Roma 2015, voti e considerazioni finali - è stata davvero una Festa?

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- 21% sui biglietti venduti; - 20% sugli incassi; - 33% sugli ingressi gratuiti. Impossibile non partire dai tanti, troppi segni 'meno' per fare un resoconto sulla decima edizione della Festa del Cinema di Roma, negli ultimi anni inopinatamente considerata 'Festival' ed ora, a furor di popolo, tornata alle sue origini. Privata della grandiosità della Sala Santa Cecilia (oltre 1000 posti) ma salvata dal tendone targato Mazda esterno all'Auditorium Parco della Musica (altri 1000 posti), ridotta nei giorni (appena 8), più economica (10 euro il prezzo medio del biglietto) e di fatto svuotata dal glamour del tappeto rosso (divi non se ne sono visti), la Festa, ed è da qui che Antonio Monda (direttore artistico) e Piera Detassis (Presidente Fondazione) dovranno ripartire, non è stata propriamente una 'Festa'.

Perché mai l'Auditorium è stato preso 'd'assalto' come nelle 9 edizioni precedenti. Curiosi pochi e spettatori nella media, per una manifestazione che non ha fatto 'numeri' neanche nel primo weekend, solitamente quasi ingestibile dal punto di vista dell'ordine pubblico. Eppure le intenzioni della vigilia erano proprio quelle di un 'riavvicinamento' dell'evento ai romani, tanto dall'aver portato nella Capitale film di una qualità particolarmente alta.

Il programma, infatti, è stato inaspettatamente interessante. Forse il miglior programma degli ultimi 5 anni, avendo saccheggiato Festival come Toronto, Sundance, Londra, Tribeca e lo stesso Cannes. Caduto l'inutile monolite delle 'anteprime mondiali', che soprattutto nei primi due anni di Marco Muller produsse concorsi al limite della digeribilità, Monda e i selezionatori hanno attinto con intelligenza dagli eventi altrui, perdendo però in tante, troppe occasioni l'accompagno dei vari protagonisti. Il tappeto rosso di quest'anno è stato forse il più povero della decennale manifestazione, limitandosi a star italiane e ad Ellen Pege. Jude Law, protagonista di un incontro con il pubblico, si è persino rifiutato di cedere al red carpet. Cate Blanchett, diva di Carol e Truth, film d'apertura, ha preferito il London Film Festival al gemello romano. Fatti fuori i giornalisti esteri (praticamente inesistenti) e il Concorso, l'unico premio ancora in vita è stato affidato al 'voto on line' del pubblico, con risultati subito spiazzanti. Il trionfo dell'indiano Angry Indian Goddesses, vuoi o non vuoi, era inimmaginablile. Senza un voto 'immediato' all'uscita dalla sala, onestamente parlando, è difficile ipotizzare che centinaia di spettatori una volta tornati a casa si colleghino alla rete per votare il film appena visto. Pura fantascienza. Tanto vale non assegnare nessun premio, se queste devono rimanere le criticabili modalità di voto.

Chi brinda al successo, invece, è Alice nella Città, sezione parallela della Festa che da tempo cresce nei numeri e nella qualità. Oltre 32.035 presenze totali, quest'anno, tra pubblico e accreditati, registrando un incremento del 14% rispetto al bilancio finale dello scorso anno. In 4 anni Alice ha registrato una crescita progressiva costante: 2011-2012, +10%; 2012-2013, +15%; 2014, +25%; 2015, +14%, nonostante la mancanza della disponibilità della sala Santa Cecilia. Segno che attribuire il 'calo' di numeri della Festa alla sola assenza di una sala risulta a dir poco esagerato. Eppure Roma 2016, a detta dello stesso Antonio Monda, si farà. L'undicesima edizione anticiperà nuovamente i tempi, iniziando il 13 ottobre, per poi chiudere la baracca tra il 22 e il 23 ottobre. Cosa fare per migliorare sarà la domanda che Monda e la Detassis dovranno porsi, aggrappandosi nuovamente ai 4 milioni di budget di quest'anno (ulteriori cesoiate a parte).

Alcune scelte 'strategiche (Suburra che esce al cinema 24 ore prima del via della manifestazione e Spectre che sbarca a Roma con anteprima e cast 3 giorni dopo la sua chiusura) devono far riflettere, così come la decisione di snobbare il lato glamour per puntare tutto sull'aspetto cinematografico. Splendido per il cinefilo che è in ognuno di noi, è innegabile, ma quasi velenoso per lo spettatore-curioso medio che all'Auditorium, negli anni passati, ci andava anche, se non soprattutto, per vedere la star di turno. E senza pubblico che si accalca, che sgomita, che fa le file chilometriche per assicurarsi un ticket, che inonda di flash il tappeto rosso, che bivacca a bordo red carpet per toccare i propri beniamini, senza quella gioiosa 'caciara' che anche nei 3 chiacchierati anni firmati Marco Muller ha contraddistinto il Festival romano, si può davvero ancora parlare di Festa?

Voti Roma 2015-

- Legend: 5
- Experimenter: 6.5
- Microbe et Gasoline: 7
- Alaska: 4.5
- Showbiz: 6.5
- Grandma: 7
- Dobbiamo Parlare: 5
- Eva No Duerme: 8.5
- The End of the Tour: 7
- Hitchcock/Truffaut: 8
- Land of Mine: 7
- Mustang: 7.5
- The Walk: 8
- Freeheld: 5
- Office 3D: 7
- Pan: 4.5
- Lo chiamavano Jeeg Robot: 8
- The Whispering Star: 4
- Room: 8
- Belle e Sebastien – L’avventura continua: 6.5
- Monster Hunt: 5
- Truth: 6.5
- The Wolfpack: 7
- Carol: 8
- Mistress America: 8
- Il Piccolo Principe: 7