Doctor Strange e il Multiverso della Follia, recensione: Sam Raimi e Marvel per un rutilante connubio a tinte horror

Sam Raimi e Marvel fanno squadra per Doctor Strange e il Multiverso della Follia – Leggi la recensione del film senza spoiler.

Doctor Strange e il Multiverso della Follia ha debuttato nei cinema italiani, sullo schermo prosegue l’introduzione al Multiverso iniziata con Spider-Man: No Way Home e il regista Sam Raimi porta l’elemento horror e il suo cinema ipercinetico nell’Universo Cinematografico Marvel (UCM). Il risultato è intrattenimento di altissimo profilo e un cast di talenti tra cui spicca una intensa Elizabeth Olsen che ruba a più riprese la scena ad un sempre carismatico Benedict Cumberbatch.

Facciamo un passo indietro, tutto è iniziato sulla Terra con la “Fase 1” dell’UCM e l’introduzione ai futuri Avengers, seguiranno una puntatina nel cosmo con i Guardiani della galassia e poi il gran finale con la battaglia contro Thanos che ha incluso viaggi nel tempo e incursioni nel Regno quantico. Marvel a questo punto, visto anche il successo di Spider-Man: Un nuovo universo che presentava il “Ragnoverso”, decide di introdurre nell’UCM il Multiverso e lo fa magistralmente con “Spider-Man: No Way Home” che con un pizzico di nostalgia riunisce tutti gli Spider-Man cinematografici e conclude il viaggio dello Spider-Man di Tom Holland negli Avengers e forse nell’UCM. Nel frattempo Sony imbastisce un proprio universo che pianifica un futuro scontro tra Spider-Man e i Sinistri Sei, ma vista l’introduzione del Multiverso quale Spider-Man sarà coinvolto?

Con il Multiverso diciamo finalmente “innescato”, dopo la falsa partenza con Mysterio e la tappa europea di Spider-Man: Far From Home,  ritroviamo Doctor Strange alle prese con incubi che scopriremo, tesi molto suggestiva, altro non sono che scorci di altre realtà multiversali. A questo punto inizia il percorso verso il lato oscuro di Wanda Maximoff che con un desiderio di maternità distorto inizierà a dare la caccia alla nuova arrivata America Chavez (Xochitl Gomez),  supereoroina in grado di aprire varchi nel Multiverso. America sarà protetta da Strange e tutti gli stregoni del Kamar-Tajin, incluso lo “Stregone Supremo” in carica di Benedict Wong come sempre sorniona e impeccabile spalla, in una serie di sequenze davvero impressionanti che faranno la gioia degli appassionati di fantasy, vedi la spettacolare battaglia durante l’attacco al tempio.

“Doctor Strange e il Multiverso della Follia” si collega alle serie tv Wandavision, Loki e What..If?, in particolare nel film ci saranno versioni alternative pescate proprio dalla serie animata di Disney Plus, ma ci fermiamo qui per non incorrere in spoiler indesiderati. Diciamo solo che diversi personaggi incontreranno le proprie “varianti” multiversali e non saranno sempre incontri piacevoli. Demoni, zombie e magia nera scaturita dal demoniaco Darkhold, artefatto in grado di corrompere e possedere anime, proprio come il Necronomicon di “Evil Dead”, sono gli ingredienti che fanno di “Doctor Strange e il Multiverso della Follia” un fantasy a tinte horror, qualcosa che potenzialmente avrebbe potuto far storcere il naso a qualcuno, ma da questo punto di vista Marvel e il produttore Kevin Feige erano ben consci dei rischi. Disney dal canto suo è sempre stata particolarmente restia a sconfinare in un genere che cozza evidentemente con il formato “per famiglie”, vedi l’Haunted Mansion mai concretizzatosi con la regia di Guillermo del Toro e l’abbandono, proprio di questo sequel, da parte di Scott Derrickson, regista del primo film di Doctor Strange e specialista in horror, suoi The Exorcism of Emily Rose, Sinister e Liberaci dal male. Ricordiamo un entusiasta Derrickson appena riconfermato alla regia che voleva realizzare, parole sue: “ll primo horror dell’Universo Cinematografico Marvel”, una dichiarazione subito corretta da Feige, una primo attrito che ha evidentemente poi portato alle “differenze creative” con lo studio e all’uscita di scena di Derrickson in favore di Sam Raimi.

Sam Raimi è uno dei pochi registi a cui si confà l’abusato appellativo “visionario” e l’impatto visivo di “Doctor Strange e il Multiverso della Follia” ne è l’ennesima conferma; Raimi al contrario di un altro regista egualmente “visionario” come Tim Burton e il suo Alice in Wonderland, non si è lasciato irretire dal target di spettatori, ma ha adattato alla narrazione la sua impronta visiva, il suo umorismo cupo e i tratti horror che lo contraddistinguono, diluendo l’amato elemento orrorifico nel fantasy un po’ come fece, con un’operazione inversa, il regista Peter Jackson con Il signore degli anelli. Questa addattarsi senza annullarsi ha reso non solo”Doctor Strange e il Multiverso della Follia” in primis un film di Sam Raimi, ma anche tutta la materia prima da incubi che permea il film più facile da metabolizzare rispetto ad un pubblico trasversale; inoltre, cosa non da poco, Raimi aveva la fiducia incondizionata dello studio grazie all’esperienza maturata con la trilogia di Spider-Man, ma soprattutto in virtù del prequel Il grande e potente OZ, precedente collaborazione del regista con la Disney.

Sam Raimi mette in scena un rutilante otto volante che porta lo spettatore attraverso il Multiverso, narrandone il lato oscuro e l’apocalittica capacità distruttiva. Cumberbatch ormai padroneggia il suo Strange, miscelando una caratterizzazione che il pubblico ha ormai imparato ad apprezzare, un mix di burbero e sarcastico a cui si aggiunge in questo nuovo film un inedito lato “paterno” che aggiunge spessore all’amato stregone. Cumberbatch è una garanzia, ma la minacciosa e disperata Scarlett Witch di Elizabeth Olsen è il cuore del film, con la sua rabbiosa escalation che ricorda la Fenice degli X-Men. Meno incisiva la Christine Palmer di Rachel McAdams che resta un po’ in ombra, mentre la America Chavez di Xochitl Gomez fa il suo dovere ma non emerge più di tanto, un po’ schiacciata da un paio di talenti del calibro Cumberbatch e Olsen, e dal rutilante contorno di azione ed effetti visivi che spesso prendono il sopravvento rispetto alle dinamiche dei personaggi, detto ciò la ragazza promette davvero bene. Da citare inoltre la meravigliosa colonna sonora di Danny Elfman, alla sua sesta collaborazione con Raimi, una partnership iniziata nel 1998 con il thriller Soldi sporchi e proseguita con Darkman, i primi due film di Spider-Man e il più recente “Il grande e potente OZ”, il compositore feticcio di Tim Burton si rivela ancora una volta una garanzia quando si tratta di partiture di stampo fantastico.

Per quanto riguarda i marchi di fabbrica di Raimi, che i suoi estimatori riconosceranno immediatamente, segnaliamo alcune inquadrature vertiginose che richiamano la trilogia di “Evil Dead”, così come il duplice cameo di Bruce Campbell, un evidente richiamo alla mano posseduta di Ash in Evil Dead 2. Il film termina con una scena extra che introduce un nuovo personaggio Marvel di cui parleremo in un apposito articolo, per non rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto il film e non ama gli spoiler.

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