Stasera in tv: “Un figlio di nome Erasmus” su Canale 5

Su Canale 5 “un figlio di nome Erasmus”, la commedia di Alberto Ferrari con Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Daniele Liotti e Ricky Memphis.

Cast e personaggi

Luca Bizzarri: Ascanio
Paolo Kessisoglu: Jacopo
Daniele Liotti: Enrico
Ricky Memphis: Pietro
Carol Alt: Alexandra
Valentina Corti: Diletta
Filipa Pinto: Alice
Gabriele Carbotti: Wedding Planner
Andrea Bonella: Manager Brescia

La trama

Quattro amici quarantenni − Pietro, Enrico, Ascanio e Jacopo (Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis e Daniele Liotti) − vengono chiamati a Lisbona per il funerale di Amalia, la donna che tutti e quattro hanno amato da ragazzi quando facevano l’Erasmus in Portogallo. Amalia ha lasciato un’inaspettata eredità: un figlio concepito con uno di loro. Ma chi è il padre? Aspettando i risultati del test del DNA, i quattro amici decidono di andare alla ricerca di questo misterioso figlio ventenne e intraprendono un rocambolesco ed emozionante viaggio attraverso il Portogallo insieme ad una ragazza che si offre di aiutarli.

Curiosità

  • Alberto Ferrari (Tra due donne, La terza stella) dirige “Un figlio di nome Erasmus” da una sua sceneggiatura scritta con Gianluca Ansanelli (Troppo Napoletano, 7 Ore per Farti Innamorare, Amici come noi).

Nella sceneggiatura ho voluto poi cercare di raccontare il tutto in forma di commedia, dove la volgarità della vita e delle sue ricadute esistenziali e narrative è pressoché assente o relegata sottotraccia, a definire una lieve sensazione, necessaria, ma mai esplicita. Il tono e il ritmo dei dialoghi corrono in questa direzione. Della leggerezza. Dove la semplicità del comunicare non vuole mai essere solo fornire un’informazione per far proseguire il racconto ma anche e soprattutto trasferire uno stato d’animo. Quindi lievità assoluta ma profondità di comunicazione. Con tutti gli appuntamenti comici propri della commedia innescati e rispettati, sia quelli importantissimi di situazione, sia quelli di dialogo e di battuta. [Alberto Ferrari]

  • La fotografia di “un figlio di nome Erasmus” è stata curata dallo stesso Alberto Ferrari.

La fotografia accompagna in colori che seguiranno gli stati d’animo e la natura stessa dei luoghi. Anticipando e suggerendo sensazioni. La fotografia dovrà abbracciare l’idea di commedia, non patinata, ma reale, con una piccola concessione al realismo magico, che rende appunto più gustosa la realtà. Colori accesi ma non chiassosi. Potenti controluce inonderanno gli ambienti, disegnandone a volte anche i contorni più in ombra e restituendoci anche la progressione dello stato d’animo dei protagonisti. Senza per questo legare in modo concettuale il rapporto tra essi. Esterni, molto colorati e pieni di verde. Il sole in questo film deve essere molto presente. Le notti del film saranno piene di luci e riverberi provenienti dalla luna. Una notte rassicurante dove ad agitarsi sono solo i pensieri di Ascanio e del suo arco di trasformazione che lo porterà, come ognuno degli altri, a diventare un altro uomo. [Alberto Ferrari]

  • La scenografia del film è a cura di Luca Gobbi (Natale col Boss, Questo è il Mio Paese, Vacanze di Natale a Cortina, L’uomo nero).

Gli ambienti non sono claustrofobici e cercano di adeguarsi alla psicologia del personaggio che rappresentano. [Alberto Ferrari]

  • “Un figlio di nome Erasmus” è prima produzione della Eagle Pictures, società solitamente attiva nella distribuzione cinematografica.

