I migliori e i peggiori film del 2010 secondo Cineblog

Ed eccoci arrivati alla fine dell’anno e alla consueta classifica del meglio e del peggio del 2010. Quest’anno ho chiesto ai miei ragazzi di scegliere 10 migliori, 10 peggiori, una sorpresa e una delusione. E’ stata dura e non sempre facile, come vedrete alcuni hanno faticato a restringere il campo a 10 e hanno usato

di carla


Ed eccoci arrivati alla fine dell’anno e alla consueta classifica del meglio e del peggio del 2010. Quest’anno ho chiesto ai miei ragazzi di scegliere 10 migliori, 10 peggiori, una sorpresa e una delusione. E’ stata dura e non sempre facile, come vedrete alcuni hanno faticato a restringere il campo a 10 e hanno usato delle “parità” per inserire più titoli possibile; altri invece non sono riusciti nemmeno a completare la lista.

La scelta si è basata su film usciti in sala in Italia dal 1 gennaio 2010 escludendo pellicole viste ai vari festival e alcuni gioiellini sparati fuori in dvd come Benvenuti a Zombieland o non ancora distribuiti come Kick-Ass. Dopo l’esaurimento nervoso di qualcuno mentre compilava la lista, ecco la nostra classifica. Ora aspettiamo nei commenti i Vostri film peggiori e migliori…

Scoprite poi qui la classifica del 2009, qui quella del 2008, del 2007 e del 2006.

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DR. APOCALYPSE
Migliori:
1) Inception: perché qualcosa di straordinariamente originale, che solo ad un genio visionario come Christopher Nolan poteva venire in mente.
2) Il segreto dei suoi occhi – perché semplicemente stupefacente, tecnicamente perfetto ed incredibilmente emozionante.
3) The Social Network ex aequo Avatar – perché incalzante, affascinante ed interessante come nessuno avrebbe mai potuto immaginare il primo, semplicemente rivoluzionario il secondo.
4) Toy Story 3 – perché è pura magia.
5) Il Profeta ed aequo Il concerto – perché entrambi di una bellezza imbarazzante. Impeccabile, duro e praticamente perfetto il primo, divertente e al tempo stesso commovente il secondo.
6) Animal Kingdom – perché indipendente ma ricco di idee, diretto magistralmente, interpretato da un cast di attori in stato di grazia e capace di dar forza ad una realtà, quella del cinema australiano, sempre più forte.
7) La Nostra Vita ex aequo La prima cosa Bella – perché ‘viva il cinema italiano’. Questo cinema italiano.
8) L’illusionista ex aequo Dragon Trainer ex aequo Fantastic Mr. Fox – perché tanto diversi e tanto splendidi. Tre cartoon, uno disegnato a mano, uno in CG 3D ed uno in stop motion, da vedere e rivedere nei minimi particolari, fino alla nausea.
9) L’uomo nell’ombra – perché Roman Polanski non si smentisce mai.
10) Potiche ex aequo La Pecora Nera – perché Venezia 2010 grida vendetta per via delle scelte a dir poco opinabili di Quentin Tarantino.

Peggiori:
1) Il Maestro e la Pietra Magica – perché un fantasy simile non era neanche lontanamente immaginabile. Ora è realtà. Atroce realtà.
2) Un weekend da bamboccioni – perché la commedia americana continua a portare avanti attori ormai impresentabili, ed immeritatamente trascinati verso il successo.
3) Appuntamento con l’Amore – perché è uno dei più brutti film d’amore mai visti in sala.
4) Legion – perché rasenta l’imbarazzo
5) L’Ultimo Dominatore dell’Aria 3D– perché sembrava impossibile che Shyamalan potesse raschiare il fondo. L’ha fatto.
6) The Tourist – perché da quel trio iniziale ci si doveva aspettare ben altro, e non 90 minuti di noia assoluta.
7) Come Cani & Gatti: la vendetta di Kitty 3D – perché assolutamente inutile
8) Sex and the City 2 – perché in 150 interminabili minuti sono riusciti a rovinare una delle più belle serie tv degli anni 90
9) Robin Hood – perché da Ridley Scott ci si doveva aspettare altro che non fosse un Gladiatore invecchiato in calzamaglia
10) Mangia, Prega, Ama – perché un concentrato simile di cliché non si trova neanche in tv da Barbara d’Urso

Delusioni:
The American ex aequo Splice – perché da Anton Corbijn e Vincenzo Natali mi aspettavo tanto, tantissimo, ritrovandomi invece con poco, pochissimo.

