Lo sapete. Sofia Coppola al Lido con Somewhere. Brividi italoamericani al Lido. Succede a volte così. Quando il nostro cinema rimane un po’ in ombra, ci si ricorda di Frank Capra, Martin Scorsese, Bob De Niro, Francis Ford Coppola, e via discorrendo. Ovvero, italoamericani di svariate generazioni che sanno qualche parola di italiano, qualche volta solo un dialetto stentato sentito in casa dai genitori. Il cinema ha di bello che viaggia il mondo, integra linguaggi e ispirazioni, e non cambia le situazioni.
I registi e gli attori di cui sopra sono fieri della loro origine, spesso tenuta sotto traccia, e sono soprattutto fieri di aver partecipato al sogno americano, di cui sono diventati le star. E’ il gioco delle emigrazioni e della sorte. Per ricordarcelo, la Mostra ha chiamato a presiedere la giuria il genio Quentin Tarantino - che vuole Lino Banfi per il suo prossimo film- e anche la sua ex fidanzata (dicono le gazzette): Sofia, figlia del regista che ha una meritata fama per “Il padrino” e in particolare, a mio parere, per “Apocalipse Now; e che è anche un noto e apprezzato vitivinicoltore. Cinema e bottiglie doc.
Sofia era già stata a Venezia con uno dei suoi primi film, il grazioso (per non dire carino) Lost in Translation. Questa volta ha portato in concorso una sagra di banalità su Hollywood e note ambientali che può persino sconcertare. Niente di nuovo sulla capitale delle grosse produzione e sulle sue magiche storture fra gli affari, le frustrazioni e, come si diceva anni fa, le angosciose alienazioni dal troppo o troppo poco successo. Eppure. Però.

La storia è quella, guarda caso, di un giovane attore Johnny Marco, italoamericano che parlotta la lingua madre nel nostro lontano paese ma che più stereotipato non si potrebbe. Belloccio, i capelli raccolti a banana smozzicata sulla fronte (inutilmente spaziosa?), che lo rende simile alle sagome anonime che si affacciano su Facebook quando i maschietti non offrono una loro foto; la barba cresciuta a cura del rasoio elettrico; seduttore a getto continuo con pause, a volte improvvise: cade in sonno nel momento della attesa penetrazione; possessore di una Ferrari (sponsor) e cucinatore di spaghetti in quantità industriali.
Il film vive grazie a trovate seminate con spirito da Sofia qua e là, in mezzo a tempi morti o stramorti quando si sofferma sul volto di Johnny o sui culetti delle ragazze lap che si fa venire in camera, prima di stramazzare per il sonno. Pennellate che descrivono una Hollywood non già alla maniera di Robert Altman, maestro inarrivabile in “Professionisti” sulla mecca del cinema bastarda e involontariamente comica, tuttavia con felice capacità di osservazione e reinvenzione sul filo dei paradossi. Il clou del film, magari girato alla brava e con una scenografia rimediata, è quella parte in cui il divo si reca a Milano e viene alloggiato in un albergo famoso di cui non facciamo il nome (sponsor), dove in una suite galattica trova una piscina di dimensioni quasi olimpioniche in cui nuota la figlia che gli fa compagnia, mentre lui si lascia massaggiare dalla jacuzzi.
Poi c’è la serata per la quale il divo è venuto in Italia, nella sua ex capitale morale, e cioè quella da mito dei Telegatti. Un’apoteosi con Simona Ventura e Nino Frassica,a far da conduttori, e un balletto talmente scemo da lasciare stralunato persino Johnny che di balletti scemi ne avrà visti a centinaia. Ma tutto è scemo e appiccicoso: dalla intervista volante ,a cura di una scema che manovra il microfono come una carota, all’accoglienza con signore dalla strapanza che lo porterà alla cena con il sindaco della città per la consegna delle chiavi (della scemenza?).
