Cannes 2012: voti e considerazioni finali

“Dove finiscono le limousine di notte?”. Risposta: in un parcheggio, dove parlano e straparlano delle persone che scarrozzano in giro per tutto il giorno. Siamo impazziti? Ma no. Abbiamo solo fatto una piccola fusione fra film. La prima battuta viene da Cosmopolis di David Cronenberg, la seconda “situazione” viene invece da Holy Motors di Leos Carax. E, a voler continuare a trovare similitudini sui film del 65. Festival di Cannes (qui i premi), si potrebbe continuare ancora e ancora.

Ultimo esempio: Firework di Katy Perry è la canzone del festival. La usa Jacques Audiard in Ruggine e Ossa, in una scena emotivamente forte in cui Marion Cotillard, su una sedia a rotelle, ritrova forza ed energie e fa quegli stessi movimenti di “danza” con cui faceva saltare le orche nel parco acquatico, dove lavorava prima del terribile incidente che l’ha lasciata senza gambe. La canzone si sente anche in Madagascar 3 – Ricercati in Europa, e per ben due volte. Questi esempi per dire solo una cosa: ai festival si va perché è un ottimo modo per vedere tutto in una volta quel che passa il convento, certo, ma anche per tirare le somme dello stato di salute del cinema.

Vien da sé che collegamenti e confronti sono spontanei. Così anche la Giuria ha voluto premiare un solo film “folle” e fuori dagli schemi: Moretti ha spiegato che erano tre i film pazzi e provocatori che avevano diviso i giurati (Post Tenebras Lux, Paradies: Liebe e Holy Motors, quest’ultimo molto odiato – sembra – da Nanni). Confrontandosi e confrontandoli, i giurati ne han premiato alla fine solo uno – quello di Reygadas -. Scelta saggia? Chissà. Noi avremmo preferito un premio per il film di Carax, in quello che sembra un palmares molto “corretto”, in fin dei conti, sicuramente frutto di molti compromessi (pare ci sian state non poche discussioni).

AmourIl livello medio del concorso si è rivelato globalmente sotto le aspettative, viste le premesse e le promesse, anche se siamo tra quelli che hanno trovato parecchi film decenti ed alcune punte notevolissime, da top 10 di fine anno. Iniziamo quindi con ciò che ci è piaciuto del concorso di Cannes 2012. Iniziamo con lei, la Palma d’Oro, Amour di Michael Haneke: un film straziante e meraviglioso, con il quale il regista pare rispondere a coloro che l’han sempre accusato di eccessiva crudeltà e freddezza verso i suoi personaggi. Per carità: la storia è “terribile” e crudele, ma il titolo è infine parecchio azzeccato. Un motivo ci sarà. Per noi, un capolavoro.

Ci fa parecchio impazzire anche il discusso Cosmopolis di David Cronenberg, che si appropria del romanzo di DeLillo (quasi) alla lettera e ne costruisce tutta l’impalcatura visiva. Estetica alla Crash, con punte di eXistenZ, e “verbosità” alla A Dangerous Method: un concentrato di Cronenberg che guarda all’attualità e alla crisi del capitalismo, ma prosegue anche un discorso psicoanalitico e umano che vale la pena difendere. Ci fa impazzire anche il già citato Holy Motors, la sorpresa del concorso. Leos Carax, amici, è tornato alla grande, con un film che si reinventa ogni cinque minuti, deraglia, accelera, fa ridere e addirittura può commuovere. Sembra una sciocchezza: è invece una coltissima ed irriverente lettera d’amore alla settima arte.

Moonrise KingdomÈ in forma smagliante Wes Anderson, che con Moonrise Kingdom firma uno dei suoi film migliori: una folle, sanguinosa!, coloratissima e toccante riflessione sulla “diversità” adolescenziale, ma anche sui dolori e gli errori degli adulti. Non andate via prima dei titoli di coda. Ci è piaciuto non poco anche il discusso Ruggine e Ossa, mèlo drammatico di quelli robusti, che si perde forse proprio nella parte finale, ma resta emotivamente forte, con personaggi vivi e dolorosi (se poi hai due attori come Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts…). Jacques Audiard firma il suo film più “sentimentale”: ci ha commosso, e ci spiace per chi non ha gradito.

Il Gran Premio della Giuria, Reality, a noi pare un film molto buono. Chiaramente è difficile metterlo a fuoco per la critica internazionale, che ha gradito poco ed ha pure fischiato Garrone che ritirava il premio. Ma il film è complesso, più di quel che sembra, ed è perfetto per il nostro paese in piena crisi d’identità. Un film a suo modo anche spietato, giustamente. Il Premio della Giuria, The Angels’ Share, è forse il Ken Loach più divertente di sempre. Battute folgoranti, ritmo travolgente, e il “solito” contesto sociale descritto con grande verosimiglianza e forza. Una commedia in concorso funziona spesso: meglio se davvero brillante, come in questo caso.

MudCi ha spiazzati Jeff Nichols, di cui amiamo alla follia sia Shotguns Stories che Take Shelter, con il suo Mud. Un film minore che, messo però per bene a fuoco, funziona. Coming-of-age ad altezza ragazzino, quindi sposa il punto di vista del giovane protagonista: i non detti e il background del mondo adulto sono in secondo piano, ma delineati benissimo con poche pennellate. Un film che lavora bene, in modo classico, e cresce col tempo. Altri bei film, velocemente. Lento, ma forte e cupissimo, In the Fog di Sergei Loznitsa; colto, difficile ma affascinante You Ain’t Seen Nothin’ Yet di Alain Resnais; slow burner freddo e senza speranza Beyond the Hills di Cristian Mungiu; “oggettivo” e coerente con il suo cinema Paradies: Liebe di Ulrich Seidl; leggero e simpatico In Another Country di Hong Sang-soo.