Sorprese:
Amore a mille… miglia ex aequo Daybreakers – L’ultimo vampiro – perché ci ritroviamo davanti alla miglior commedia romantica e al miglior horror degli ultimi anni. Ingiustamente sottovalutati e da recuperare.

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CLEANED
Migliori:

1. The Social Network: Dopo il film di Fincher non guarderete più Facebook con gli stessi occhi. Speriamo che il regista decida di raccontare anche la vicenda Apple VS Microsoft…
2. Inception: Nolan continua a non sbagliare un colpo e riesce a portare una ventata d’aria fresca anche nell’abusato tema della dimensione onirica.
3. Avatar: Impossibile non mettere Avatar in questa lista, anche se non parliamo del film più bello di sempre e neppure del miglior Cameron. Vogliamo fare “Miglior uso del 3D”?
4. Dragon Trainer: Nonostante la formula classica, il drago della Dreamworks riesce a farsi strada nel fastidioso sovraffollamento di lungometraggi cartoon in CGI.
5. Toy Story 3: L’atteso sequel della mitica saga Pixar non delude le aspettative. Tante risate e un pizzico di nostalgia per chiudere alla grande il cerchio.
6. Buried: C’è il belloccio di Maial College chiuso in una bara per tutto il tempo. Eppure, l’esperimento di Rodrigo Cortés regge alla grande.
7. Shutter Island: Quarto film insieme per il duo Scorsese-Di Caprio, che mette a segno un altro colpo tecnicamente impeccabile.
8. Gentlemen Broncos: L’ultima perla del creativo autore di Napoleon Dynamite e Super Nacho. Una comicità surreale e “bizzarra” che rischia di non essere capita.
9. Il profeta: La parabola del novello “Padrino” raccontata da Audiard è piena di scene durissime, da incorniciare. Imperdibile per gli amanti dei “prison drama”.
10. I Mercenari: Nonostante i difettucci, per chi scrive, il film dell’anno resta proprio questo. Quel prezioso cammeo, atteso per vent’anni, vale da solo il prezzo del biglietto.

Peggiori
1. L’ultimo dominatore dell’aria: A livello di conversione da cartoon forse non sarà peggiore di Dragon Ball, ma resta il fatto che ci siamo definitivamente giocati Shyamalan.
2. L’acchiappadenti: The Rock diventa la fatina dei denti, sfida gli Dei del botteghino e perde gli incisivi. Farà comunque incetta di Razzie Awards.
3. Codice Genesi: Non basta la fotografia patinata per creare un cult. Il Mad Max con Denzel Washington risulta superfluo, prevedibile e fastidiosamente pretenzioso.
4. Sansone: Una commedia diretta da “cani”, superficiale e superflua, che fa sembrare Garfield un capolavoro. Peccato per l’occasione sprecata!
5. Puzzole alla riscossa: Brendan Fraser risulta un pupazzo, più degli animatronic con cui deve recitare. Perfino il pubblico under 8 è uscito dal cinema sbadigliando…
6. Scontro tra Titani: Altro remake inutile, ennesimo peplum hollywoodiano pieno di uomini in minigonna ed ennesima sceneggiatura scritta coi piedi.
7. La fontana dell’amore: Il regista di Ghost Rider e Daredevil decide di passare alla commedia romantica, senza leggere il libretto d’istruzioni.
8. Splice: Vincenzo Natali ha lasciato tutta la sua verve chiusa nel “cubo”. L’atteso Splice si è rivelato un’accozzaglia commerciale di “cose” già viste in altri horror sci-fi.
9. Legion: Angeli con la pistola, pseudo-zombi e atmosfere alla Terminator per un action-movie apocalittico che non lascia assolutamente il segno.
10. Fratelli in erba: Un film inspiegabile, che non riesce a prendere una decisione sul genere da seguire. Con un Norton sprecato che recita, ancora, in un doppio ruolo.

DELUSIONE
Alice in Wonderland: Semplicemente imbarazzante. Ma come avrà fatto Tim “gothic” Burton a sbagliare proprio questo film?

SORPRESA
Shadow: Il leader dei Tiromancino è anche un bravo regista e questo suo primo horror non è davvero niente male!

