Lino Banfi per Cineblog e Tvblog di blogovideo
Il nostro collega Marco di 06blog ha incontrato ieri Lino Banfi, ci manda video e qualche riga:
Ieri mattina abbiamo fatto due chiacchiere con il grande Lino Banfi. L’occasione era la consegna d’eccezione di una Citroen C Zero ad un cliente famoso come l’attore barese. In realtà la presentazione è stata una scusa per promuovere ancora una volta la mobilità elettrica, nell’ambito del progetto sostenuto da Roma Capitale che abbiamo già incontrato (non a caso era presente anche l’assessore all’Ambiente Marco Visconti, con tanto di catene in mano), perché Lino la macchina l’ha già presa (”e pagheta!” ci tiene a sottolinearlo) e la usa da un po’.
“La uso da due mesi per gli spostamenti dentro Roma. Mi piace la silenziosità del motore elettrico, la piacevolezza di marcia, e non nascondo che alla scelta ha contribuito anche il fatto di poter entrare ovunque senza permessi o restrizioni. Ma alla base di tutto c’è stata la volontà di circolare in città con un’auto a impatto zero. Spero che la mia scelta sia seguita da enti pubblici, società e altri cittadini privati, così da rendere Roma ancora più vivibile”.
Noi allora ci siamo fatti sotto (perdonateci per la qualità del video) per fare qualche domanda sui progetti di Lino, che ci conferma tornerà a impersonare Nonno Libero per Un medico in famiglia, ruolo che gli ha riconsegnato quella straordinaria popolarità che gli permette di abbracciare “3 generazioni… vediamo se ci riesco con la quarta!”.
Grazie Marco e grazie Lino.

Registriamo con un certo interesse le ultime dichiarazioni di Gary Oldman, il quale ha lanciato un monito alla produzione di 007: “datelo uno sguardo a La Talpa“! Ennesima uscita sopra le righe, potrebbe pensare qualcuno. Tuttavia le motivazioni addotte, condivisibili o meno, sono comunque ponderate. Insomma ci possono stare. Ma sentiamo cosa ha da dire Oldman, tra il serio e il faceto (via imdb).
Lui (George Smiley) è l’esatto opposto di Bond. E’ l’uomo che, passando per strada, non notereste due volte tra la folla; laddove Bond, questo mi ha sempre colpito, annuncia chi è dovunque vada - al ‘cattivo’, alla persona che lo vuole uccidere. […] Indossa uno smoking bianco e ti domandi: “Dov’è Bond”? Ed eccolo fermarsi a bordo della sua Aston Martin… l’ho sempre trovato strano. (è come dire) Sono Bond, uccidetemi!
In una cornice tutt’altro che usuale per noi di Cineblog, ossia quella della Boutique Nespresso di recente apertura a Varese, abbiamo avuto modo di intervistare Anita Caprioli. L’attrice di origine piemontese ha partecipato all’evento in qualità di madrina, e si è prestata con garbo alle nostre domande inerenti alla sua carriera. Di seguito trovate la nostra intervista, per la quale ringraziamo non solo la diretta interessata, ossia Anita, ma anche Nicoletta Depalo per l’organizzazione dell’incontro.
Quando hai realizzato che ciò che volevi realmente fare era l’attrice?
Anita: Ricordo quando a scuola ci facevano lavorare su dei testi, senza chissà quali pretese. Si trattava di elaborazioni su alcuni testi teatrali. Già lì rimasi affascinata da questa cosa e poi, a un certo punto, è maturato questo desiderio. Ma in realtà non c’è stato un momento preciso; semmai ce ne sono stati più di uno. Non meno importante è stata l’influenza all’interno della mia famiglia, dato che si parlava molto di Teatro e lo si amava pure. Perciò mi sono cimentata ed ho capito che mi piaceva davvero.
In un freddissimo sabato mattina milanese, il cast di Benvenuti al Nord (Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini ed il regista Luca Miniero - assente Alessandro Siani, che è impegnato a teatro a Napoli) ha incontrato la stampa per presentare il film e rispondere alle domande di rito. Vi offriamo un’estratto della conferenza stampa, ed alcune foto dell’evento. Seguiteci anche dopo il continua! Il film sarà sugli schermi italiani a partire dal 18 gennaio in più di 800 copie. Qui c’è il trailer.
Com’è stato ritornare, dopo il successo del primo film, sul set. E’ stato un po’ un ritorno in famiglia, com’è andata?