Note di regia

Mi ha sempre affascinato indagare i confini che ci fanno cambiare improvvisamente, che determinano i nostri punti di non ritorno e le nostre svolte esistenziali. E osservare poi le ricadute che questi hanno sugli altri e sul mondo che ci sta intorno. Lo straordinario che invade il nostro quotidiano e lo cambia per sempre. Sia in dramma, sia in commedia. Ho scritto Un figlio di nome Erasmus per questo, per immaginare come si reagisce all’arrivo di una notizia che davvero ti rovescia la vita in un secondo. Non una notizia tragica, nessuna malattia diagnosticata, nessun lutto improvviso. Una notizia positiva, almeno in sé. Essere padre. Nella sceneggiatura ho voluto poi cercare di raccontare il tutto in forma di commedia, dove la volgarità della vita e delle sue ricadute esistenziali e narrative è pressoché assente o relegata sottotraccia, a definire una lieve sensazione, necessaria, ma mai esplicita. Il tono e il ritmo dei dialoghi corrono in questa direzione. Della leggerezza. Dove la semplicità del comunicare non vuole mai essere solo fornire un’informazione per far proseguire il racconto ma anche e soprattutto trasferire uno stato d’animo. Quindi lievità assoluta ma profondità di comunicazione. Con tutti gli appuntamenti comici propri della commedia innescati e rispettati, sia quelli importantissimi di situazione, sia quelli di dialogo e di battuta. Un profondo respiro internazionale è quello che il tema del film – l’Erasmus – richiede. E tra tutte le nazioni che partecipano al Progetto Erasmus, il Portogallo aveva in sé la forza, l’unicità e la poesia che la sceneggiatura necessitava per completarsi. Gran parte delle riprese si sono svolte in Portogallo. Perché il Portogallo è un paese vivo, pulsante, che completa e definisce la mia storia in modo originale e profondo. La sua cultura, le sue tradizioni, i suoi luoghi fantastici, la sua “Luce” rendono tridimensionale e rotonda la vicenda, arricchendola di colori, profumi, musica e sensazioni che soltanto in Portogallo riescono ad esplodere e a riverberare in ognuno dei personaggi. Infatti, ognuno di loro, ritroverà grazie a questa “atmosfera narrativa” ciò che ha lasciato lì vent’anni prima, e cioè: le proprie aspirazioni, i sogni, le idee. E in più troverà anche un figlio inaspettato. Come in una sorta di macchina del tempo, i personaggi del mio film si troveranno di nuovo in Portogallo, in quei luoghi, cambiati certo, ma profondamente gli stessi, per ritrovare il senso unico del proprio cammino nella vita. [Alberto Ferrari]

Chi è Alberto Ferrari?

Regista e sceneggiatore milanese, Alberto Ferrari inizia la sua carriera al Piccolo Teatro di Milano come assistente di alcuni dei più importanti registi italiani (Battistoni, Puggelli, D’Amato, Branciaroli). Fonda il Teatro Libero di Milano, di cui è il primo direttore artistico. Cura la regia di molti spettacoli, tra cui L’uomo che incontrò se stesso di L. Lunari con Franco Oppini e Camille Claudel di A. Ferrari. Per il grande schermo ha diretto: La Terza Stella (2005) scritto dallo stesso Ferrari con Ale e Franz e Stefano Sudriè, una produzione Rodeo Drive, con protagonisti Ale e Franz, distribuito da Medusa; Tra Due Donne (2000) dal romanzo di Vittorio Imbriani, scritto da L. Lunari e A. Ferrari e prodotto da Icaro Film. Distribuito da Istituto Luce, il film è stato premiato per la Miglior regia e Miglior attrice protagonista al Festival del Mediterraneo. Per la televisione ha diretto: I Misteri di Laura , 8 episodi da 80 minuti, con Carlotta Natoli, Daniele Pecci, Gianmarco Tognazzi nell’autunno 2015; la nona (26 episodi), decima (26 episodi) e undicesima (26 episodi) stagione di Distretto di Polizia ; 12 episodi di Crimini Bianchi , con Ricky Memphis e Daniele Pecci; Sottocasa di RAIUNO – RAIFICTION; Vivere , per ENDEMOL Italia e MEDIASET (40 blocchi – 200 episodi); Colmes per TSI – Televisione Svizzera (10 film in Prime Time). Ferrari è stato regista di numerosi programmi televisivi di intrattenimento, tra questi: ZELIG in tour con Claudio Bisio e Michelle Hunziker; Casa e bottega con Angela Finocchiaro e Enrico Bertolino; È tanto che aspetti con Ale e Franz; Razzi Vostri di Discovery per La Nove; Cercasi Auto Disperatamente per La 7.

La colonna sonora

  • Le musiche originali di “Un figlio di nome Erasmus” sono del cantante e compositore Flavio Premoli, noto per essere il tastierista della Premiata Forneria Marconi (PFM). Premoli è alla seconda colonna sonora dopo aver musicato la commedia Made in Italy: Ciao Brother con protagonisti io duo comico Pablo e Pedro (Nico Di Renzo e Fabrizio Nardi). Premoli ha musicato diverse serie televisive e film per la tv tra cui Squadra mobile, R.I.S. – Delitti imperfetti, Occhio a quei due e Finalmente Natale.

La musica è una delle componenti del film che mi affascina e mi intriga maggiormente. La musica “giusta” crea accelerazioni d’emozioni in una grande sinergia tra immagine e suono. La colonna è curata da un grande compositore italiano, Flavio Premoli, fondatore della P.F.M. (Premiata Forneria Marconi) il gruppo italiano di rock progressivo che ha conquistato anche l’estero. Ma soprattutto sono gli attori a rendere possibile questa storia. L’elemento più importante di tutto il film sono loro, con la loro incredibile capacità di dare vita, il soffio vitale, ad ogni personaggio e farlo diventare vero, vivo! Il mio amore per il teatro e per la recitazione e il lavoro degli attori su se stessi sono la mia arma segreta per commuovere e far credere possibile ogni artificio narrativo. [Alberto Ferrari]

  • La colonna sonora include il brano “We Don’t Need Anyone” di Gianluca Grossi.

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