foto | Livestream ufficiale GFF 2014

Richard Gere al Giffoni 2014: un ‘american gigolo’ al Festival

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Il Giffoni Film Festival si prepara al suo quinto giorno di Festival con un Blue Carpet tutto per Richard Gere: la star hollywoodiana è attesa a Giffoni Valle Piana per le 16.00 e ci si augura che il tempo sia clemente e conceda alla stampa, ai fotografi e alle tantissime ammiratrici che sono in arrivo nella cittadina picentina di godersi il passaggio di Richard in Cittadella.

Per i ragazzi delle giurie, invece, nessun problema: lo vedranno nel pomeriggio nel tradizionale incontro che gli ospiti, nazionali e internazionali, hanno con i veri protagonisti del Festival. Certo è che al cospetto di un’icona come Gere tutto assume una prospettiva un po’ diversa: in questi giorni si è assistito a scene di delirio per Matt Bomer, Lea Michele, Dylan O’Brien, ma il brivido che corre pensando di poter vedere da vicino uno dei principali protagonisti della scena cinematografica internazionale non ha pari. Gere sarà presto al cinema con quattro nuovi film tra cui “The Best Exotic Marigold Hotel 2” di John Madden, con Judi Dench, Maggie Smith, Dev Patel, Bill Nighy, mentre ad agosto negli USA sarà la voce protagonista di “Henry & Me”; nel 2015 in sala di Franny, un dramma scritto e diretto da Andrew Renzi che racconta la storia di un filantropo (interpretato da Gere) che si inserisce nel menàge di una coppia appena sposata. Nella pellicola “Time Out of Mind”, invece, interpreta un clochard e come si sa è stato così convincente da aver ricevuto del cibo da una turista francese.

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Come sempre si parte con il Photocall, quindi l’incontro con la stampa, poche – limitatissime – one to one, quindi l’incontro con i ragazzi da cui speriamo venga fuori qualcosa di interessante e di carino, riuscendo a uscire dal cliché del ‘sex symbol’. Certo, si potrebbe contestare il titolo scelto per questa prima parte del post, in continuo aggiornamento per seguire la giornata di Gere al Festival, ma sappiamo fin troppo bene che pochi come Gere possono incarnare il ‘tema’ Be Different. Ci aggiorniamo più tardi.

Richard Gere al Giffoni Film Festival 2014
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