Luca Miniero: Beh, non è che ci siamo rivisti sul set. Sono tre o quattro anni che con Claudio, Alessandro, Angela e Valentina ci vediamo e ci sentiamo per telefono quasi quotidianamente, quindi devo dire che si è creato proprio un buon clima, anche un clima d’amicizia, che ha fatto sì che la trama del film diventasse un’opera viva, aggiornata anche con le intuizioni nate sul set di volta in volta.
Angela Finocchiaro: Beh, io sono “doppia parente” (nel film interpreta sia la moglie che la suocera di Bisio n.d.r.), e quindi è stato doppiamente piacevole, ma d’altra è stato un po’ un essere sotto esame, perché c’è una responsabilità. La prima se l’è accollata Luca e noi abbiamo cercato di sostenerlo - credo, spero - in questa sfida che non era per niente automatica..credo che costruire questo sequel sia stato veramente difficile.
Valentina Lodovini: Condivido tutto quanto hanno già detto Luca e Angela. In qualche modo eravamo lo stesso gruppo sia artistico che tecnico, c’erano pochissime new-entry, quindi era un po’ come stare a casa. Devo dire che - e lo possono testimoniare tutti e probabilmente Luca più degli altri - ero veramente molto tesa e molto nervosa, perché comunque sapevo che era un film atteso innanzitutto e poi perché il successo di Benvenuti al Sud è una cosa dalla quale io sono stata travolta in maniera molto positiva per cui sentivo una grande responsabilità, che mi portava a essere alle volte isterica, altre volte concentrata.
Claudio Bisio: Che dire.. Dovevamo fare un film così! Siamo riusciti a farne secondo - poi, naturalmente, dovrete giudicare voi - un bel film divertente. Già c’è il toto…chi dice meglio questo, chi dice meglio il primo. Giustissimo, ci sta tutto.
Benvenuti al Nord - il cast a Milano per presentare il film
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Una breve trasferta romana, per pubblicizzare uno dei titoli più attesi di questo 2012. David Fincher e Rooney Mara sono arrivati a Roma per presentare alla stampa Uomini che Odiano le donne, remake hollywoodiano del primo capitolo della celebre trilogia scritta dallo svedese Stieg Larsson. In arrivo nei cinema nostrani il prossimo 3 febbraio, il film è in odore di sequel, tutt’altro che scontato prima dell’uscita in sala, grazie all’ottimo riscontro di pubblico al box office americano.
Oggi, grazie all’ufficio stampa Warner, ecco arrivare la trascrizione di una doppia intervista ‘capitolina’ che vede protagonisti proprio loro, ovvero regista e protagonista.
Intervista a David Fincher:
Sul libro e la sua interpretazione:
Il libro mi ha stregato. Mentre lo leggevo ho pensato a diverse possibili interpretazioni dei personaggi di Mikael Blomkvist e di Lisbeth Salander.
Sulle fotografie utilizzate nel film:
È molto interessante il lavoro fatto con le foto. Alla fine abbiamo realizzato un mini-film dentro il film. Volevamo rendere veramente l’idea di quello che era successo ad Harriett, quello che girava intorno a lei. Abbiamo dedicato settimane solo per fare le foto, creando le scene appositamente per scattarle. Per le foto della parata ad esempio abbiamo girato prima le scene del film in un giorno e poi abbiamo dedicato un’altra intera giornata a scattare le foto.

Non sappiamo se si tratti più di semplici propositi per l’anno nuovo oppure speranze di fine carriera, ma nella personale lista dei desideri di Robin Williams due sembrano essere le voci più pressanti. Il celebre attore americano non ha infatti nascosto la sua aspirazione ad interpretare personaggi come Albert Einstein o Theodore Roosevelt (via Cinemblend).
Nell’ultimo caso, in realtà, Williams ha già vestito i panni del ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti d’America, seppur in produzioni tutt’altro che “impegnate” come i due Una notte al museo. Nel primo caso, invece, si tratterebbe di un ruolo inedito, nel quale peraltro noi lo vedremmo piuttosto bene. Per quel po’ che sappiamo dell’indole di Einstein, una potenziale interpretazione di Williams ci stuzzica non poco.
In entrambi i casi, comunque, supponiamo che l’intenzione del diretto interessato sia quella di partecipare ad una sorta di biopic, sfida che certamente potrebbe trovare qualche interlocutore nella patinata Hollywood. Specie se a lanciarla è uno come Robin Williams.