Ora, le delusioni. Non è un brutto film in senso stretto, The Hunt del “ritrovato” Thomas Vinterberg. La storia è forte, e si tratta del solito dramma danese che “prende”. Ma dove sta la forma? Continuiamo. Il cinema americano doveva fare la parte del leone, ricordate? Bene: la bolla è scoppiata, le promesse non sono state mantenute (escluso Anderson e pure Nichols). John Hillcoat è tradizionalissimo e senza guizzi, se non per gli scatti di violenza, con l'”illustrato” Lawless. Andrew Dominik in Killing Them Softly ci tiene a farci sentire ogni cinque minuti pezzi di discorsi (veri) di Obama, McCain e Bush Jr. sull’economia, sia mai che non avessimo capito che si tratta di un gangster movie dell’era della crisi finanziaria.

The PaperboyThe Paperboy di Lee Daniels aspira ad essere forse un guilty pleasure (la Kidman che si tocca o che urina su Zac Efron, sempre mezzo nudo), ma non ha neanche il gusto di saper fare del “sano” e divertente trash. Non va molto meglio a Walter Salles, che ha avuto il coraggio di provare per la prima volta a portare in sala Sulla Strada di Kerouac. Così On the Road conferma ciò che temevamo e già sapevamo: il libro è infilmabile. Ci ricorderemo solo di un Garrett Hedlund in gran forma, ma è poco. Kiarostami con Like Someone in Love firma un film curatissimo nelle immagini e nei suoni, ma è un giochino vuoto con una bella confezione.

Il chiacchierato, discusso e fischiato Post Tenebras Lux ha un’estetica invidiabile, ma tra Natura matrigna, il diavolo in “persona” e teste (auto)mozzate tira fuori un discorso sul mondo sentito e risentito. Un Carlos Reygadas più banale di quel che ci aspettavamo. Finiamo con il noioso e poco “cinematografico” After the Battle di Yousry Nasrallah, corretto finché si vuole, e l’inutilissima, lussuosa puntatona di Beautiful, The Taste of Money di Im Sang-soo, grande saggio sull’interior design.

NoNel fuori concorso c’erano due italiani: Io e Te e Dracula 3D. Il film di Bertolucci è ben pensato, diretto con gentilezza, ma è fragile e non riesce a creare fino in fondo l’atmosfera necessaria per una bella storia come quella del libro di Ammaniti. Non sprechiamo più parole per il film di Dario Argento: continuiamo a volergli troppo bene, e con la recensione abbiamo già detto tutto. Vogliamo invece finire la nostra carrellata con due film delle sezioni collaterali che abbiamo amato tantissimo, e che sono stati premiati: Beasts of the Southern Wild di Benh Zeitlin, vincitore al Sundance, ha vinto la Camera d’Or come miglior opera prima; No di Pablo Larrain ha vinto la Quinzaine. Sono due film splendidi, originali e potenti. Cercateli come potete.

Di seguito, i voti corretti ed arrotondati (senza mezzi voti) di tutti i film del concorso e dei film visti nelle altre sezioni. Cliccate sui link per le recensioni.

Concorso

After the Battle – Yousry Nasrallah
Voto: 4

Amour – Michael Haneke
Voto: 10

The Angels’ Share – Ken Loach
Voto: 8

Beyond the Hills – Cristian Mungiu
Voto: 7

Cosmopolis – David Cronenberg
Voto: 9

Holy Motors – Leos Carax
Voto: 10

The Hunt – Thomas Vinterberg
Voto: 6

Killing Them Softly – Andrew Dominik
Voto: 5

In Another Country – Hong Sang-soo
Voto: 7

In the Fog – Sergei Loznitsa
Voto: 7

Lawless – John Hillcoat
Voto: 5

Like Someone in Love – Abbas Kiarostami
Voto: 5

Moonrise Kingdom – Wes Anderson
Voto: 9

Mud – Jeff Nichols
Voto: 8

On the Road – Walter Salles
Voto: 5

The Paperboy – Lee Daniels
Voto: 4

Paradies: Liebe – Ulrich Seidl
Voto: 7

Post tenebras lux – Carlos Reygadas
Voto: 4

Reality – Matteo Garrone
Voto: 8

Ruggine e Ossa – Jacques Audiard
Voto: 8

The Taste of Money – Im Sang-soo
Voto: 3

You Ain’t Seen Nothin’ Yet – Alain Resnais
Voto: 7

Fuori concorso

Dracula 3D – Dario Argento
Voto: 2

Io e Te – Bernardo Bertolucci
Voto: 6

Madagascar 3 – Ricercati in Europa – Eric Darnell, Tom McGrath, Conrad Vernon
Voto: 6

Polluting Paradise – Fatih Akin
Voto: 6

Roman Polanski: A Film Memoir – Laurent Bouzereau
Voto: 6

Altre sezioni

11.25 The Day He Chose His Own Fate – Koji Wakamatsu [Un Certain Regard]
Voto: 6

Beasts of the Southern Wild – Benh Zeitlin [Un Certain Regard]
Voto: 9

Ernest et Célestine – Stéphane Aubier e Vincent Patar [Quinzaine des Réalisateurs]
Voto: 7

Gimme the loot – Adam Leon [Un Certain Regard]
Voto: 7

Les Chevaux de Dieu – Nabil Ayouch [Un Certain Regard]
Voto: 6

No – Pablo Larrain [Quinzaine des Réalisateurs]
Voto: 10

The We and the I – Michel Gondry [Quinzaine des Réalisateurs]
Voto: 6

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