Mediterranea: recensione in anteprima del film di Jonas Carpignano

Cinema sociale che diventa profondo e toccante ritratto di personaggio, il bellissimo Mediterranea è la consacrazione di Jonas Carpignano. Peccato che l’abbiano scoperto all’estero e che a oggi il film non abbia ancora una distribuzione in Italia…

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Il più bel film 'sociale' dell'anno non è Dheepan di Audiard, Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes, ma bensì un film italiano. Che è sicuramente più internazionale di quel che ci si aspetta, certo. Tra l'altro è stato presentato anche questo a Cannes, nella Semaine: e l'ha 'scoperto' la stampa anglofona, mica quella nostrana.

Che poi a oggi il film non abbia ancora una distribuzione italiana la dice lunga. Certo, il parterre di produttori non lascia alcun dubbio sulla loro provenienza (da John Lesher, vincitore dell'Oscar con Birdman, a Chris Columbus!). E che il regista Jonas Carpignano si divida tra Italia e Stati Uniti gli ha permesso di ampiare i suoi orizzonti e di pensare un po’ ‘più in grande’: e si vede.

La vicenda narrata in Mediterranea, assai attuale e ‘italiana’, è ispirata a quella vera di Koudous Seihon, immigrato del Burkina Faso che qui interpreta se stesso, anche se il suo personaggio si chiama Ayiva. Assieme al fratello Abas l’uomo fugge in Algeria, poi in Libia, fino ad attraversare il Mediterraneo e giungere a Rosarno, in Calabria.

La prima parte del film è dedicata a questo viaggio, che Carpignano gira con mano sicura, stando attento a non cadere in eccessi ma anche senza addolcire troppo quella che è una vera traversata infernale. Non tutti gli emigranti in fuga ovviamente ce la faranno. La breve sequenza del temporale in mare, tra l’altro, tutta colori scuri e neri, veloci movimenti di macchina, stacchi visivi e sonori, è un pezzo di bravura non da poco.

Arriviamo quindi in Italia, dove Ayiva e Abas scoprono il campo profughi dove vivranno, con tutte le condizioni del caso. La ricerca del lavoro si fa dura, ma posto per raccogliere arance c’è per entrambi. Ma il modo in cui i due fratelli affrontano la loro nuova vita è assai diversa: Ayiva tiene duro e si dà costantemente da fare, mentre Abas coltiva insofferenza verso la crescente tensione tra gli immigrati e la gente di Rosarno...

Quella di Carpignano non è una visione addolcita e di parte di un argomento da anni attuale ma mai così scottante come oggi (Aviya ad esempio ruba la valigia ad un uomo su un treno). È semmai una visione semplicemente umana, affatto polemica o facilona. Anche perché Mediterranea da world cinema si fa soprattutto un toccante studio di personaggio.

Certo, nel film c’è anche lo sconvolgente scontro tra immigrati e locali che avvenne a Rosarno nel 2010, diretto dal regista ancora una volta con grande talento. Ma al centro di Mediterranea c’è innanzitutto la storia singola di Ayiva/Koudous Seihon, con tutti i suoi sogni, le paure, l’intelligenza di entrare in contatto con la gente del posto, e soprattutto l’incredibile caparbietà alimentata dall’amore per una figlia lontana e da salvaguardare.

È nella seconda metà del film che il suo personaggio spicca definitivamente il volo e diventa il perno di Mediterranea. E in una scena verso il finale, complice persino una canzone di Rihanna (ricordate Diamante Nero?), Carpignano tocca vette di empatia cristallina.

Per ottenere un risultato finale così solido lo aiuta anche la fotografia di Wyatt Garfield, ma il talento di Carpignano è oggettivo, e addirittura unico nel nostro cinema. Intanto Mediterranea si prepara a uscire nelle sale americane con già sulle spalle una nomination ai Gotham Awards proprio per il suo regista 'esordiente'. Ribadiamo: perché non ha ancora una distribuzione in Italia?

Voto di Gabriele 8

Mediterranea (Italia / Francia / USA / Germania 2015, drammatico 107') di Jonas Carpignano; con Koudous Seihon, Alassane Sy, Francesco Papasergio, Pio Amato, Vincenzina Siciliano. Sconosciuta la data di distribuzione italiana.

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