Coronavirus, l’allarme di Francesco Rutelli: “Cinema italiano a rischio implosione”

Intervistato dal Sole 24 Ore, Francesco Rutelli chiede rapidità al Governo sul fronte Coronavirus in ambito cinematografico.

Due settimane da incubo, con il rischio di non rivedere presto la luce. L’allarme Coronavirus si è abbattuto sul cinema italiano, con migliaia di sale chiuse, crollo del box office, decine di uscite cinematografiche posticipate a non si sa quando, set bloccati e decine di milioni di euro persi per strada. A parlarne dal Sole 24 Ore il presidente Anica Francesco Rutelli, intervistato da Andrea Biondi: “Questa emergenza cade su una situazione al limite dell’implosione. All’interno del ministero dei Beni culturali ci sono ritardi insostenibili. La legge per il cinema e l’audiovisivo c’è da tre anni. Non è tollerabile che ancora interventi e risorse attendano di essere definiti“. Parole durissime, quelle dell’ex sindaco di Roma rivolte al ministro Pd, con accuse specifiche.

Abbiamo presentato al ministro Franceschini un documento con due pagine di proposte. E sa qual è il paradosso? Che accanto a misure straordinarie per l’emergenza fra cui la sospensione degli obblighi contributivi previdenziali, la cassa integrazione in deroga, la sospensione di pagamenti di imposte e tributi, abbiamo chiesto di far funzionare la legge esistente. Che in buona parte è rimasta lettera morta. Le cinque regioni interessate dalle ordinanze che impongono le chiusure degli esercizi cinematografici rappresentano il 45% degli schermi, con una quota di fatturato del 50% dell’intero settore. E i problemi hanno riguardato e riguardano tutta la filiera ovviamente: dai danni legati alla mancata uscita di prodotti già realizzati al blocco delle produzioni in essere, all’impatto sulle sale. È per questo che certi ritardi burocratici non sono più accettabili.

Il presidente Anica non critica tanto la legge Franceschini, bensì quel Ministero che ha uno struttura che fa molta fatica a stare al passo. “La struttura si è dimostrata inadeguata. Vuole qualche esempio? Siamo fermi sul tax credit; dei contributi automatici non è stato erogato un euro; i contributi selettivi erogati sono fermi al 2017. Anche delle risorse per l’ammodernamento delle sale, circa 30milioni all’anno fra 2017 e 2019, non c’è traccia. Eppure ci troviamo in un contesto competitivo popolato di colossi che stanno cambiando le regole del gioco e piattaforme che hanno modalità decisionali rapidissime. La vera realtà è che la legge è ottima, ma gli uffici sono fermi. E questa situazione rischia di dare un colpo letale a un settore che stava vedendo segnali di ripresa. Non si può perdere un solo giorno.

Anche la grande distribuzione, dopo 10 giorni di fermo, parrebbe aver deciso di sfidare il Coronavirus, con l’uscita di Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti, da oggi nelle sale per volontà di 01: “Questo è un esempio di unità di intenti e senso di responsabilità. Ed è ovviamente un messaggio incoraggiante. Il settore sta facendo la sua parte. A livello istituzionale occorre cambiare marcia. Anche perché ci sono problemi enormi che vanno oltre l’ordinario e conseguenti all’emergenza coronavirus che mettono a rischio centinaia di imprese. E, per dirne un’altra, ai lavoratori delle troupe servono 120 giorni di lavoro per non perdere l’annualità contributiva. Il rischio per molti è enorme.”

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