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SIMONA:
Meglio (in ordine sparso):
1. Avatar – che lo si ami o lo si odi (io l’ho amato) resterà senza dubbio nella storia del cinema. I Na’Vi ed il mondo di Pandora creati da James Cameron sembrano talmente veri sullo schermo da poterli quasi toccare e da farci dimenticare cosa sia reale e cosa no.
2. A Single Man – Un Colin Firth straordinario alle prese con la morte di un amore ed il grigiore della solitudine, in un film patinato e visivamente accattivante come una copertina di Vogue
3. L’Uomo nell’Ombra (The Ghost Writer) – Roman Polanski si conferma, una volta in più, un grande Maestro del genere noir/thriller.
4. e 5. La Prima Cosa Bella & Mine Vaganti – Ecco l’esempio che anche il cinema italiano è in grado di sfornare degli ottimi prodotti. Sceneggiature solide e personaggi che funzionano, buon ritmo, interpreti validi…e due dei migliori registi attualmente su piazza.
6. Invictus – Clint Eastwood è sempre Clint Eastwood. Non sbaglia un colpo. Forse Invictus è un paio di gradini sotto Gran Torino… ma resta comunque un gran bel pezzo di cinema.
7. Toy Story 3 – Un gioiellino d’animazione, tutt’altro che banale. C’è poco da fare: la Pixar è imbattibile
8. Dragon Trainer – Cartoon intelligente ed originale, oltre che ben fatto e con un ottimo 3D. E io che sono un’amante dei “freaks”, dei “diversi” e degli emarginati, mi sono follemente innamorata del drago ‘diversamente abile’ con l’adorabile musino di Stitch.
9. Shutter Island – Per una volta, una trasposizione cinematografica di un romanzo che non ne tradisce l’essenza e riesce fino in fondo a fare vivere sullo schermo i personaggi fatti di carta ed inchiostro. Appassionante e coinvolgente, con un grandissimo Di Caprio.
10. Inception – Una sceneggiatura che è un mosaico complicatissimo e che funziona perfettamente come l’ingranaggio di un orologio. Un ottimo cast, un regista di razza.

Peggio (in ordine sparso):
1. Scontro fra Titani – Pastrocchio mitologico involontariamente comico, con 3D farlocco e fastidioso. Fa rimpiangere il datato e poco tecologico originale.
2. Appuntamento con l’amore – Troppa carne al fuoco. Troppe storie intrecciate, troppi personaggi di cui nessuno adeguatamente approfondito.
3. Che fine hanno fatto i Morgan? – Semplicemente imbarazzante. Hugh Grant è alla frutta.
4. From Paris with Love – Se si prendesse meno sul serio potrebbe essere divertente come film trash, ma non è così.
5. Sex and the City 2 – Tutta apparenza, niente sostanza.
6. Gamer – Lo spunto non è male, ma la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti

E poi i vari cinepanettoni, che però non ho visto (non sono mica masochista!) Li voto come peggiori sulla fiducia!

Sorpresa:
Il Segreto dei Suoi Occhi – Ben diretto, splendidamente recitato e con una sceneggiatura davvero originale (e le idee sono merce rara in questo periodo)

Delusione:
The Tourist – un’ottima occasione sprecata. Bravi attori, splendide locations, un sacco di soldi, un regista da Oscar da cui ci si poteva aspettare molto… tutto per un filmetto meno che mediocre, costruito su una sceneggiatura davvero pessima. Peccato!

