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Venezia 2011: Contagion – recensione in anteprima del film di Steven Soderbergh

Steven Soderbergh porta al Festival il suo thriller Contagion: ecco la recensione di Cineblog

pubblicato 4 Settembre 2011 aggiornato 1 Agosto 2020 08:46

Un virus letale che uccide in pochi giorni si sta rapidamente diffondendo in varie zone del mondo. Man mano che si propaga l’epidemia, la comunità medica mondiale corre contro il tempo per trovare una cura e tenere sotto controllo il panico che si diffonde più rapidamente del virus stesso. Allo stesso tempo, la gente comune lotta per sopravvivere in una società che sta cadendo in pezzi.

Steven Soderbergh è uno dei registi americani divisi tra Hollywood e Indiewood. Lavora per le major, in particolare la Warner Bros. (ultimamente: Intrigo a Berlino, Ocean’s Thirteen, The Informant), e lavora a progetti indipendenti, a volte molto piccoli (Bubble, The Girlfriend Experience), altre volte più consistenti, come le due co-produzioni sul Che. Con Contagion il regista torna a lavorare per Hollywood con una storia non proprio originalissima come quella della pandemia che rischia di spazzare via l’umanità.

Non aspettatevi tuttavia il solito blockbuster hollywoodiano, e se conoscete un po’ lo stile di Soderbergh preparatevi: perché di “prodotto hollywoodiano” si può parlare solo in parte. Contagion è pieno di star: vediamo infatti Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet, Jude Law, Marion Cotillard, Laurence Fishburne. Si tratta però da una parte di uno specchietto per le allodole, perché chi non ha mai visto un film del regista o crede appunto di trovarsi di fronte ad un lineare prodotto made in Usa resterà molto deluso.

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A suo modo si può dire che con Contagion, Soderbergh abbia girato il suo “Traffic apocalittico”. Non c’è infatti un protagonista unico, e non c’è un vero personaggio che spicca rispetto ad altri (forse quello di Damon, padre di famiglia alle prese con la morte della moglie e del figliastro): dovessimo fare una media di quanto appaiono effettivamente gli attori sullo schermo presi singolarmente, ci aggireremmo sui 10 minuti, anche perché spesso non si trovano neanche assieme.

Il film si basa su una delle paure più attuali della nostra società: quello del virus mortale che si propaga a vista d’occhio. L’intuizione di Soderbergh è già alla base decisamente perfida: basta toccare qualcuno per ammalarsi, soffrire per giorni e poi morire. C’è subito chi tenta di trovare un vaccino, analizzando la situazione e la natura stessa del virus, e c’è chi già fa controinformazione per avvisare che c’è un gioco politico dietro alla scelta di non distribuire un vaccino che sarebbe già pronto: è il caso del blogger Alan, che da un video su Youtube inizia una lotta “contro il sistema”.

Le tematiche che si diramano dalla trama di Contagion sono tante, quindi. Dalla paura del contagio sociale alla guerra tra mass media e politica, passando per le dinamiche familiari (Beth è la paziente zero, e lo è diventata dopo un adulterio). Soderbergh gira il tutto con il suo stile levigatissimo, dalla solita stupenda fotografia (ricordate i colori di Traffic?), con una grande colonna sonora, e regala allo spettatore tutt’altro che un film d’azione o un thriller.

Il suo Contagion è un’opera fredda, analitica, girata con la stessa distanza con la qualche il regista osservava Che Guevara nel suo film-fiume. Ma lì dove la scelta di distanziarsi da ogni emotività nei confronti di un personaggio storico era condivisibile, in Contagion rischia di trasformare il film in un lavoro slegato, faticoso e che talvolta respinge. E tornano alla mente molti lavori di Soderbergh in cui il regista aveva dato chiare capacità di interessarsi a molte componenti filmiche, tralasciando però l’aspetto ritmico (esempio lampante: Intrigo a Berlino, formalmente perfetto ma lento come la morte).

Certo, anche grazie all’escalation temporale su cui è costruita la sceneggiatura, che divide per giorni il racconto (attenzione: si inizia con il Giorno 2…), la pellicola regala molti momenti carichi di ansia, a tratti anche di disgusto (da notare una scena in ospedale messa nella prima parte), e a tratti abbonda in cattiveria. Ma non basta a creare il climax giusto, anche perché non tutte le storie e non tutti i personaggi hanno quel che meritano, come quello della Cotillard, personaggio che poteva essere sviluppato meglio anche alla luce di una notevole virata nella storia del suo segmento.

Alla luce di tutto questo possiamo affermare senza alcun problema che Contagion è un film molto professionale, girato con occhio esperto, in alcuni momenti quasi “sperimentale”, ma che per una scelta ben precisa di trattamento della materia è difficile che riesca ad appassionare. Un peccato, viste le premesse, e visto un inizio che, grazie anche ad un ottimo lavoro sul montaggio e sulla musica, ci trascina subito in un mondo carico di ansia e mistero…

Voto Gabriele: 6
Voto Simona: 6.5
Voto Federico: 7

Contagion (Contagion – Usa 2011 – Thriller – 105′) di Steven Soderbergh con Matt Damon, Marion Cotillard, Bryan Cranston, Kate Winslet, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Laurence Fishburne, Jennifer Ehle, John Hawkes, Elliott Gould

Dal 9 Settembre 2011 al cinema.

Trailer italiano
Fotogalleria
Sei character poster
Trailer internazionale
Jude Law sul set

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