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Locarno Golden Leopard, Sho Miyake conquista la prima retrospettiva nordamericana al Metrograph

Sho Miyake, Golden Leopard winner at Locarno 2025, receives his first North American retrospective at New York’s Metrograph from November 7-17, touring 14 cities.

22 Ottobre 2026 05:22

Il riconoscimento internazionale di Sho Miyake compie un passo significativo questo novembre: il regista giapponese, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Locarno 2025 con Two Seasons, Two Strangers, è il protagonista della prima retrospettiva nordamericana dedicata alla sua opera, intitolata Unspoken Gestures: The Films of Sho Miyake. La Sho Miyake retrospective approda al Metrograph di New York dal 7 al 17 novembre 2026, prima tappa di un tour che attraversa 14 città in otto paesi sotto l’egida della Japan Foundation.

Dal Leone d’Oro di Locarno al Metrograph di New York

Il percorso che porta Miyake a New York ha un punto di svolta preciso: Locarno 2025, dove Two Seasons, Two Strangers si è aggiudicato il Pardo d’Oro, il massimo riconoscimento del festival svizzero. Si tratta di un premio che negli ultimi decenni ha spesso anticipato carriere destinate a imporsi nel circuito internazionale d’autore, e nel caso di Miyake ha innescato un interesse sistematico nei confronti dell’intera sua filmografia.

Il Metrograph, sala newyorkese da tempo punto di riferimento per il cinema d’autore e le retrospettive curate, ospita la tappa americana di apertura con un programma che si estende per undici giorni. Miyake sarà presente in persona durante il weekend inaugurale, offrendo al pubblico statunitense un contatto diretto con un autore che fino ad ora era rimasto sostanzialmente inedito in Nord America nella forma sistematica di una retrospettiva. Non si tratta di una proiezione isolata o di una selezione festivaliera: è il primo sguardo d’insieme sull’opera di un cineasta la cui voce, adesso, viene riconosciuta come degna di attenzione strutturata.

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Unspoken Gestures: un titolo che è già un programma critico

Il titolo scelto per la rassegna — Unspoken Gestures: The Films of Sho Miyake — non è neutro. Suggerisce un cinema fatto di sottrazioni, di ciò che i personaggi non dicono ma comunicano attraverso il corpo, lo spazio, il silenzio. È una chiave di lettura coerente con quanto il cinema giapponese contemporaneo di qualità ha saputo esprimere negli ultimi anni: una narrativa dell’ellissi, dove l’emozione si costruisce per accumulo di dettagli visivi piuttosto che per dichiarazione esplicita.

La Japan Foundation, che co-organizza e presenta l’intera tournée, ha scelto di investire su Miyake in un momento in cui il suo nome è già associato a un riconoscimento critico di primo piano. La retrospettiva non è quindi un atto di scoperta retrospettiva di un autore dimenticato, ma la formalizzazione di una reputazione che il circuito festivaliero ha contribuito a costruire e che ora trova una cornice istituzionale adeguata.

Un tour in 14 città e otto paesi

La dimensione del progetto è tutt’altro che marginale. 14 città in otto paesi: questo è l’orizzonte geografico della Sho Miyake retrospective, che si configura come uno dei progetti di diffusione del cinema giapponese contemporaneo più ambiziosi degli ultimi anni. La Japan Foundation, da decenni attiva nella promozione della cultura giapponese all’estero, ha costruito un circuito capace di raggiungere pubblici molto diversi tra loro, accomunati dall’interesse per un cinema che fatica a trovare distribuzione commerciale ma che trova invece spazio nelle sale d’essai, nelle cinémathèque e nei centri culturali.

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Il fatto che si tratti della prima retrospettiva nordamericana di Miyake è un dato che merita di essere sottolineato. Non è scontato che un regista premiato a Locarno riceva quasi immediatamente un omaggio sistematico in Nord America: il circuito festivaliero premia ogni anno autori che restano confinati in una nicchia di cinefili informati. Che la Japan Foundation abbia mosso rapidamente, costruendo un tour internazionale sull’onda del Pardo d’Oro, dice qualcosa sia sulla qualità percepita del lavoro di Miyake sia sulla strategia culturale dell’istituzione giapponese.

Cosa significa oggi una retrospettiva al Metrograph

Scegliere il Metrograph come sede newyorkese non è una decisione casuale. La sala, situata nel Lower East Side di Manhattan, si è ritagliata in pochi anni un ruolo preciso nell’ecosistema cinematografico statunitense: ospita retrospettive curate, restauri, prime americane di film d’autore, e ha una comunità di abbonati e frequentatori che rappresenta esattamente il pubblico a cui un autore come Miyake può parlare. Non è la sala del blockbuster, né quella del cinema d’essai generico: è uno spazio dove la programmazione è già di per sé un atto critico.

La presenza di Miyake durante il weekend di apertura trasforma le proiezioni in un evento. Gli incontri con il pubblico, i Q&A post-proiezione, il confronto diretto tra un autore e gli spettatori che scoprono la sua opera in forma antologica: sono momenti che una piattaforma streaming non può replicare e che giustificano l’esistenza di spazi come il Metrograph anche nell’era della distribuzione digitale.

Per il cinema giapponese contemporaneo, la Sho Miyake retrospective rappresenta un segnale di vitalità che va oltre il singolo autore. Dimostra che esiste ancora un circuito internazionale capace di costruire attenzione attorno a voci nuove, di tradurre un premio festivaliero in un progetto culturale articolato, e di portare fisicamente un regista davanti al suo pubblico. Miyake al Metrograph, dall’7 al 17 novembre, è un appuntamento che chi segue il cinema d’autore contemporaneo farebbe bene a non ignorare. Per saperne di più sul programma completo è possibile consultare la copertura di Variety dedicata alla retrospettiva.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.