Direttamente da BloodyDisgusting vi proponiamo un’intervista a Simon Quarterman che interpreta l’esorcista Ben nel film horror The Devil Inside (L’altra faccia del diavolo) che arriverà in Italia a marzo 2012. Vediamo prima la trama del film (avete visto il trailer?):
“Nel 1989 il 911 riceve una chiamata da Maria Rossi (Suzan Crowley) che confessa di aver brutalmente ucciso tre persone. 20 anni più tardi sua figlia Isabella (Fernanda Andrade) cerca di capire la verità su quello che è successo quella notte. Si reca in Italia, all’Ospedale per pazzi criminali dove sua madre è stata rinchiusa per capire se la donna è malata di mente o se è stata posseduta dal Demonio. Due giovani esorcisti (Simon Quarterman e Evan Helmuth) decidono di curare Maria con metodi non convenzionali che combinano scienza e religione. Si troveranno faccia a faccia con il Male in persona”.
Negli ultimi anni ci sono stati diversi film horror a tema religioso. In cosa è diverso L’altra faccia del diavolo?
Mi ricordo che quando stavamo girando due anni fa, c’erano le avvisaglie di The Last Exorcism (L’ultimo esorcismo) e tutti noi abbiamo pensato ‘Oh merda! Siamo arrivati troppo tardi?’. Ma abbiamo continuato a lavorare ed ovviamente sono risultati due film estremamente diversi. Molto molto diversi. Io sono sempre stato un fan di questo particolare genere. The Devil Inside è diverso da The Blair Witch o Paranormal Activity . (…) Come attore è bello farne parte. (…) E credo che sia gratificante anche per tutti gli interessati. (… ) Dal primo giorno di riprese tutti noi sentivamo di star facendo qualcosa di speciale. Sono molto orgoglioso del film.
Il film è stato girato in Italia?
No, in realtà la maggior parte del film è stato girato a Bucarest, in Romania. E poi, ovviamente, gran parte del lavoro esterno è stato fatto a Roma. In pratica: abbiamo girato per 3 o 4 settimane in Romania e poi una settimana a Roma.
C’è qualcosa di The Devil Inside che ancora non sappiamo?
Credo che l’unica cosa che posso dire è che probabilmente non è quello che la gente si aspetta. (…) Penso che alla gente piacerà. E’ un film molto intelligente. Un film dell’orrore molto intelligente.
Vedremo, di film horror intelligenti non ce ne sono molti. La regia è di William Brent Bell.
Anne Rice è la grande donna che ha scritto Intervista col Vampiro e che ha dato vita alla figura di Lestat. Sul suo profilo Facebook ha scritto che le:
“dispiace vedere vampiri che brillano al sole e vedere immortali che scelgono di trascorrere l’eternità a studiare in un liceo in una piccola città”.
Naturalmente si riferiva alla saga di Twilight, ai romanzi di Stephenie Meyer: i fan di Edward, Bella e Jacob hanno inondato la sua pagina Facebook con commenti pieni di odio. Ecco quindi per voi l’Anne Rice pensiero grazie ad una piccola intervista trovata su TheDailyBeast:
Qual è la prima cosa che ti ha attratto delle storie di vampiri?
Da bambina ho visto questo bellissimo film, La figlia di Dracula, con Gloria Holden. E’ del 1936 ed è il sequel del Dracula del 1931 di Tod Browning. (…) Quel film mi ha ipnotizzato: i vampiri erano eleganti, tragici, sensibili. Sono andata in quella direzione quando ho scritto Intervista col vampiro. Non ho fatto molte altre ricerche.
Cosa ne pensi della serie di Twilight? Mi sembra che vada contro il concetto della rappresentazione dei vampiri.
Credo che il concetto sia ricco di per sé. E’ come il concetto di cowboy o di detective. I vampiri sono diventati quasi come un genere. Quello che vedo accadere con scrittori come Charlaine Harris e Stephenie Meyer è l’addomesticamento del vampiro. Io ero più interessata a una potente figura del Vecchio Mondo che ha avuto un sacco di conoscenze, esperienze, ed è circondata da fascino e mistero. Ho voluto mantenere il romanticismo. Mi piaceva l’idea di queste persone (…) che sono tormentate perché non appartengono al mondo (…). Charlaine Harris con True Blood sta facendo qualcosa di diverso: è molto spiritosa e c’è anche una storia d’amore con un vampiro.
