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Ulrike Ottinger denuncia il taglio di 20 minuti a The Blood Countess: censura creativa al Tokyo International Film Festival

Ulrike Ottinger rivela al Tokyo Film Festival che The Blood Countess con Isabelle Huppert è stato ridotto di 20 minuti senza consenso, sollevando questioni di censura cre

3 Novembre 2026 11:15

Al Tokyo International Film Festival 2026, la veterana regista tedesca Ulrike Ottinger ha reso pubblica una denuncia che tocca uno dei nervi più sensibili del cinema d’autore: il suo film The Blood Countess — Die Blutgräfin nel titolo originale — è stato ridotto di circa 20 minuti senza il suo consenso, in una versione che la regista non ha autorizzato e non riconosce come propria.

Venti minuti sottratti senza consenso

La notizia, riportata da Variety, ha circolato rapidamente negli ambienti del cinema internazionale. Ottinger ha scelto Tokyo — festival che in questa edizione ospita anche una retrospettiva dedicata alla sua opera — come palcoscenico per sollevare pubblicamente la questione. Una scelta non casuale: la retrospettiva trasforma la denuncia in un atto critico preciso, un confronto diretto tra la sua filmografia integra e una versione manomessa del suo lavoro più recente.

Il film aveva debuttato in forma di prima mondiale alla Berlinale nel febbraio 2026. Da quel momento, qualcosa è cambiato nella versione circolante: secondo la regista, circa venti minuti sarebbero stati eliminati contro la sua volontà. Chi abbia ordinato o autorizzato i tagli, e per quale ragione, non è stato reso noto pubblicamente.

Il progetto: Huppert vampira nella Vienna contemporanea

Per comprendere il peso di questa vicenda, è necessario guardare al film in sé. The Blood Countess è un’opera vampirica in cui Isabelle Huppert interpreta una contessa non-morta che riaffiora nella Vienna contemporanea. Al suo fianco recitano Lars Eidinger e Birgit Minichmayr, due tra gli attori più riconoscibili del teatro e del cinema di lingua tedesca. È un cast di peso, costruito attorno a una protagonista — Huppert — che da decenni incarna la complessità femminile nel cinema europeo di qualità.

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Ottinger è nota per uno sguardo cinematografico radicale, spesso legato a figure femminili eccentriche, mitologie personali e una costruzione visiva che non tollera compromessi. Ogni minuto di un suo film è, per definizione, intenzionale. L’idea che venti minuti possano essere stati rimossi senza il suo accordo non è una questione tecnica: è una lesione dell’integrità dell’opera.

Il controllo autoriale come questione aperta nel cinema contemporaneo

Il caso di The Blood Countess riaccende un dibattito che il cinema affronta ciclicamente, ma che non trova mai una soluzione definitiva: chi ha l’ultima parola su un film? Il regista, il produttore, il distributore? La risposta varia a seconda dei contratti, dei mercati e delle tradizioni nazionali.

Nel cinema americano, il final cut è un privilegio raro, riservato a pochissimi autori con sufficiente potere contrattuale. Nel cinema europeo d’autore, la questione è culturalmente più sensibile: la figura del regista come autore assoluto dell’opera è un principio fondante della politique des auteurs, quella tradizione critica nata in Francia negli anni Cinquanta che ha ridefinito il modo in cui il cinema viene pensato e analizzato. Eppure, anche in questo contesto, i tagli non autorizzati esistono e accadono.

Ottinger non è la prima regista a trovarsi in questa posizione. La storia del cinema è costellata di versioni mutilate, montate contro la volontà dei loro autori, spesso per ragioni commerciali o di distribuzione. Ciò che cambia, in questo caso, è la scelta di rendere pubblica la denuncia in un contesto festivaliero di alto profilo, davanti a una platea internazionale.

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Tokyo come tribuna: la retrospettiva come contesto politico

Il fatto che il Tokyo International Film Festival abbia dedicato quest’anno una retrospettiva al lavoro di Ottinger non è un dettaglio marginale. Una retrospettiva è per definizione un atto di riconoscimento dell’opera nella sua totalità, nella sua coerenza e nella sua integrità. Presentare the blood countess film in questo contesto, e al tempo stesso denunciarne l’alterazione, crea una tensione narrativa e critica molto precisa.

La regista ha usato la visibilità della retrospettiva come amplificatore della sua denuncia. Non si tratta di una conferenza stampa convocata ad hoc, ma di una dichiarazione inserita all’interno di un omaggio che celebra decenni di cinema irriducibile. Il messaggio implicito è chiaro: questo è il mio cinema, e quella versione tagliata non lo rappresenta.

Cosa rimane in sospeso

Al momento, non è noto se esista una versione integrale del film accessibile al pubblico, né se siano in corso trattative per il ripristino del montaggio originale. Non è stato reso pubblico chi abbia autorizzato i tagli né per quale ragione. Queste rimangono questioni aperte, e sarebbe scorretto speculare sulle motivazioni in assenza di informazioni verificate.

Ciò che è certo è che the blood countess film, con la sua protagonista d’eccezione e la firma di una delle registe più singolari del cinema europeo, merita di essere visto nella forma che la sua autrice ha concepito. La denuncia di Ottinger a Tokyo non è solo una questione personale: è un promemoria che il cinema, anche nel 2026, combatte ancora battaglie fondamentali sulla proprietà artistica e sul rispetto dell’opera. Finché la versione integrale non sarà accessibile, qualcosa di essenziale resterà sottratto agli spettatori.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.