Peccato che la regista abbandoni questa strada fra la satira e il ritrattino di costume per tuffarsi nella scontata crisi intima della sagoma da Facebook per via dei sensi di colpa verso la figlia, pattinatrice, che piange perché non lo vede mai. Piange, nel finale, il divo che parcheggia la sua bella Ferrari lungo una strada secondaria e continua a piedi. Per espiare fare tutto un pellegrinaggio in direzione di Hollywood, studi e costumi da Sodoma & Gomorra, comunque un po’ meno squallida dei preziosi Telegatti? Sorrisi e risatine durante la proiezione per la stampa. I miei sono stati in numero ragionevolmente misurato.
Qui trovate la recensione di Somewhere e qui il trailer italiano. Qui il Red Carpet direttamente da Venezia.
shinichi2
04 set 2010 - 10:44 - #1bel film insomma. impreziosito dal cameo della ventura
madeleine
04 set 2010 - 21:12 - #2Non giudico Somewhere perchè devo ancora vederlo,anche se fra poco rimedierò,però non mi è piaciuta la definizione che ha dato di Lost In Translation,film che trovo molto ma molto più di grazioso e carino. Amo Lost In Translation,è il film più ho apprezzato della Coppola e uno dei miei preferiti in assoluto; uno di quei film la cui visione mi fa sentire bene. Definirlo grazioso o carino lo trovo davvero troppo limitativo.
chrisdarril
04 set 2010 - 21:26 - #3Scusate eh, ma considerare LOST IN TRANSLATION carino e o addirittura grazioso mi sa tanto di bestemmia. Un capolavoro, forse uno dei rari film riusciti di quest’ultimo decennio, ricco di una poeticità propria e di una forte carica emotiva, cast poi e regia sono alle stelle, nominations plurime e Oscar alla sceneggiatura strameritati; ricordiamo anche che consacrò quella che oggi come oggi è una delle interpreti più onnipresenti, imponenti, richieste e influenzanti del panorama cinematografico e non, Scarlett Johansson, le valse anche una coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.
italo-moscati
04 set 2010 - 21:39 - #4Penso che la Coppola sia una brava regista e penso che abbia meritato l’Oscar, per il resto le parole sono pietre e qualificano chi le usa…io parlo di carino e grazioso, con intento scherzoso, e non ingiurioso, sto sempre attento ai giudizi di valore, non si sa mai, il cinema è un’arte strana, spesso bisognerebbe rivedere i film per essere più esatti, ma manca il tempo, a volte. Detto questo altri preferiscono l’insulto e così si fanno coraggio…
mrbadguy
05 set 2010 - 02:35 - #5L’ho visto a Porta a porta Estate l’altra sera.
C’è da aggiungere altro?
mrbadguy
05 set 2010 - 02:38 - #6Sullo spoiler non ho visto risposta però :)
italo-moscati
05 set 2010 - 12:17 - #7Provo a risponderle, nonostante gli appellativi (credo peggiori dello spoiler); e le domando: che cosa le ha dato fastidio in una chiusura, in un post a mio giudizio ironico, in cui non si manca di rispetto a nessuno…Non ho capito la citazione a you tube e il riferimento a qualcosa che non avrei visto…Come vede, cerco uno stile di dialogo, nonostante tutto…
Andry90
05 set 2010 - 15:11 - #8Salve, Italo. Con pura gentilezza, volevo solo chiederle se prima di inviare questo articolo, ha pensato alla possibilità che, le anticipazioni sul finale, potessero rovinare il film a qualcuno.
italo-moscati
05 set 2010 - 15:35 - #9In tutta gentilezza, la ringrazio, di questi tempi ce n’è poca in giro. Pazienza. Non ho avuto l’idea di descrivere “il” finale ma il “mio” finale, sono certo che ognuno si costruirà il suo. Le immagini mostrano delle cose. Ma il finale non sta lì, a mio parere. Il mio intento era, certo pungente ma non invasivo di tutte le letture possibili e sugli accadimenti della conclusione. Una mia versione dei fatti, una mia interpretazione . Non ci troviamo di fronte a un giallo. Una domanda: ad esempio, scrivere come avvenne a suo tempo che nella “Dolce vita”, nel finale, compare un pesce orribile sconosciuto, e che Marcello saluta una ragazzina, è rivelare “il finale”, o sostenere un punto di vista?
Quindi non mi spiego certe reazioni. Certi insulti. Ecco tutto.
Spero, caro Andry, di avere risposto con gentilezza.