Continua a leggere: Anne Rice parla di Twilight e True Blood
Amo il cinema e amo leggere e quando ho scoperto il libro 24 fotogrammi mi sono sentita come una bambina in un parco giochi. Vi presento il libro attraverso un’intervista all’autore Francesco Clerici:
- Racconta ai lettori in poche parole di cosa parla 24 fotogrammi - Storia aneddotica del cinema…
Sono racconti, 24 racconti che si nutrono di cinema per fare letteratura. 24 aneddoti raccontati in forma di racconto, basati sulla ricerca ma scritti dopo aver digerito la ricerca e averla trasformata in storia, in narrativa.
- Consigli il libro solo a chi ama il cinema?
Assolutamente no. Il libro è pensato per chi è curioso, in generale, e per chi ha voglia di leggere racconti brevi ed evocativi. E’ leggibile su più livelli: può essere una chicca per cinefili (gli aneddoti raccontati sono tutti più o meno veri e più o meno sconosciuti) ma è anche un modo per lasciarsi raccontare una storia, molto semplicemente. Sono storie di uomini. Se poi uno li conosce tanto meglio, se non li conosce si può informare (ho scritto un capitolo finale, chiamato Backstage, apposta per questo) oppure decidere che il racconto e il personaggio gli piacciono così, senza voler sapere chi è un tal regista o un tal scenografo, nella realtà. Alla fine un personaggio è sempre un personaggio, all’interno di una storia, di un racconto.
- Da dove parti per scrivere un racconto?
In questo caso sono partito dalla ricerca, tanta. Autobiografie, biografie, libri d’interviste, dizionari. Trovata una storia, un aneddoto, l’ho pensato in forma di racconto, trovando un inizio, uno sviluppo, una fine, o qualcosa di riconducibile a questi tre momenti. A volte aggiungendo parti inventate, poi (spesso) limando, smussando, togliendo parti superflue. Alla fine avevo una trentina di aneddoti: da questi ho selezionato quelli che 1) sarebbero potuti funzionare meglio in forma di racconto 2) avrebbero potuto dire qualcosa sulla società della immagini, sul concetto di “verità” oggi, il tutto stimolando la curiosità (detto così è molto ambizioso, lo so) 3) avrebbero potuto creare richiami tra loro, portando avanti un piccolo affresco completo, organico. Un piccolo percorso con uno o più fili conduttori.
Cineblog non ama particolarmente i Cinepanettoni ma oggi lasciamo spazio alla giovanissima attrice Silvia Quondamstefano che interpreta Giulia, la figlia di Christian De Sica e Sabrina Ferilli nel film Vacanze di Natale a Cortina.
1. Chi è Silvia Quondamstefano? Raccontaci brevemente di te.
Sono una ragazza di 22 anni, cresciuta nella periferia di Roma. Ho deciso che avrei fatto questo lavoro a 6 anni circa, durante una recita scolastica… l’adrenalina e le emozioni sono state così forti che ho deciso sarebbero diventate il mio lavoro. Sono cresciuta e ho iniziato a fare piccoli laboratori di recitazione e teatro, fino ad arrivare al vero esordio lavorativo nella fiction I Liceali 3. Anche se ho iniziato a lavorare non voglio comunque rinunciare alla formazione e allo studio e così dopo varie selezioni sono riuscita ad entrare nella Scuola d’Arte Cinematografica Gianmaria Volonté, organizzata e finanziata dalla Provincia di Roma. Ho ancora tanto tanto tanto da imparare prima di arrivare ai modelli che mi ispirano, il primo fra tutti Kate Winslet.
2. Ci racconti De Sica e Ferilli con tre aggettivi a testa?
Lui: Risoluto, Diplomatico, Burlone. Lei: Autoironica, Divertente, Puntigliosa.
3. Come sei arrivata al film? Cosa spinge una ragazza che ha recitato in teatro a passare in un cinepanettone?
Il regista Neri Parenti dopo avermi vista nella fiction I Liceali e provinata mi ha scelta per la parte. D’altronde chi sono a 22 anni per potermi prendere il lusso di rifiutare la parte in un film?! Sono giovanissima, e credo che farmi le ossa lavorando su un set sia essenziale e necessario per imparare i piccoli trucchi del mestiere e per poi arrivare col tempo a fare in maniera il più professionale possibile quei film che sogno e che mi appassionano. Ho potuto osservare grandi professionisti del calibro di Ivano Marescotti o Christian de Sica, da chi si dovrebbe iniziare a imparare se non da loro?