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Gabriele
Migliori:
01. Il profeta: Jacques Audiard aggiunge un tassello fondamentale al genere carcerario, rispettando le regole e allo stesso tempo riscrivendone altre. Duro e realistico, ma addirittura capace di distillare dalla realtà anche la magia. Travolgente storia dell’ascesa di un uomo qualunque, un profeta (e non “Il”…) che impara a servirsi della conoscenza, diretta da un regista enorme. Tahar Rahim è una rivelazione.
02. Post mortem: Pablo Larraín si riconferma come uno dei nuovi registi da seguire sempre e comunque. Perché c’è già una coerenza poetico-stilistica che sta diventando un marchio di fabbrica e una sicurezza. Autopsia di un paese e dell’essere umano svolta con controllatissima angoscia. I cadaveri si sommano, si ammassano, e coprono l’amore: la cultura della morte vince e seppellisce tutto. Un colpo allo stomaco durissimo: per fortuna.
03. Inception: il film più frainteso, nel bene e nel male, dell’anno. Non un film onirico, perché la mente umana sogna ciò che conosce. Il nuovo film di Nolan è un film sulla razionalizzazione del ricordo e del materiale onirico, e che ci racconta una storia d’amore. Che si tenta in ogni modo di far restare “viva”, ma che ha bisogno di essere uccisa, demolita, sepolta. Per non soffrire più nel tempo, per vivere una volta per tutte. Non, je ne regrette rien.
04. Toy Story 3: la Pixar ribadisce il concetto: l’animazione non è un genere, ma una forma espressiva. Il postmoderno diventa classico: perché è la sceneggiatura ad avere la solidità dei classici. E Lotso, l’orsacchiotto di peluche che sa di fragole, ha la grandezza dei veri villain. Prison movie con le scene horror più spaventose dell’anno, è l’ennesimo capolavoro di una squadra di uomini che ha capito tutto del cinema e del pubblico. E lo rispetta sorprendendolo.
05. L’uomo nell’ombra: nell’anno delle polemiche, Roman Polanski ruggisce e tira fuori un film entusiasmante. Una lezione autentica di regia, di atmosfera, di suspense. C’è ancora Hitchcock, certo, ma c’è tanto del suo autore: ad iniziare dall’ambientazione isolata, fantastica e claustrofobica. Humour nero e cattivissimo per un film che presenta forse la miglior inquadratura finale dell’anno: Polanski se la ride sotto i baffi, e noi applaudiamo.
06. Le quattro volte: il miglior film italiano dell’anno “narra” la storia di un pastore, di una capretta, di un tronco e del carbone. Frammartino ha il coraggio di osare e vince ogni sfida, “aiutato” da emozionanti ed incredibili coincidenze nel profilmico. Finale lucidissimo, poetico e da magone.
07. The Social Network / Scott Pilgrim vs. the World: gioventù oggi. David Fincher e Aaron Sorkin affrescano la solitudine ai tempi di Facebook, Edgar Wright affresca l’inno più travolgente degli ultimi anni ai nerd. Due stili opposti (controllato e teso il primo, delirante e geniale il secondo), grandi verità per entrambi. Indovinate alla fine chi trova l’amore?
08. Fantastic Mr. Fox: Wes Anderson ritrova Noah Baumbach e si tuffa nell’animazione stop-motion. La famiglia Fox, parente stretta dei Tenenbaum, si trova a difendere il proprio nucleo: non quello della famiglia tradizionale, ma quello delle persone a cui si vuole bene. “Rivoluzionario” come il lupo che, solitario, saluta in lontananza con il pugno alzato, mentre ogni tanto continua a passare il treno per il Darjeeling.
09. Perdona e dimentica: Happiness – Atto II o Todd Solondz – Atto VI? Comunque la si pensi, un “sequel indipendente” diretto da uno storyteller unico, secondo la teoria dei palindromi. Ci sono tutto l’odio e il disgusto per la vita, ma anche la possibilità del perdono e la consapevolezza che c’è sempre più bisogno di avere qualcuno accanto.
10. Lourdes: l’ufo dell’anno. La Hausner gira un film ordinatissimo ma che sotto sotto bolle di ferocia. Non avere risposte è l’unica verità, tant’è che anche la Madonna vuole andare a Lourdes perché non c’è mai stata. Può un film del genere essere inattaccabile sia da laici che credenti? Mistero della fede, anzi, del cinema.

Menzione speciale:
Lo zio Boonmee che si ricorda delle vite precedenti: eccolo il film onirico. Boonmee forse è stato un bisonte, una principessa, un insetto, chi lo sa. Apichatpong Weerasethakul al solito non dà risposte, ma lavora come un flusso di coscienza, tra ricordi e fantasmi. Un cinema magico, altro, un cinema importante.

Bonus “fuori concorso”:
Porco rosso: come per Totoro, un’altra gemma di Hayao Miyazaki ritrova nuova vita in Italia dopo vent’anni di assenza. Un film adulto e personalissimo, ambientato nel nostro paese in uno dei suoi momenti più bui. La fantasia vola altissima, e il personaggio di Marco Pagot resta unico ed inimitabile: meglio porco che fascista.

Sorpresa:
L’esplosivo piano di Bazil / Potiche: la “sorpresa” è la commedia francese, e questi due sono perfetti esempi per descriverne le sfaccettature. Pieni di trovate, con un ritmo invidiabile e due regie uniche. Il Badabum, gli scoiattoli, la Deneuve, la pallottola, l’occhio di Mussolini, Calculator…

Miglior esordio dell’anno:
Animal Kingdom: gangster movie made in Australia. Controllo efficace, tensione strisciante, una nonna inquietante. Esordio? Alla faccia.

