
Si è concluso il Festival di Locarno 2011, e sono stati ovviamente consegnati i premi finali. Vince il Pardo d’Oro della 64. edizione il film Abrir puertas y ventanas, co-produzione argentino-svizzera diretta da Milagros Mumenthaler. Il film si porta a casa anche il premio per la miglior interpretazione femminile assegnato a María Canale. Un Pardo d’oro speciale della giuria è andato a Shinji Aoyama per il suo nuovo film, Tokyo Koen, “e per la splendida carriera”.
Il Premio speciale della giuria è andato all’israeliano Hashoter, ovvero Policeman, di Nadav Lapid, mentre una Menzione speciale è andata al nuovo lavoro di Mia Hansen-Løve, Un amour de jeunesse. Completano il palmarès il Pardo per la miglior regia, assegnato ad Adrian Sitaru per Din dragoste cu cele mai bune intentii (Best Intensions), co-produzione Romania-Ungheria, e il Pardo per la miglior interpretazione maschile assegnato a Bogdan Dumitrache sempre per il film di Sitaru.
L’Italia torna a casa con il Pardo d’oro Cineasti del presente assegnato a L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin, e con il Premio Don Quijote assegnato a Sette opere di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio, unico film nostrano del Concorso Internazionale.
Dopo il salto trovate tutti i premi del 64. Festival di Locarno.
Tre amici organizzano una serata trasgressiva con una donna conosciuta su internet. L’appuntamento che doveva aprire le porte del sesso di gruppo, si rivela una trappola per i tre ragazzi. La donna, apparentemente disponibile a soddisfare le loro curiosità, è in realtà membro della setta del Pastore Cooper, un fanatico religioso deciso a mondare la società dal male lavandola con il sangue dei peccatori. Alla caccia di Cooper c’è però l’agente speciale Keenan, sempre in bilico tra la sua coscienza e gli ordini perentori che riceve dai suoi superiori.
Che Kevin Smith non abbia particolarmente in simpatia un certo modo di fare religione era già chiaro ai tempi del controverso film Dogma, ma con Red State sceglie di calcare l’acceleratore sui temi del fondamentalismo religioso in chiave horror.
Smith non si perde in lunghe introduzioni e arriva subito al dunque, il peccato dei tre ragazzi deve essere punito col sangue e pervertiti come loro non sono degni della pietà cristiana, questa la tesi del pazzo reverendo Cooper. Ne segue un assedio serratissimo con le forze dell’ordine, appostate fuori dalla villetta adibita a cappella dove si ritrova la congregazione di religiosa.
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Nella più squallida periferia di Torino, la giovane clandestina romena Luminita vive alla giornata borseggiando i paganti per pagare gli aguzzini che le hanno rubato i documenti. Luminita sta però organizzando un piano per scappare e ottenere una nuova identità, ma per farlo ha bisogno di soldi. Per compiere il suo progetto ha bisogno di una vittima, una persona sola e possibilmente debole. Sceglierà Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di grande miseria e che necessita continue cure mediche. In ospedale avverrà il primo incontro tra i due, ma questo strano rapporto sarà destinato a evolversi in qualcosa di diverso e di inaspettato.
Si parte da lontano, dall’alto. Le sette opere di misericordia, almeno quelle corporali, sono state elencate dallo scrittore ecclesiastico Lattanzio (secondo secolo dopo Cristo) e sono enumerate così: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. La storia di Luminita e di Antonio raccontata dai fratelli De Serio segue questa singolare scansione a capitoli, rifacendo a una tradizione che fin dalla pittura caravaggesca è stata fonte di ispirazione artistica.
Il punto di partenza è decisamente impegnativo, si potrebbe avvertire una punta di presunzione da primi della classe, se non fosse che i fratelli De Serio sono già noti per i loro cortometraggi e documentari dai temi maturi e non decisamente semplici. Rileggere in chiave attuale le opere di misericordia non è un processo semplice e, in questo caso, non ha nulla di mistico o religioso.
