Per qualche dollaro in più: recensione per il ritorno al cinema restaurato

Aspettando la versione restaurata di “Per qualche dollaro in più” di Sergio Leone, al cinema dal 3 luglio 2014, con recensione quasi cinquantenne.

di cuttv

La dolce e sinistra melodia del carillon, cerchi di pietre a delimitare giochi di sguardi, gesti di mani e la voce delle pistole, in attesa che la musica finisca …Questa scena è un cult troppo celebre per rovinare a qualcuno il finale del film più visto nella storia del cinema italiano, con tre miliardi e mezzo (di lire) incassati solo in Italia, superando il record detenuto da La dolce vita di Federico Fellini.

Più di due ore di polveroso western di frontiera, sempre più brutto, sporco e cattivo (e proteso alle vette de “Il Buono, il Brutto, il Cattivo”), nella Trilogia del Dollaro di Sergio Leone, che cavalca il mito e il tempo anche a ritroso, regalando alla nostra estate cinematografica ritorni sul grande schermo in versione restaurata.

Per un Pugno di Dollari” ha sorpreso tutti con un notevole successo, destinato a crescere (con) “Per qualche dollaro in più“, insieme al budget (e più di qualche dollaro), la spietata violenza che non si fa mancare pestaggi e flashback rosso sangue, ma anche la lucida ironia che caratterizza dialoghi e personaggi, trama ed atmosfera.

Il duello legale intrapreso dal regista con i produttori (Giorgio Papi & Arrigo Colombo della Jolly Film) di “Per un Pugno di Dollari”, a causa dei diritti sulla figura dello “straniero senza nome”, non incide sulla buona riuscita di quelli sul set, quasi interamente spagnolo, che riporta nel west di Leone personaggi destinati a diventare icone.

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto … hai detto così, vediamo se è vero” – Il monco (Clint Eastwood)

L’eroe senza nome di Clint Eastwood, in Europa diventa il Monco, per l’abitudine di usare una mano e un’impugnatura di cuoio solo per estrarre la pistola (l’altra per fare tutto il resto), indossando il medesimo poncho, cappello, sigaro in bocca e suo personale senso della giustizia, dell’intera trilogia.

Un anti-eroe che arriva sotto la pioggia torrenziale, più ironico e nella parte di cacciatore di taglie giovane e cinico, al fianco di quello cinquantenne vestito di nero e armato fino ai denti (anche di Bibbia), che si sposta in treno sotto un sole che arde la terra e le esistenze miserabili che la abitano.

Il Colonnello Douglas Mortimer con il volto del quarantunenne Lee Van Cleef, già cattivo del west nel “Mezzogiorno di fuoco” di Fred Zinnemann (1952) o il “Cat Ballou” da Oscar di Elliot Silverstein (1965), che dopo la rinuncia di Lee Marvin e il compenso troppo basso per Henry Fonda, devastato da un brutto incidente automobilistico e la dipendenza dall’alcool, arriva sul set con il corpo dolorante e quell’espressione malinconica che contribuiranno a renderlo una vera icona dello spaghetti-western.

Due Bounty Killer agli antipodi, sulle tracce della stessa mentre malata, drogata e depravata dell’Indio messicano di Gian Maria Volonté, a capo della banda di disperati che lo aiuta ad evadere, capace di stuprare, assassinare la moglie e il bambino piccolo dell’uomo che lo ha tradito, fumare marijuana dopo aver ucciso, e tanto pazzo e drogato da assaltare la banca più ricca e sicura d’America a El Paso.

Ci sono molte taglie su di voi galantuomini: e le taglie significano denaro. E io, sul denaro, non ci sputo mai sopra…- Il monco (Clint Eastwood)

Una mente malata ricercata per la taglia (dal Monco) e per vendetta (dal Colonnello), che svela subito le sue atrocità allo spettatore attraverso flashback in rosso, e la tensione della partitura sonora tessuta da Ennio Morricone, per dare suoni ai proiettili, le pistole, i giri di sperone, gli stati d’animo, anche quando usa solo la musica di un carillon.

Un cast efficace e convincente, che porta sul set, e tra le file dei criminali dell’Indio, anche il folle Klaus Kinski con gobba sfregata dal fiammifero dal Colonnello, lo sfortunato Karl Hirenbach protagonista di tanti film a venire e il Mario Brega di “Un sacco bello”.

Un film girato in dodici settimane, con la fotografia di Massimo Dallamano, i primi piani e le inquadrature studiate in ogni angolazione, la scenografia di Carlo Simi, tanto crudo e violento da avere anche il conteggio finale dei morti calcolato in dollari, e non lesinare problemi con la censura ed i critici, ma anche un successo al botteghino capace di mettere a tacere tutto e tutti, preparando il terreno e la leggenda e Il buono, Il brutto, Il cattivo.

Un capolavoro di genere che torna al cinema con Il Cinema Ritrovato, e il restauro promosso da Fondazione Cineteca di Bologna, Leone Film Group e realizzato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata. Si ringrazia Alberto Grimaldi.

Quando la musica finisce raccogli la pistola e cerca di sparare… cerca. L’Indio (Gian Maria Volonté)

Voto di cut-tv’s: 10

Per qualche dollaro in più (RFT-Italia-Spagna, 1965) regia di Sergio Leone, con Clint Eastwood (il Monco), Lee Van Cleef (colonnello Douglas Mortimer), Gian Maria Volontè (El Indio), Mara Krupp (Mary), Luigi Pistilli (Groggy), Klaus Kinski (Wild il gobbo). Di nuovo al cinema dal 3 luglio 2014.

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Via | Il Cinema RitrovatoKinopoisk

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