Peggiori: In ordine alfabetico (escludendo cinepanettoni, “moccerie” e trashume vario non visionato):
1. Appuntamento con l’amore: tutto ciò che non ci piace delle commedie sentimentali.
2. Io sono l’amore: il mio “trauma” dell’anno: leggere tutte le recensioni positive, le nomination e i premi.
3. The Last Station: un ordinario tv movie con un po’ più di soldi.
4. Miral: Schnabel, purtroppo, questa volta è indifendibile. Piatto, retorico e senza guizzi.
5. Nightmare: il confronto è davvero impietoso, ma anche come film in sé è noia.
6. Sex and the City 2: la squallida rivincita del conservatorismo americano. La cosa più orrenda del 2010.
7. Shrek e vissero tutti felici e contenti: continuare a spremere ciò che non c’è più è troppo.
8. La solitudine dei numeri primi: Costanzo mi piace, qui però mi sembra che non faccia alcun centro…
9. The Tourist: ne abbiamo perso un altro. E sappiamo di chi è la colpa.
10. The Twilight Saga: Eclipse: c’è chi si diverte, c’è chi si è stufato da un bel po’.

La delusione:
Alice in Wonderland: perché non credo che Burton sia morto (ad esempio vi siete già scordati de La sposa cadavere?), ma qui è a pilota automatico e schiacciato dalla Disney.

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Carla:
Migliori:
1. Lourdes: perché non mi aspettavo un film così cinico sulla fede, sui miracoli, sulla Madonna, su Lourdes e sulla chiesa. Finale spiazzante sulle note di Felicità.
2. Paranormal Activity: perché mi ha spaventato senza mostrarmi niente. Probabilmente il film più discusso del 2010.
3. Il segreto dei suoi occhi: una delle sorprese dell’anno. Visivamente interessante, due storie d’amore unite da un crimine atroce. E da una vendetta spietata.
4. Dragon Trainer: perché racconta una splendida amicizia e perché “finisce male”. Quando avete visto un protagonista buono rimanere ferito così in battaglia?
5. Megamind ex equo Rapunzel: due Freaks affrontano a modo loro la vita. Il primo diverte, il secondo commuove anche.
6. Draquila: inquietante, rabbioso, arrabbiato. E, purtroppo, vero.
7. Inception: probabilmente IL film e LA sceneggiatura dell’anno. Nolan ci porta in un mondo che al cinema non si era mai visto. E ci fa risalire con il fiato corto e con una domanda che ci tormenterà per sempre: la trottola si ferma o no?
8. Toy Story 3: perché la saga dei giocattoli più divertenti del cinema migliora di capitolo in capitolo. Questo è sia a livello-bambino sia adulto. Intelligente.
9. The Social Network: un ritratto (im)pietoso di una delle figure più discusse degli ultimi anni.
10. Buried – Sepolto: perché sono 94 minuti di film in una bara. Una vera sfida, vinta sia dal regista Rodrigo Cortés, sia dall’attore Ryan Reynolds, sia dallo sceneggiatore Chris Sparling.

Peggiori:
1. Rec 2: perché Rec 1 era un horror con le palle (Quarantena il suo remake inutile) ed era perfetto così, con quel finale spaventoso e misterioso in quel buio totale con quella creatura mostruosa. Rec 2 ci vuole spiegare il perché e il per come e rovina tutto.
2. Legion: perché l’idea era interessante ma lo sviluppo è stato insufficiente. Salvo la nonnina-ragno sul soffitto.
3. Codice Genesi: perché sprecare 117 minuti di pellicola quando poi ti rifilano un finale ridicolo?
4. Il cacciatore di ex: perché è un film che non diverte, perché è banale e perché Jennifer Aniston interpreta sempre gli stessi personaggi.
5. Nightmare: perché è inutile e non spaventa. Spero che il vero Freddy Krueger non l’abbia visto.
6. The American ex equo The Tourist: perché questi sarebbero film? Noiosi, inconcludenti, senza spessore e che sfiorano involontariamente il ridicolo. Grazie, passo.
7. Eclipse: perché do un’opportunità ma poi mi incazzo se mi rifilano una pessima recitazione e dialoghi da Harmony.
8. Splice: perché da un regista che aveva creato Il cubo come minimo mi aspetto un film da 7. Invece mi ritrovo una presa per i fondelli.
9. The Box: perché Richard Kelly è il papà di Donnie Darko e non può ficcare sequenze oniriche dappertutto per giustificare e sviluppare una storia che non c’è. Richard Matheson doveva fermarlo.
10. Fratelli in erba: perché Edward Norton si sdoppia in due e floppa il doppio.