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A due passi dal porto di Le Havre vive Marcel Marx, un anziano lustrascarpe senza soldi ma con una moglie che ama la sua bontà. In passato Marcel Marx è stato un artista vagabondo, uno scrittore clochard, che però ha scelto di stabilirsi nella cittadina francese. Marcel in strada, esercitando il suo lavoro, incontra tante persone ma i punti saldi della sua vita sono quelli attorno alla sua casa, il bar dove beve l’aperitivo con pochi amici, il piccolo negozio di alimentari che gli fa credito anche se sa che non pagherà i debiti. Il destino ha più di una sorpresa per Marcel: lo stesso giorno in cui l’amata moglie viene ricoverata in ospedale per un male che potrebbe non darle scampo avviene l’incontro con un piccolo clandestino africano che vorrebbe raggiungere Londra sognando di ricongiungersi alla sua famiglia. La polizia è sulle sue tracce ma Marcel non si scoraggia e tutto il quartiere sarà solidale con la sua missione. A volte i miracoli avvengono anche nei posti più inaspettati.
Sono pochi i registi che possono mettere la propria firma su ogni inquadratura di un proprio lavoro, basta però guardare un singolo fotogramma di Le Havre per comprendere come la mano di Aki Kaurismäki sia in grado di pennellare con colori pastello anche le più degradate periferie ad ogni fotogramma.
Quello di Kaurismäki è un cinema fatto di non-luoghi, i suoi personaggi spesso non hanno radici e si muovono come ombre tra strade, porti, stazioni e luoghi che non hanno memoria. Marcel Marx, insieme a M (il Markku Peltola de L’uomo senza passato) è forse il più azzeccato dei personaggi ispirati a questo modello. Esclusi, emarginati, poveri ma con la speranza nel cuore, sono spesso così i protagonisti del cinema di Kaurismäki.
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Giornata ricca di appuntamenti quella di ieri al Festival del Film di Locarno. Un po’ di Hollywood è sbarcata in Svizzera per l’anteprima europea di Cowboys & Aliens e - nonostante il maltempo - i fan sono accorsi numerosi. Hanno presenziato alla conferenza stampa del film il regista Jon Favreau ed i tre protagonisti: Daniel Craig, Olivia Wilde ed Harrison Ford, che in serata ha salutato il pubblico in Piazza Grande e ricevuto il Pardo alla carriera.
Il pubblico italiano potrà vedere Cowboys & Aliens solo il 14 ottobre, ma intanto ecco la nostra recensione in anteprima e - se non lo avete visto - il trailer. Di seguito vi aspettano invece le foto scattate ieri pomeriggio…
Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde al 64° Festival del Film di Locarno per Cowboys & Aliens
A Locarno per ricevere il riconoscimento per la sua lunga carriera, il regista Abel Ferrara ha avuto modo di incontrare e confrontarsi con il pubblico festivaliero che non ha esitato a porre anche domande scomode a un artista che della provocazione e dei temi forti a fatto la sua bandiera, in tanti anni di lavoro.
Ferrara si è dimostrato un personaggio vero e schietto, uno di quelli che non vanno proprio per il sottile. Come nei suoi film l’estetica e l’apparenza per Ferrara conta decisamente poco, quello che interessa è la sostanza. Cineblog ha partecipato a questo incontro molto acceso e ne abbiamo raccolto alcuni tra i passaggi più interessanti.
Che cosa ne pensa del cinema Hollywoodiano?
Detesto il cinema commerciale e cerco di tenermi alla larga da chi lo prende esclusivamente come un modo per fare soldi e ottenere la fama, odio anche vivere a Los Angelse. Mi sembra una “company city”, dove tutti lavorano per il cinema e non c’è alternativa.
Foto | Carlo Prevosti
L’estate del 1979 sarà diversa da tutte le altre per quella di un gruppo di ragazzini dell’Ohio. Insieme stanno lavorando alla produzione di un film di zombie da presentare ad un festival di cinema amatoriale. Durante le riprese di una sequenza notturna si trovano ad essere accidentali testimoni di un drammatico incidente ferroviario, che resta impresso sulla pellicola della cinepresa. Il disastro ferroviario però non sembra un incidente e “qualcosa” fugge. L’arrivo dei militari e misteriose sparizioni di cani e di oggetti tecnologici non fanno che aumentare il mistero che aleggia attorno all’incidente. Come coi pezzi di un puzzle, i ragazzi riusciranno a ricostruire quello che è successo nel tentativo di salvare una ragazza sparita misteriosamente, come fagocitata dal buio della notte.
