Home Notizie Cinema indie americano: coordinate e riflessioni nell’anno della confusione

Cinema indie americano: coordinate e riflessioni nell’anno della confusione

Se lo dice Harvey Weinstein che il mercato americano è cambiato e che i prodotti si stanno cannibalizzando in vista dei premi, allora c’è da riflettere. In un anno in cui i confini produttivi e distributivi si sono fatti ancora più labili, come fanno i filmmaker indipendenti e i piccoli film americani a sopravvivere? Una riflessione sul cinema indie USA del 2015, partendo dall’origine: il mercato.

pubblicato 18 Dicembre 2015 aggiornato 30 Luglio 2020 10:16

Che ci troviamo in un momento di grande cambiamento nel mondo del mercato cinematografico è un dato di fatto che tutti i professionisti del settore potranno confermare. I confini tra diverse realtà audiovisive sono sempre più labili, sia a livello produttivo che di fruizione del prodotto. Il 2015 è stato l’anno di Netflix e di Beasts of No Nation, ma anche quello di Amazon e Chi-Raq.

Amazon produrrà anche il prossimo film di Todd Haynes, e secondo fonti sicure ha in serbo altre sorprese. Nel frattempo le web series hanno preso piede e sono diventate una nuova possibilità per i filmmaker, per molti sicuramente più immediata della tv. Ma anche questo è un terreno minato: si cita High Maintenance come esempio di un sistema che può funzionare bene e avviare carriere, ma i veri successi si contano ancora sulle dita di una mano.

Il punto di partenza è che, se non si ha già un seguito o non si è disposti a costruire un piano di audience engagement come si deve, difficilmente si può sperare che qualcuno guardi per davvero il prodotto finito (o addirittura sperare che qualcuno lo produca o ci investa dei soldi). Un lavoro ‘extra’ tanto pressante e laborioso come quello di seguire e curare una campagna di crowdfunding. Aggiungiamo anche la realtà virtuale, che starà ancora nascendo ma su cui si lavora da anni (con risultati anche molto interessanti), e il quadro si fa sempre più complesso.

Nei film market si viene invitati solo se si ha la mente aperta: il proprio progetto, magari pensato per il grande schermo, potrebbe essere finanziato da qualcuno interessato a farlo diventare una serie tv, una web series, o addirittura un progetto VR. Il sistema, oggi, ha infinite potenzialità, ma il caos regna sovrano: la vecchia ‘formula’ in cui si lancia un film a un festival e via non basta evidentemente più.

Mi sembra che sia giusto cominciare da qui per riflettere su quello che è stato il cinema indie americano del 2015, e tutto sommato forse anche quello che verrà. Perché alla fin fine, rispetto ad altri anni tremendi, credo che chi ha meritato di essere notato abbia trovato un suo pubblico: che fosse il piccolo film di un autore piuttosto noto tra i cinefili (Tangerine) o che fosse l’opera prima di un giovane talentuoso (prendiamo James White).

Forse per reazione a un sistema che sta cambiando, si sta cercando di rimettere delle coordinate un po’ precise, almeno a livello teorico. Non che ci sia davvero bisogno di etichettare tutto, certo: ma per anni abbiamo assistito a imbrogli su imbrogli, dove solo perché un Il Lato Positivo veniva prodotto da una casa di produzione indipendente (nel senso di non major), allora era indie e vinceva pure agli Spirit Award. Ecco: credo che forse abbiamo superato quell’epoca buia, durata una ventina di anni e modellata da Harvey Weinstein.

All’Hollywood Reporter lo stesso Weinstein ha dichiarato che “decine di film sono stati distribuiti a ottobre, e si sono cannibalizzati a vicenda. Tutti i distributori, dai grandi studios ai più piccoli e indipendenti, hanno uno o tre cavalli di razza, e quasi tutti hanno perso quest’anno”. Certo: dopo venti anni di formula sempre uguale tutti hanno deciso di saltare a bordo di un carro ormai col pilota automatico, provando a replicarne i successi.

Il primo a lamentarsi è chi questa formula l’ha inventata, ovviamente. A pagarne le spese però sono tutti quelli che la seguono: prima mondiale a un festival, platform release in vista dei premi che contano, campagna for your consideration, e via dopo un paio di mesi in VOD/DVD. Ma questo non basta più, o almeno non sempre e non nella maggioranza dei casi, anche perché la realtà è diventata più complessa. E la complessità richiede studio e ordine. Quindi: il mercato è saturo, l’offerta si è moltiplicata attraverso i canali più disparati, il pubblico bisogna coltivarselo.

Come si pone il cinema very indie di fronte a una situazione come questa? Come sopravvivere, come avere la giusta visibilità, come arrivare al proprio pubblico? Innanzitutto dovrebbero essere le organizzazioni a difesa e promozione dei filmmaker indipendenti a fare una differenza. Forse, per la prima volta da anni, lo sta facendo per davvero il Sundance Film Festival. So che il programma del 2016 può far storcere il naso, con il ritorno di nomi “ovvi” come Solondz, Reichardt, Zombie, Sachs o Smith. I concorsi mi paiono invece pieni di volti nuovi e di opere prime: forse per la prima volta da anni il Sundance si è gettato alla (ri)scoperta del talento.

