Home Curiosità Il capolavoro sudafricano per gli Oscar scritto in Excel: la colonna sonora dell’estone che sfida le convenzioni

Il capolavoro sudafricano per gli Oscar scritto in Excel: la colonna sonora dell’estone che sfida le convenzioni

South Africa’s Oscar entry ‘Variations on a Theme’ was uniquely written in Microsoft Excel and features an Estonian composer, as revealed at BFI London Film Festival.

29 Ottobre 2026 23:45

Un foglio di calcolo come strumento narrativo, un compositore estone come collaboratore musicale, e una pastora di capre ottantenne nella regione desertica del Namaqualand come protagonista: Variations on a Theme è la candidatura ufficiale del Sudafrica agli Oscar 2027, e già prima di vedere la luce nelle sale internazionali ha attirato l’attenzione per le scelte creative quanto insolite che ne hanno segnato la genesi. A rivelare i dettagli è stato Devon Delmar, co-sceneggiatore e co-regista del film, in un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter durante il BFI London Film Festival, pubblicata il 18 ottobre 2026.

Un film costruito su un foglio Excel

La notizia che ha catturato l’immaginazione del settore non riguarda il cast né il budget, ma lo strumento con cui la struttura del film è stata concepita: Microsoft Excel. Delmar ha spiegato che la sceneggiatura e l’architettura narrativa di Variations on a Theme sono state mappate attraverso celle e righe di un comune software da ufficio, normalmente associato a bilanci aziendali e analisi dati, non a storie di pastori nel deserto sudafricano.

Non si tratta di un vezzo eccentrico fine a se stesso. L’uso di Excel come strumento di sviluppo narrativo risponde a una logica precisa: la capacità di visualizzare simultaneamente strutture temporali, variazioni tematiche e relazioni tra sequenze in modo non lineare, qualcosa che i software di scrittura tradizionali come Final Draft tendono a non favorire. Il titolo stesso del film, Variations on a Theme, suggerisce una costruzione musicale e modulare — e un foglio di calcolo, con la sua griglia di righe e colonne, si presta a rappresentare visivamente proprio quel tipo di architettura narrativa fatta di ripetizioni, variazioni e contrappunti.

È una scelta che dice qualcosa anche sul cinema africano contemporaneo: risorse spesso limitate, ma una disponibilità a sperimentare con gli strumenti disponibili che produce soluzioni inattese. Nel contesto delle candidature internazionali agli Oscar, dove la forma conta quanto il contenuto, Variations on a Theme arriva già con una storia da raccontare prima ancora che le luci si spengano in sala.

Il Namaqualand e Ouma Hettie: un ritratto del margine

Al centro del film c’è Ouma Hettie, una pastora di capre ottantenne che vive nel Namaqualand, la regione arida e remota nel Sudafrica nordoccidentale, celebre per i suoi fiori selvatici stagionali e per una tradizione pastorale che resiste alla modernità. È un territorio che il cinema sudafricano ha raramente esplorato con questa profondità, e la scelta di farne il cuore narrativo del film dice molto sulle intenzioni di Delmar e del suo co-autore.

Secondo quanto riportato dalle fonti, il film trae ispirazione dai ritmi del villaggio — un approccio che privilegia la texture del quotidiano rispetto alla trama convenzionale. Non è cinema di genere, non è thriller sociale né dramma politico nel senso più esplicito: è un’osservazione paziente di una vita e di un paesaggio, costruita con la stessa attenzione con cui si compone una variazione musicale attorno a un tema dato.

La figura di Ouma Hettie incarna una presenza marginale rispetto ai circuiti del cinema mainstream, ma centrale rispetto alla memoria culturale e alla resistenza quotidiana di comunità rurali che il Sudafrica post-apartheid fatica ancora a includere pienamente nel proprio racconto nazionale. Portare questo personaggio alla ribalta della competizione oscar è già di per sé un gesto politico, anche se non dichiaratamente tale.

La collaborazione con un compositore estone e il modello delle co-produzioni internazionali

L’altro elemento che ha catturato l’attenzione della stampa internazionale è la presenza di un compositore estone nella squadra creativa del film. Il nome non è stato reso pubblico nelle fonti disponibili, ma il suo contributo alla colonna sonora è confermato e rappresenta un esempio significativo di come il cinema africano stia costruendo reti di collaborazione internazionale sempre più sofisticate.

L’Estonia ha una tradizione musicale colta e riconosciuta a livello globale, con compositori come Arvo Pärt che hanno ridefinito il minimalismo contemporaneo. Associare quella sensibilità musicale nordeuropea a immagini del deserto sudafricano non è una scelta ovvia, ma è coerente con il titolo del film e con la sua struttura modulare. Le variations on a theme — le variazioni su un tema — sono una forma musicale classica che implica il ritorno ciclico a un nucleo riconoscibile attraverso trasformazioni progressive: un principio che, applicato al cinema, produce ritmo, attesa, risonanza.

Il modello della co-produzione internazionale è sempre più centrale per il cinema africano che vuole accedere ai mercati e ai festival globali. Non si tratta solo di finanziamenti: portare un compositore dall’Estonia in un progetto sudafricano significa creare un dialogo tra tradizioni culturali distanti, e quel dialogo si sente nel risultato finale. Per il cinema del continente africano, che compete agli Oscar nella categoria del miglior film internazionale, questo tipo di apertura è spesso la differenza tra un film che circola e uno che rimane confinato al mercato domestico.

Il BFI London Film Festival come vetrina per il cinema del Sud del mondo

La scelta di presentare Variations on a Theme al BFI London Film Festival — e di usare quella sede per condividere i dettagli della lavorazione con The Hollywood Reporter — non è casuale. Londra rimane uno dei nodi principali del circuito festivaliero internazionale, con una capacità di amplificazione mediatica che pochi altri festival possono garantire. Per un film sudafricano che punta agli Oscar, passare per il BFI significa costruire visibilità nel mercato anglosassone prima che la campagna di qualificazione entri nel vivo.

La strategia di Delmar appare chiara: usare la storia della lavorazione — Excel, il compositore estone, Ouma Hettie nel Namaqualand — come leva narrativa per generare attenzione attorno a un film che, altrimenti, rischierebbe di restare invisibile nel rumore di fondo delle candidature internazionali. Funziona, almeno sul piano della copertura stampa. Se funzionerà anche nella corsa all’Oscar, lo dirà la shortlist che l’Academy pubblicherà nei prossimi mesi.

Quello che Variations on a Theme rappresenta già oggi, indipendentemente dall’esito della competizione, è un caso concreto di come il cinema africano contemporaneo stia trovando linguaggi propri per raccontare storie locali con strumenti e collaborazioni globali — e di come le candidature agli Oscar possano diventare, per i film del Sud del mondo, non solo un traguardo ma anche una piattaforma per farsi ascoltare. Maggiori dettagli sul film sono disponibili sul sito ufficiale di The Hollywood Reporter.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.