Black Adam, recensione: Dwayne Johnson ben incarna con carisma e mestiere il suo cupo e bellicoso antieroe

Leggi la recensione di “Black Adam”, l’antieroe DC interpretato da Dwayne Johnson ha finalmente debuttato nei cinema italiani.

Black Adam undicesimo film dell’Universo Esteso DC (UEDC) dopo mesi di attesa e una continuativa serie di anticipazioni ha finalmente debuttato nei cinema, e come spesso capita con film che puntano tutto sull’intrattenimento duro e puro, gli spettatori si sono divertiti un mondo, mentre la critica ha inevitabilmente fatto le pulci ad una pellicola altamente spettacolare e dalla confezione a dir poco impeccabile.

Andiamo per ordine e iniziamo dalla storia: quasi 5.000 anni dopo essere stato dotato dei poteri onnipotenti degli antichi dei, e imprigionato altrettanto rapidamente per averne fatto un uso sconsiderato e distruttivo, Teth-Adam / Black Adam (Johnson) viene liberato dalla sua tomba/prigione terrena, pronto a scatenare nel mondo moderno la sua forma unica di giustizia, la vendetta. Nel frattempo però il mondo è corso ai ripari e si è cercato di tutelare dai cosiddetti “metaumani” servendosi di un team di supereroi noti come Justice Society of America (JSA) guidata dal Dottor Fate (Pierce Brosnan) e Hawkman (Aldis Hodge) che operano sotto l’egida del governo e la supervisione dell’agente Amanda Waller (Viola Davis). Purtroppo per la JSA e Waller, quello liberato dalla sua tomba non è un metaumano facile da contenere, ma un vendicativo uomo sopraffatto dal dolore, con qualche problema a gestire la rabbia e dotato di poteri oscuri che lo rendono maledettamente simile ad una collerica divinità.

Dwayne Johnson dopo anni trascorsi a costruire una popolarità che è andata consolidandosi di film in film, è riuscito finalmente a calarsi nei panni di un supereroe che ha sempre voluto incarnare; in realtà trattasi di un antieroe poiché nei fumetti Black Adam nasce come supervillain e precursore nell’antico Egitto del supereroe Shazam, per diventarne poi antagonista. Shazam nel frattempo ha già debuttato sul grande schermo e nell’Universo Esteso DC con la sua famiglia di supereroi e con le fattezze di Zachary Levi, che ritroveremo nel sequel a sfondo mitologico Shazam! Furia degli dei in uscita a marzo 2023.

“Black Adam” si apre in un cupissimo scenario ancestrale dove scopriamo le sue origini e il percorso che ha portato Teth-Adam alla prigionia. Passando dal flashback ai tempi odierni, la cupezza di fondo viene amplificata da elementi come una città piegata da anni di occupazione, un ambito artefatto demoniaco in grado di risvegliare legioni infernali e naturalmente il nostro Teth-Adam, che dopo un brusco risveglio in una odierna e irriconoscibile Kahndaq, da sfogo ad una rabbia covata per millenni seminando cadaveri, scatenando il panico e scontrandosi brutalmente con la JSA.

“Black Adam” è un film dal forte impatto “dark” che include elementi sovrannaturali di stampo horror che vengono abilmente smussati con battute e gag ben piazzate. Se l’Aquaman di James Wan presentava una comicità a tratti forzata, per un approccio “formato famiglia” che faceva un po’ troppo il verso ai film Marvel (ricetta molto gradita dagli spettatori visti gli incassi), in “Black Adam” l’estrema cupezza della messinscena e la regia muscolare di Jaume Collet-Serra, che ricorda a tratti quella del Batman e dei Superman di Zack Snyder, alla fine controbilanciano il tutto, puntando a rendere un film a tratti brutale (lo scontro finale ci ha ricordato “Godzilla vs Kong”), in qualche modo compatibile con il tono scherzoso e quasi parodistico dei film di Shazam, di cui ricordiamo “Black Adam” è di fatto uno spin-off.

In realtà se dovessimo immaginare ora un futuro incontro/scontro tra Shazam e Black Adam, in questo momento la cosa sembrerebbe davvero poco plausibile e non solo a livello di tono. Ma in futuro chissà, se Shazam 2 presentasse elementi dark, e il trailer del sequel sembra farne cenno insieme ad elementi mitologici non casuali, si potrebbe iniziare in qualche modo a diminuire il gap che ora divide le due pellicole legate invece a doppio filo rispetto ai fumetti cui si ispirano. Con il senno di poi ora si può anche comprendere l’insistenza di Dwayne Johnson nel non introdurre troppo in fretta il suo personaggio nell’UEDC, così da avere tutto il tempo di costruire un racconto d’origine altro e quasi avulso rispetto a quello “spensierato” di Shazam, e lasciare così che l’incontro con il suo acerrimo avversario dei fumetti arrivi dopo aver costruito un solido ruolo all’interno dell’UEDC.

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