Una situazione ben diversa da quella dell’anno scorso, in cui il concorso americano era pieno di nomi e volti noti. Il risultato: del vincitore ce ne scorderemo tra poco, mentre lasceranno il segno almeno metà dei titoli presenti in NEXT. Oltre ai già citati Tangerine e James White, anche Christmas, Again, H., e Nasty Baby (uno dei film queer più importanti dell’anno, in cui, tra un The Danish Girl e uno Stonewall, il cinema LGBT non se l’è proprio sempre vista benissimo).

Alla fine sono loro quelli di cui si è parlato e si continua a parlare di più, che hanno trovato prima sostegno di critica e poi un pubblico disposto a supportare il loro percorso lungo un anno. Il film emblema del cinema indie di quest’anno è senza ombra di dubbio Tangerine, e non solo per il fatto che sia girato con l’iPhone: è puro cinema indie perché è cinema degli outcast, degli emarginati, di coloro che a Hollywood non trovano rappresentanza. Premiando la co-protagonista Mya Taylor e assegnandogli il premio del pubblico, i Gotham Awards hanno dato in questo senso un segnale molto forte.

Non so perché ma non penso che in un’annata differente Tangerine avrebbe avuto il (meritato) successo che sta avendo. Il suo successo è forse anche in parte reazione a quello che la situazione è stata finora. E che due ottimi film come Queen of Earth e Petting Zoo fossero in prima mondiale a Berlino e non proprio al Sundance, dove avrebbero potuto perdersi nel marasma, forse deve dirci qualcosa di come la ‘vecchia formula’ stia mostrando la corda e qualcuno stia provando a percorrere nuove strade.

Lo stesso Weinstein, con Carol, ha deciso di giocare al ribasso per aumentare l’attesa e cavalcare il successo di critica, aumentando le sale da 4 a 16 negli States appena alla quarta settimana di distribuzione. Anche il fatto di aspettare a far uscire It Follows (sotto il label di genere della RADiUS-TWC), a quasi un anno dalla premiere a Cannes, si è mostrata mossa astuta. Mentre più complicato è stato il percorso del notevole Heaven Knows What, che però potrebbe ricevere una sana botta di incoraggiamento dale nomination ai Gotham e gli Spirit Awards.

Insieme a Carol, il film di successo della zona ‘Indiewood’ (ovvero quella che si definisce indipendente anche se regista e star sono mainstream, e i budget non proprio alla portata di un filmmaker independente), lanciatissimo negli Oscar, è sicuramente Spotlight. Però questa è la Indiewood che in fondo ci piace di più: perché è cinema robusto, classico, che ha poco a che spartire con il sensazionalismo mainstream nonostante il tema.

Lo spettatore curioso potrà comunque sempre contare su una vasta scelta di titoli più piccoli: avremo sempre i God Bless the Child, i Green Room, i Free in Deed. I filmmaker stessi invece si trovano di fronte a molte alternative, e il momento più difficile sta proprio nel scegliere la via giusta per raccontare la propria storia . Lo sa anche Charlie Kaufman, che può di certo permettersi di finanziare Anomalisa attraverso Kickstarter, conscio comunque che un film così (un film del genere in stop motion?) non poteva nascere all’interno del sistema hollywoodiano.

È sacrosanto che esistano comunque sempre realtà che salvaguardino il cinema indie: e il BAMcinemaFest di New York fa benissimo a promuovere quel piccolo film speciale chiamato Henry Gamble’s Birthday Party che altrimenti non avrebbe ricevuto visibilità. Ma i filmmaker devono e dovranno essere sempre più attivi e strategici, costruendosi una propria community e valorizzando un continuo scambio di idee.

Oggi è fondamentale avere ben chiaro che i pitch possono essere molto diversi rispetto alla persona con cui si parla: a un financer si descriverà un progetto in modo diverso rispetto a un potenziale co-produttore. Bisogna avere chiari i punti di forza e debolezza del progetto, ma anche essere disposti a vedere il proprio progetto sotto altre prospettive, e non fermarsi davanti a una scelta scontata: la realtà è troppo varia per andare avanti imperterriti per una strada che forse non ha una via d’uscita concreta. È forse questa la più grande lezione che il 2015 ha regalato, e non bisogna sottovalutarla. Ogni percorso è personalizzato, non ci sono più formule certificate, e il non avere formule comporta un lavoro extra di ricerca sulla propria natura artistica e un’onesta analisi delle possibilità del proprio progetto.

Che non ci sono formule l’ha ben capito A24, che ha deciso di distribuire The Witch a febbraio 2016, ben più di un anno dopo il clamoroso successo al Sundance. A detta di molti avrebbe potuto benissimo puntare a diventare un Oscar contender, o comunque un sicuro frontrunner nel circuito dei premi indie. Invece si è scelto di non buttarlo nella mischia, di aspettare, ‘coccolarlo’ e lasciarlo respirare. Anche Krisha, il bel vincitore del SXSW, uscirà in sala giusto un anno dopo la prima mondiale. A24 sa bene che un film deve comunque trovare e coltivare un suo pubblico: altrimenti i film per chi si fanno?

10 film indie americani del 2015 da non perdere:

Christmas, Again
Free in Deed
God Bless the Child
Henry Gamble’s Birthday Party
James White
Nasty Baby
Petting Zoo
Queen of Earth
Tangerine
They Look Like People

5 film ‘Indiewood’ del 2015 da non perdere

Anomalisa
Carol
Love & Mercy
Mistress America
Spotlight