Il cinema adolescenziale della generazione precedente a Harry Potter possiede un nome che ne ha fatto da lume tutelare, creando una macchina dei sogni sia nei panni di regista che in quelli di produttore esecutivo. Il nome è quello di Steven Spielberg, che per oltre venti anni (prima di cercare di sostituirsi a Stanley Kubrick nell’Olimpo del cinema) ha raccontato storie fantastiche capaci di stupire il pubblico di ogni età, lasciandolo a bocca aperta come accade con un bambino a cui si racconta una fiaba del focolare. J.J. Abrams, classe 1966, è sicuramente uno di quei ragazzini cresciuti con il sogno di trovare un alieno nella casetta degli attrezzi.
Che fosse un piccolo alieno o un cadavere lungo i binari del treno, l’eredità che quel cinema ci ha regalato, tra la fine degli anni 70 e la prima metà degli anni 80, è legata alla percezione della magia che si prova nella sfera dell’amicizia, un periodo inesorabilmente destinato a perdersi con il passare degli anni, come sostiene Richard Dreyfuss nel bellissimo finale di Stand By Me (vedi qui).
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Questa sera il Festival di Locarno ospiterà l’anteprima europea di Cowboys & Aliens, alla presenza del regista Jon Favreau e dei membri principali del cast Daniel Craig, Olivia Wilde ed Harrison Ford, che riceverà il Pardo alla Carriera.
Noi cogliamo l’occasione per regalarvi due divertenti video che vedono protagonista proprio Mr. Ford: 69 primavere portate con estrema eleganza ed un sense of humor pungente che sta aumentando con il passare degli anni. Per promozionare il film che lo vede co-protagonista (Cowboys and Aliens approderà anche nelle sale italiane il 14 ottobre) l’ex Han Solo ha scelto di giocare la carta dell’ironia. Nel primo filmato, estratto dal talk show di Conan O’Brien, l’attore si confessa infastidito ed arrabbiato con i piccoli omini blu per il risultato ottenuto dal film al box office durante il primo week-end di programmazione in USA (dove per un soffio Cowboys and Aliens non è stato battuto dai Puffi!). Perfino sua moglie e suo figlio hanno contribuito ad incrementare gli incassi dei Puffi (”hanno visto il mio film gratis, poi sono andati a comprare i biglietti per vedere i Puffi…ma stiamo cercando di farci ridare i soldi!”) Un’onta da lavare nel sangue…del Grande Puffo!
Nel secondo filmato, trasmesso durante il Jimmy Kimmel Live, l’attore ha modo di prendersela anche con Ciube, il peloso e fedele co-pilota del Millennium Falcon. Fra loro c’è della vecchia ruggine…e poi “…Daniel Craig’s my Wookiee bitch now!” Cliccate su continua e fatevi due risate!
Ieri abbiamo visto le prime immagini del film Sette opere di misericordia, opera prima per il cinema dei fratelli De Serio e unico film in concorso internazionale al Festival di Locarno 2011.
Oggi vi presentiamo il trailer ufficiale del film, che nel cast vede Roberto Herlitzka, Ignazio Oliva, Olimpia Melinte e Stefano Cassetti. Un film drammatico sul rapporto conflittuale tra una giovane immigrata e un anziano in procinto di morire che darà vita a un piccolo miracolo.
Dopo un’intensa attività tra cortometraggi e documentari, i fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio arrivano al cinema con un film ambizioso che li porta direttamente al del Festival di Locarno, unico film italiano selezionato per il concorso internazionale.
La storia di Sette opere di misericordia è quella di Luminita, una giovane clandestina che deve lottare per la sua sopravvivenza e quella di Antonio, un anziano che sente la morte avvicinarsi. Le loro vite si intrecciano con forti difficoltà, ma proprio nel momento più difficile come un miracolo qualcosa cambierà il loro destino.
Il film sarà distribuito da Cinecittà Luce, ma ancora non è prevista una data di uscita in Italia. Nel casti ci sono Roberto Herlitzka, Ignazio Oliva, Olimpia Melinte e Stefano Cassetti .
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