Delusione:
Nine: da un regista che aveva confezionato quel gioiellino di Chicago mi aspettavo molto molto molto molto di più. Il film vorrebbe celebrare Federico Fellini e il cinema italiano? Ma non direi. Rob Marshall splendido coreografo, pessimo raccontastorie.

Sorpresa:
Colpo di Fulmine – Il mago della truffa: la più bella storia d’amore del 2010: passione, lacrime, risate, romanticismo. Con un Jim Carrey bravissimo.


Carlo:
Il Meglio

1. Il profeta: Meritatissima Palma d’oro francese a Cannes 2010, un racconto che descrive un arco drammatico di estremo rigore e con una forza degna del cinema di altri tempi.
2. I gatti persiani: Il film più coraggioso dell’anno. Un regista Kurdo ci mostra il sottobosco clandestino del rock indie di Teheran sfidando il regime teocratico, lo stesso che per molto meno ha messo in carcere il regista Jafar Panahi.
3. Lourdes: Un film che vince a Venezia il premio Ecumenico e quello della Giuria atea non può che non essere un lucidissimo spaccato su uno di luoghi simbolo della fede, quella dei più deboli e disperati. Un film sconvolgente capace di toccare corde scoperte di chi crede e di chi no.
4.
Toy Story 3 – La grande fuga
: La Pixar è un dono del iperuraneo della cinematografia, ogni cosa che produce è un gioiello da vedere e rivedere. Difficilmente si può pensare che un tesoro come Toy Story possa avere un seguito migliore dell’originale, il terzo film della serie migliore dei precendenti è invece più unico che raro.
5. The Social Network: Semplicemente la migliore sceneggiatura dell’anno: la storia è quella poco conosciuta che ha dato vita a Facebook, il mezzo di comunicazione che ha rivoluzionato le consuetudini di oltre mezzo miliardo di persone. Un film che poteva risolversi in modo banale si trasfoma in una bomba a orologeria di battute fulminanti.
6. Inception: Che la vita fosse sogno lo sosteneva anche Calderon de la Barca, Christopher Nolan sull’assunto che sia impossibile distinguere l’onirico dal reale ha realizzato il film più spettacolare, complesso e discusso dell’anno. Forse non lascerà un segno nell’immaginario collettivo come Matrix, ma il 2010 è suo.

Sorprese
1. Non è ancora domani (La Pivellina): Un film piccolo, delicato come la bimba che viene raccolta da un gruppo di nomadi delle periferie di Roma, ma ricco di sentimenti e povero di sentimentalismi. Un film capace di conservare un’anima candida e neorealista.
2. L’uomo che verrà: Non era certo un compito semplice per Giorgio Diritti riuscire a trovare il modo per replicare al successo de Il vento fa il suo giro. Dalle valli occitane si sposta dalle parti di Marzabotto e ne ricava una seconda perla rara.

Brutti
1. La bella società: La sicilia è protagonista del film più presuntuoso dell’anno. Attingendo a piene mani dal cinema di Tornatore e da quello di Giordana, Gian Paolo Cugno dimostra che non bastano i riferimenti e i saccheggi cinematografici per raccontare un’epopea generazionale.
2. Scontro tra titani: Il film per eccellenza che rappresenta la truffa del 3D nei confronti degli spettatori paganti. Un mediocre film di serie B, adatto al mercato home video è stato fatto passare come l’evento dell’anno, quando la qualità degli effetti speciali era al di sotto del ridicolo.
3. Oceani 3d: Un viaggio in 3D nelle profondità marine, ne’ meglio ne’ peggio di quelli che da anni si proiettano negli acquari di tutto il mondo, ma in Italia deve far ridere e allora viene doppiato dallo spaesatissimo trio Aldo, Giovanni e Giacomo che sembrano non divertirsi nemmeno loro.
4. Maschi contro femmine: Inqualificabile l’intreccio di sordide storie d’amore e di corna sulla base di una sceneggiatura che non ha idea di come poter costruire storie parallele con durate diverse (mica siamo dalle parti di Inception) però al botteghino funziona…
5. La papessa: Un pampleth noiosissimo sulla figura (vera o presunta tale) dell’unica donna che sia mai arrivata al soglio pontificio. Tutto quello che (non) dovreste aspettarvi dal più banale del biopic storico (mascherato da kolossal).
6. Letters to Juliet: Servirà forse per incrementare il flusso dei turisti americani verso Verona e la Toscana, ma l’immagine che passa dell’Italia da questo film è tanto finta quanto melensa.

