Wong Kar-wai ha scritto un sequel di Chungking Express

Il governo cinese ha approvato ad aprile la sceneggiatura di un seguito di Chungking Express, scritto da Wong Kar-wai e ambientato nel futuro

Mentre quest’anno ricorre il ventennale di In The Mood For Love, uno dei film più amati di Wong Kar-wai, quest’ultimo pare avere già scritto la sceneggiatura del sequel di un altro titolo importante all’interno della sua filmografia, ossia Chungking Express (1994). Già approvato dal governo cinese ad aprile, esiste persino un titolo (probabilmente provvisorio): Chungking Express 2020.

Sempre sul romantico andante, in base alla sinossi pare centri pure la Fantascienza, un po’ come accaduto con 2046. La sinossi che riporta TFS descrive anzitutto l’incipit dell’originale del ’94, per poi rivolgersi al nuovo progetto. Nella prima parte si legge che nell’Hong-Kong degli anni ’90 il poliziotto numero 223 incontra un donna bionda che è anche un assassino; i due hanno giusto il tempo di consumare una notte insieme. Il poliziotto numero 663 invece è appena uscito da una relazione finita male, ma la sua vita viene gradualmente cambiata da una sognatrice che s’intrufola nel suo appartamento.

 

La seconda parte, quella che più c’interessa, è ambientata invece a Chongqing nel 2036. I giovani Xiaoqian e May si rifiutano di accettare i rispettivi partner, assegnati su base genetica; decidono perciò di trovare ciascuno la propria strada. Come si può leggere, qui la traccia quasi distopica c’è tutta e si avverte. D’altronde poco sopra abbiamo citato 2046, che è già a sua volta una variante wongwkarwaiana di un tormentato rapporto di coppia in chiave futuristica.

Qualcuno farà a ragion veduta notare che Angeli perduti (1995) possa essere considerato il sequel di Chungking Express, con lo stesso Wong Kar-wai che ebbe modo di chiarire il legame tra le due opere, a suo avviso da considerare come un unico film il cui vero protagonista è la città e non i personaggi. Senza contare che il legame tra questo nuovo lavoro ed il prequel potrebbe benissimo operare ad un livello diverso, se vogliamo tematico. Quel che è quasi certo è che purtroppo Christopher Doyle difficilmente curerà la fotografia stavolta.

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