Delusioni
1 e 2. Invictus e Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni: Stiamo parlando di due film che superano abbondantemente la soglia della sufficienza, ma da due “esperti” come Clint Eastwood e Woody Allen ci si può aspettare decisamente di meglio, e per fortuna le dimostrazioni ci sono e sono in arrivo.
3. The Box – C’è un regalo per te: Richard Kelly ci aveva fatto sognare con il delirio di Donnie Darko, The Box invece pare aver sancito definitivamente il crollo dell’enfant prodige, trasformato in un presuntuoso demiurgo affascinato dalla sua stessa mitologia.

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ANTONIO
Onde evitare equivoci, mi pare opportuno approntare qualche breve premessa riguardo ciò che leggerete di seguito. Tanto per cominciare, al fine di mettere in guardia coloro che in simili “classifiche” ci vedessero delle sentenze universali; beceri giudizi espressi con veleno o troppa esaltazione, a seconda del caso, da chi crede di “saperne di più”. Niente di tutto questo vale per il sottoscritto, che si limita a guardare al cinema con l’occhio del bambino estasiato dinanzi ai mille colori che emana un qualsiasi pannello, anche quando si tratta di bianco e nero. Nessun ossimoro, solo tanta magia, tra storie, dette o raccontate, e tante, tante immagini. Ecco perché non sono riuscito a “riempire” le rispettive liste: i concetti di “meglio” e di “peggio” faccio ancora fatica a coglierli in certi contesti. Mi affido quindi al mio “istinto”, alle sensazioni emerse a caldo – non meno che a freddo – in relazione a quella determinata pellicola. Il tutto, saldamente ancorato ad un percorso ben lungi dall’essere esaurito, grazie al cielo! Manca qualcosa? Sicuramente! Ma, alla fine della fiera, cosa importa? Molti non sono stati visti, alcuni li vedrò più avanti, chi può dirlo…

Migliori
1. Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1: E’ difficile discutere di una pellicola evidentemente monca. Monca perché, come tutti sanno, è divisa in due parti. Ed è questo il motivo per cui, a mio parere, vada annoverato tra i migliori: pur mancando della propria metà, raggiunge già un buon livello. Tra l’altro ci troviamo dinanzi ad un Harry Potter che riesce a catturare anche i più scettici dopo il Principe Mezzosangue.
2. Inception: Dovendo necessariamente assegnare a qualcuno il titolo di miglior film dell’anno, il mio andrebbe senza dubbio alcuno ad Inception. Ho imparato ad apprezzare il cinema di Nolan grazie ai due Batman più che a Memento – o forse ho imparato ad apprezzare i due Batman grazie a Nolan, chi lo sa. Sta di fatto che questa produzione, per quanto volutamente complessa e articolata, merita un plauso già per il coraggio. Oggigiorno è difficile, con un budget così imponente, che qualcuno si prenda la briga di dare vita a qualcosa di leggermente “diverso”.
3. Toy Story 3: E’ vero, non sono un amante dell’ultimo minuto circa i film d’animazione. Ecco perché, probabilmente, Toy Story 3 ha trovato vita facile presso il sottoscritto. Nulla aggiunge e nulla toglie, ma intrattiene quanto basta. E il personaggio di Ken è uno dei più divertenti degli ultimi anni!
4. Shutter Island: Vale qui un appunto che non ho menzionato per Inception. Al di là della valenza di questi due film, è innegabile che la presenza di Leonardo Di Caprio giochi un ruolo a dir poco fondamentale. Leo, piaccia o meno, da Titanic in poi non ha sbagliato nemmeno un film! Basta dare uno sguardo alla sua filmografia per rendersene conto. Forse è anche per questo che Scorsese non lo vorrebbe mai mollare. Tornando al film, trattasi di un bel thriller psicologico che tiene incollati sino alla fine. Non vedo un solo motivo valido per non inserirlo in questa lista.
5. Il mio nome è Khan: Non adoro particolarmente le pellicole pseudo-patinate di Bollywood, ma stavolta il soggetto era di quelli che valeva la pena seguire. Non mancano certe “licenze” di cui si sarebbe fatto volentieri a meno, ma certe cose sono figlie del genere d’appartenenza. Nonostante ciò, il tema, sicuramente delicato – qual è quello dell’11 Settembre – è trattato con discreta intelligenza. Se non altro non si spreca nei soliti luoghi comuni tesi a demonizzare i personaggi sbagliati.

Peggiori
1. Io, loro e Lara: A volte mi manca davvero quel Carlo Verdone che con i suoi film smascherava vizi e virtù dell’italico popolo. Ma i tempi di Acqua e Sapone, Bianco Rosso e Verdone, Un sacco bello e In Viaggio con Papà sembrano oramai troppo lontani. Sarà colpa del sottoscritto, ma faccio realmente fatica a trarre qualcosa d’interessante da certe commedie. Mi piace pensare, anche se con non poco dispiacere, che sia colpa del mercato…
2. Prince of Persia: Da patito dei videogiochi, il mio parere in tal senso non si può dire esente da pregiudizi. Difficilmente i cosiddetti tie-in sono destinati a fare fortuna. Prince of Persia non fa certo eccezione. Tanti effetti speciali, in pieno stile Bruckheimer, ma niente che faccia uscire incondizionatamente soddisfatti da cinema.
3. Nightmare – Qualcuno potrebbe anche dire: “ma non è poi così malvagio…”. Ed io risponderei: “Sì, ma c’è modo e modo di fare un remake e poi mascherarlo”. Non saprei, forse ero troppo piccolo quando vidi l’originale, quindi più incline alla facile impressionabilità e all’idea di considerare “mito” tutto ciò che le persone riconoscono tale.
4. Sharm El Sheikh – Un’estate indimenticabile: In realtà anche qui mi sembra il caso di prendermi le mie responsabilità per questa menzione. Fui trascinato da un amico per un buon motivo, pur sapendo a cosa andavo incontro – nel senso che, semplicemente, certe produzioni non rientrano più nelle mie corde. Speravo quantomeno di ridere, ma a parte la nonna (Fioretta Mari) non ho trovato altro.

Sorpresa
The Road: Apprezzo Arthur McCormack Cormac McCarthy. La trasposizione di Non è un Paese per vecchi dei fratelli Coen fu per me una delle novità più piacevoli di quell’annata. In The Road, Hillcoat si comporta bene, così come il bravissimo Viggo Mortensen. E poi, inutile negarlo, certe opere su di me fanno una certa presa. L’idea di un mondo così lontano ma così vicino, in cui l’umanità – nell’accezione più nobile del termine – non è nemmeno storia, proprio non riesco a lasciarmelo alle spalle. Il rapporto padre/figlio, inoltre, l’ho trovato davvero encomiabile. Per assegnare questo “riconoscimento” mi sono basato solo e unicamente su quanto provato al tempo della visione al cinema. Non mi aspettavo chissà cosa, ma uscì dalla sala soddisfatto e, se vogliamo, pure edificato. Quest’anno non mi è successo in nessun’altra occasione.

Delusione
Avatar: Magari un giorno finirò a dover ritrattare quanto segue, alla luce di una definitiva consacrazione della tecnologia su cui si basa il film di Cameron, ossia il 3D. Ma ad oggi, mi spiace dirlo, non riesco a vedere oltre quegli ingombranti occhialini. Sarà a causa loro, ma l’incantesimo per ora non filtra. Tuttavia sono d’accordo con quel teorico del cinema, il quale sosteneva che ogni nuova tecnologia – la storia lo insegna – implichi ripercussioni sulla mole di possibilità di questo mezzo. I colori impiegarono circa dieci anni. Vedremo quanto ne impiegherà il 3D, ammesso che ci riesca… Senza contare che l’entità del fenomeno è decisamente diversa.


Ecco comunque la somma finale. Questo è alla fine il prodotto delle classifiche dei redattori:

01. Inception
02. Toy Story 3
03. The social network
04. Il profeta
05. Dragon Trainer
06. Avatar
07. Lourdes
08. Il segreto dei suoi occhi
09. L’uomo nell’ombra
10. Shutter Island

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